La grande occasioneFinalmente il Pd può mollare i grillini e costruire qualcosa con i riformisti. Avrà il coraggio di farlo?

Il logoramento dei rapporti con i 5 stelle toglie al Nazareno il suo unico interlocutore. Ma l’aria sta cambiando e a livello locale è possibile una convergenza verso il campo liberaldemocratico

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C’è qualcosa di nuovo, forse, che dovrebbe interrogare il Partito democratico: si tratta dell’evidente logoramento dell’afflato con il Movimento 5 stelle, peraltro ricambiato. Sarà perché il vecchio Movimento è morto e il nuovo stenta a nascere, o sarà perché Giuseppe Conte ha il dente avvelenato con Mario Draghi.

Fatto sta che il Partito democratico sta progressivamente perdendo l’unico interlocutore che aveva, il che non è necessariamente – anzi – un male: ma a patto che la cosa venga razionalizzata e diventi l’occasione per un ripensamento generale della strategia nazarenica, dato che i tempi dell’alleanza strategica con i grillini è morta e sepolta (lo si sta vedendo nelle città dove si voterà a ottobre).

È naufragata infatti anche l’ipotesi, non si sa quanto meditata, di una specie di “desistenza” alle suppletive di Siena e Roma ove pareva si candidassero rispettivamente Enrico Letta e Giuseppe Conte appoggiati il primo dal Movimento e il secondo dal Partito democratico.

Ma ieri l’ex presidente del Consiglio ha escluso di voler correre a Roma, nel popolare mega-collegio di Primavalle-Aurelio, con una motivazione sinceramente incomprensibile: «Devo dedicarmi a tempo pieno alla ripartenza del Movimento. Un seggio in Parlamento è un onore ma sarebbe un disonore lasciarlo sistematicamente vuoto». Bah: da sempre i leader siedono in Parlamento.

Più probabilmente, Conte ha messo in conto di perdere, forse anche considerando che non tutti gli elettori dem di quel collegio lo avrebbero votato.

Ma a parte questo piccolo “giallo”, è chiaro che l’aria è un po’ cambiata. E non sarà un caso che qualcosa di nuovo, per ora solo al livello locale, si muove nel rapporto mai chiarito fra Partito democratico e riformisti. Sono piccoli indizi ma vanno colti, perché i vuoti sono destinati a riempirsi.

A Milano c’è il fatto forse più importante, le firme per la formazione di una lista civica riformista a sostegno di Beppe Sala. A Roma, contiene una novità l’intervista di Carlo Calenda che ipotizza un «fronte repubblicano per battere i populisti» con una convergenza tra «Pd, Mara e Sala».

Persino a Napoli, dove l’asse tra Partito democratico e Cinquestelle ha retto, c’è qualche iniziativa che tendere a smussare gli angoli del rapporto fra dem e riformisti, come quella dell’associazione Amici dell’Avanti! che chiede unità fra Azione, Italia viva, socialisti, Base (Bentivogli) e +Europa a sostegno di Gaetano Manfredi.

A Bologna però lo scontro tra “il Partito” ed “eretici” è forte ma vorrà pur dire qualcosa se molti dirigenti del Partito democratico appoggeranno Isabella Conti e non il “candidato del partito” Matteo Lepore (da ultimo, l’assessore regionale alla cultura Mauro Felicori, figura di primo piano della sinistra bolognese, che si è beccato un bel «Vergognati» dall’assessore comunale Mazzanti).

Insomma, il problema strategico per un Partito democratico che dà sempre l’impressione di muoversi un po’ a tentoni oggettivamente si pone. Naturalmente fra Nazareno e i riformisti c’è un oceano di ghiaccio che chissà se il tempo e la lungimiranza di entrambi riusciranno a sciogliere in vista della costruzione di un asse nuovo. Quello che è certo è che un macigno chiamato Movimento cinque stelle si sta sbriciolando, ed è questa la novità.