Guantoni tricoloriLa pugile che ha ottenuto la cittadinanza italiana sul ring

Chiamata in nazionale all’età di 14 anni, Sirine Charaabi non poteva rappresentare l’Italia negli incontri ufficiali perché la sua pratica era ferma in un cassetto. Fino a quando, dopo quasi quattro anni di battaglie, sacrifici e vittorie sportive ha coronato il suo sogno

Nuove Radici

Sirine Charaabi risponde sottovoce da una camera di hotel. Dice che è a Pompei, anzi lo sussurra, perché non vuole svegliare nessuno. Nonostante ciò, non riesce a trattenere una risata: si era completamente dimenticata della telefonata. Non è in vacanza, ma come spesso accade nei weekend è in giro per l’Italia, sul ring, nei tornei più importanti della penisola.

Nel recupero, tra un incontro e l’altro della Women Boxing League, abbiamo chiacchierato. Prende la borsa e lascia la camera, il tono della sua voce si fa più incalzante. Mentre fa colazione, racconta come le è capitato di diventare uno dei migliori prospetti della boxe italiana.

Sirine Charaabi è una boxeur di talento, ha 22 anni. I suoi genitori sono entrambi tunisini. Lei e la sua gemella sono nate in Tunisia, e ci sono rimaste per 18 mesi. Poi, nel 2001, grazie al ricongiungimento famigliare, hanno raggiunto il padre in Italia, in provincia di Caserta.

«L’arrivo in Italia è stato semplice, naturale. Sono sempre stata a mio agio, non mi sono mai sentita estraniata o diversa. Pure da piccolina, sono sempre stata ben integrata, anche per il mio carattere: sono una persona che fa amicizia, che sa farsi accettare». Dalla simpatia genuina e contagiosa che traspare dalla sua parlata campana, non fatico a crederle. L’infanzia di Sirine a San Prisco, in provincia di Caserta è spensierata, scorre tranquillamente. Non si discosta di molto da quella della maggior parte delle persone. Almeno fino ai suoi 5 anni.

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