Scheletri nella postaLo scandalo di e-mail rubate che ha colpito il governo sovranista polacco

Da qualche settimana la corrispondenza privata della classe dirigente del partito al potere, Diritto e Giustizia (PiS), viene diffusa liberamente su Telegram: almeno 4.350 indirizzi sono stati attaccati, in trecento casi con successo. Da Varsavia dicono che dietro il cyber-attacco ci sarebbe la Russia di Vladimir Putin

LaPresse

Nella politica del ventunesimo secolo, gli scheletri non stanno più nell’armadio ma nelle caselle e-mail. L’ultimo scandalo arriva dalla Polonia, dove da inizio mese sta venendo diffusa su Telegram la corrispondenza privata della classe dirigente del partito al potere, Diritto e Giustizia (PiS), inclusa quella del primo ministro Mateusz Morawiecki.

Varsavia incolpa la Russia dell’attacco hacker e nelle conclusioni dell’Eurosummit è arrivata la condanna formale dell’Unione europea. Per ora il PiS sovranista registra un danno d’immagine: i vertici usavano account privati, e quindi meno protetti, nonostante i ruoli istituzionali.

In base alle ricostruzioni, la falla si sarebbe aperta nella posta di Michał Dworczyk, il potente capo di gabinetto del primo ministro nonché coordinatore della risposta polacca alla pandemia. Nella sua posta in entrata gli hacker hanno intercettato i messaggi di Morawiecki e del ministro della salute Adam Niedzielski.

Secondo il governo, i leaks riportano anche informazioni inventate ad arte. Sono stati diffusi da due canali Telegram, uno in russo e uno in polacco.

In uno degli screenshot circolati si valutava l’utilizzo dell’esercito per disperdere i manifestanti pro-aborto, dopo la stretta dell’esecutivo ultraconservatore che ha reso illegale l’interruzione di gravidanza tranne in caso di stupro, incesto o pericolo di vita della madre. Il governo ha respinto come falso quello scambio di e-mail. Da altri messaggi, ripresi su Politico.eu, trapelano le caratteristiche dei missili anticarro che l’esercito starebbe per comprare o la sfiducia del primo ministro verso la televisione pubblica.

Secondo i servizi segreti di Varsavia, almeno 4.350 indirizzi e-mail sono stati attaccati: in trecento casi con successo, soprattutto attraverso tecniche di phishing (una truffa dove i criminali sottraggono dati personali attraverso e-mail contraffatte di istituti autorevoli, come le banche). Per Cert-Eu, il pronto intervento informatico della commissione europea che sarà presto affiancato da una nuova unità congiunta per la cybersicurezza, è probabile che l’intromissione sia avvenuta attraverso uno dei device di Dworczyk, o violando il network di casa sua.

Il politico si difende dicendo di non aver diffuso materiale riservato dal suo account, che comunicava con gli indirizzi – di nuovo, personali e non governativi – dei colleghi. Il caso ha rivelato come altri nomi di rango del PiS continuassero a usare la loro posta elettronica personale nel corso delle funzioni pubbliche. «Ho molte caselle e non so quale sia quella privata», ha scolpito il ministro dell’Istruzione Przemysław Czarnek.

L’opposizione ha invocato – invano – le dimissioni di Dworczyk e del primo ministro Morawiecki. Quando nel 2015 i leaks colpirono Piattaforma Civica (PO), oggi principale partito di minoranza, le proteste guidate dal PiS chiesero e ottennero i passi indietro di diversi ministri. La coalizione della destra sovranista ha appena perso, per altre ragioni, la maggioranza assoluta alla camera bassa (Sejm) per via della defezione di tre deputati, ma lo scandalo è troppo lontano dal voto per incidere sulle presidenziali del 2023, quando potrebbe tornare in campo il presidente del Partito popolare europeo Donald Tusk.

Per il governo, dietro il cyber-attacco c’è la longa manus della Russia di Vladimir Putin, accusata di seminare disinformazione per danneggiare la reputazione di Varsavia con gli alleati europei. L’offensiva sarebbe partita dai territori della Federazione, ha dichiarato il vicepremier Jarosław Kaczyński. La paternità del Cremlino nell’operazione sarebbe nascosta sotto le spoglie del gruppo hacker UNC1151 riconducibile al Gru, l’intelligence militare russa. Secondo Wprost, un importante magazine polacco, però mancherebbero ancora le prove del diretto coinvolgimento di Mosca.

Bruxelles ha espresso solidarietà e si è allineata al suo Stato membro nelle conclusioni del Consiglio Europeo, al sottocapitolo «cybersicurezza», dove è formalizzata la condanna per i danni subiti da Polonia e Irlanda (colpita nel suo servizio sanitario) senza però nominare esplicitamente la Russia. Sui media di Stato del Cremlino, la Polonia continua a comparire stabilmente nella lista delle «nazioni nemiche», seconda solo all’Ucraina.

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