Quesiti linguisticiSi dice “scanno” o “scranno”? Risponde la Crusca

Sempre più usato con l’esplosione dell’antipolitica, anche se già dal 1960 viene sostituito sui giornali anche con la parola “poltrona”

(Pixabay)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni lettori ci sottopongono i termini scanno, scranno e scranna: ci sono differenze di significato? Hanno origine comune? Quale delle tre forme è più opportuno usare?

Risposta
Le domande dei lettori che chiedono chiarimenti sulla terna di parole scanno/scranno/scranna, sui loro rapporti semantici e sul loro uso, sono quanto mai giustificate, andando a battere l’accento su quello che, analizzato nel dettaglio, si rivela un vero e proprio “caso lessicale”. Fra le tre voci, infatti, si è creata una, pur parziale, sovrapposizione di significato che provoca incertezza nell’uso: uso che, come vedremo, si modifica e si dispiega nel tempo secondo linee abbastanza chiare.

L’incertezza si trova peraltro esplicitata in una delle molte occorrenze che delle tre parole ci restituisce la consultazione degli archivi dei quotidiani, su cui torneremo tra poco. Il 25 febbraio 2010 “la Repubblica” riporta questo intervento della scrittrice Donatella Paradisi, con il titolo La lingua stramazzata anche dagli alti scranni, che si riallaccia a una lettera di forte protesta sulle improprietà e sugli errori linguistici di molti giornalisti radio-televisivi inviata da un lettore a Corrado Augias (24-2-2020):

Riallacciandomi alla lettera “la nostra lingua corrotta e stramazzata” vorrei segnalare una parola italiana che non ho mai sentito usare in modo corretto. Si tratta di “scranno”, termine che non esiste su nessun vocabolario (Devoto Oli, Zingarelli, De Felice). In compenso esistono scranna e scanno, che hanno entrambi più o meno lo stesso significato. Lo so che si tratta di cercare il pelo nell’uovo, ma temo che a forza di non far caso ai peli la nostra lingua si ritroverà ben presto desolatamente nuda.

A parte l’inesattezza del riferimento ai vocabolari, e il pessimismo esagerato sul futuro della nostra lingua, questo intervento tocca la problematicità di quello che abbiamo definito “caso lessicale”. Esaminiamo dunque le tre voci, partendo da quello che ci dicono i dizionari sul loro significato.

Il lemma scanno, dal latino scamnum, gode di una trattazione ampia sui principali dizionari, a cominciare dal Grande dizionario della lingua italiana Utet (GDLI, il cosiddetto “Battaglia”, dall’autore, Salvatore Battaglia, che lo ha iniziato negli anni Sessanta del Novecento), che, dedicandogli ben quattro colonne e mezza, ne elenca e documenta nel tempo i diversi significati, il primo dei quali è “Sedile, seggio, con riferimento a quello fornito di schienale e di braccioli, per lo più imponente, riccamente ornato, isolato o accostato in serie, che è segno di onore e distinzione e simbolo della dignità o del grado di chi lo occupa (e, in particolare, indica il trono di un sovrano, il seggio di tribunale, quello del signore alla mensa o lo stallo di un coro)”, e il terzo “Posto di potere, di comando, di onore; grado elevato nella gerarchia sociale o in quella statale; carica, ufficio; signoria; dignità regale o imperiale”; tra le altre accezioni, è opportuno rilevare anche, ai fini del nostro discorso, quella di ‘sgabello, seggiolino, panca’. Analoghe le definizioni offerte dai dizionari dell’uso, come il Grande dizionario italiano dell’uso (GRADIT) di Tullio De Mauro (“Sedile fornito di schienale e braccioli, per lo più di aspetto imponente, riccamente decorato, riservato a persone autorevoli investite di speciali funzioni. Fig., condizione, grado elevato nella gerarchia sociale; posto di potere o di onore”; “estens. Panca, sgabello”), e il Vocabolario Treccani online (“Sedile di forma varia, isolato o facente parte di una serie, generalmente dotato di particolari caratteri di severità, solennità e imponenza di forme, destinato a persone investite di speciali funzioni”; “ant. o region. Sedia, poltrona, con sign. generico”).

Passando a scranna, troviamo sul GDLI: “Sedia di foggia pregevole e per lo più con i braccioli e con lo schienale alquanto alto, spesso attribuita, in quanto tale, a personalità prestigiose in determinate attività…; In senso generico: ‘sedia’, panca’ (e per lo più di uso regionale)”; poi, al n. 2 “figur. Posizione di prestigio, di potere”. Ben rilevata la locuzione sedere a scranna “giudicare o esprimersi in modo cattedratico e, talvolta, saccente, sussiegoso, per lo più non avendo le capacità, il prestigio e l’autorevolezza per farlo”. Sul GRADIT: “Sedia, spec. con braccioli e schienale alto, riservato [sic] in passato a personalità importanti, e perciò simbolo di eminenza o del luogo in cui è posta o della funzione che vi si esercita. 2. centrosett. Sedia, panca.”; sul Vocabolario Treccani: “In origine, sedia dottorale, o seggio del giudice, di legno, con braccioli […] Con sign. più modesto, di panca oppure di sedia, è invece voce viva in alcuni usi region. (rara la forma masch. scranno)”.

Come si vede, le due voci scanno e scranna appaiono del tutto sovrapponibili dal punto di vista semantico.

Decisamente meno presente sui dizionari è scranno, che solo da alcuni è registrato a lemma, con i medesimi significati di scranna ‘sedile di foggia pregevole’, ‘posizione di prestigio’, ‘sedia, panca’, mentre in altri è indicato sotto il lemma scranna, come sua variante o derivato.

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