L’iniziativa decisivaÈ ancora possibile creare un’Europa politica, ma bisogna farlo ora

La pandemia ha dimostrato che la solidarietà tra gli Stati membri non è un’opzione, ma una necessità per tutti i cittadini. Per questo è fondamentale creare una circoscrizione comune in cui delle liste transnazionali discutano sui problemi ed esigenze dell’Unione

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I prossimi 24 mesi saranno determinanti per il futuro dell’Unione, singoli Stati membri e cittadini, con nuove sfide, appuntamenti, scadenze, nuovi inizi e cambiamenti a livello internazionale. L’associazione Erasmo ha scelto di concentrare la propria attenzione su questo arco temporale, per analizzare gli eventi in programma in partenariato con Linkiesta, Spinelli Group, Re-Generation, Fondazione Antonio Megalizzi, Cultura Italiae, Comunita di Connessioni, Italiacamp, GaragErasmus e A2A.

I cittadini europei insieme, possono fare tante cose: viaggiare, fare impresa, commerciare, emettere debito, studiare, comunicare, innamorarsi, sposarsi, fare figli, in tanti hanno la stessa moneta… ma c’è una cosa che i cittadini europei non possono fare insieme: la politica!

Non esistono oggi veri e propri partiti politici europei. Esistono delle famiglie politiche, come i Socialisti europei o i Popolari europei, attorno alle quali si riuniscono i partiti nazionali che si richiamano ad una specifica sensibilità. Ma al di là di questa appartenenza, ogni partito ha il proprio programma e fa campagna all’interno del proprio paese con una logica totalmente nazionale. Il risultato è che le elezioni europee hanno ben poco di europeo e sono la somma di 27 elezioni nazionali, durante le quali, dei candidati appartenenti alla stessa famiglia politica in due paesi diversi possono portare programmi totalmente divergenti e addirittura contraddittori.

La legge elettorale europea, al netto di alcune regole comuni come il sistema proporzionale e il divieto di svolgere allo stesso tempo il mandato di deputato europeo e alcuni mandati elettivi nazionali o regionali, è totalmente diversa da un paese all’altro. Alcuni paesi hanno una soglia di sbarramento al 5%, altri al 4%, altri non ne hanno.

Alcuni paesi votano a 16 anni, altri a 18, altri a 21 e altri ancora addirittura a 25 anni. In alcuni paesi il voto è obbligatorio, in altri no. In certi paesi le liste sono bloccate, in altri vigono le preferenze e in altri ancora si applica il voto unico trasferibile. In alcuni paesi un partito nuovo può presentare il proprio simbolo senza sbarramento, in altri, come l’Italia è necessario raccogliere un gran numero di firme certificate. Ricorderete il caso di Volt che ha tentato di presentare lo stesso programma incarnato da candidati in vari paesi europei alle elezioni europee del 2019 e che in Italia non è riuscito a raccogliere le firme necessarie, in altri non ha passato lo sbarramento ed ha finito per eleggere un deputato europeo in Germania.

Senza contare che queste differenze nel metodo di elezione creano delle distorsioni a livello della rappresentanza e in particolare a livello della rappresentanza di genere. Infatti la percentuale di donne elette al Parlamento europeo aumenta molto lentamente, e siamo ancora lontani dalla parità – siamo passati dal 35% di donne nel 2014 al 37% nel 2019. Le liste bloccate sono generalmente paritarie per legge, mentre gli altri sistemi, in particolare le preferenze, vedono una globale prevalenza maschile fino ad arrivare a delegazioni totalmente composte da uomini, com’è il caso per esempio di Cipro.

Oltre all’eterogeneità e alla creatività del sistema elettorale europeo, uno dei maggiori difetti dell’attuale metodo elettorale per le europee è che il sistema di voto non corrisponde al mandato. Oggi, anche se i trattati (in particolare dal trattato di Lisbona in poi) stabiliscono che «il Parlamento è composto da rappresentanti dei cittadini dell’Unione», cioè che i membri del Parlamento europeo rappresentano tutti i cittadini dell’Unione, e non unicamente i cittadini dei loro Stati membri, le elezioni europee sono organizzate unicamente a livello nazionale.

In tali condizioni, è impossibile che si crei un vero spazio per il dibattito politico europeo. Senza contare che nel triangolo istituzionale europeo, gli interessi nazionali sono già largamente rappresentati al Consiglio dove siedono i capi di Stato e di Governo.

In risposta alla frammentazione nazionale delle elezioni europee, è necessario creare un collegio elettorale comune, una circoscrizione, composta da tutto il territorio dell’Unione europea rappresentata da almeno una trentina di deputati. Questo collegio elettorale si aggiungerebbe a quello degli Stati membri, l’elettore voterebbe quindi con due schede, una per il collegio nazionale e l’altra per quello transnazionale. 

Il fatto di avere una circoscrizione comune in cui delle liste transnazionali si affronterebbero, spingerebbe le famiglie politiche europee a costruire progetti veramente europei e a prendere in considerazione le preoccupazioni e le esigenze di tutti i cittadini dell’Unione, e di conseguenza di uscire dallo scontro sterile fra interessi nazionali.

In tal modo un olandese su una lista transnazionale centrista e liberale dovrà rispondere alle problematiche che incontrano elettori italiani, greci, portoghesi, polacchi, ecc. e non soltanto ai cittadini del suo proprio collegio elettorale. 

La pandemia ha dimostrato in maniera tragica e lampante che 27 interessi nazionali non fanno l’interesse comune degli europei e che la solidarietà non è un’opzione ma una necessità per tutti, anche per i paesi più ricchi e più forti.

Senza contare che negli ultimi dieci anni il numero dei cittadini dell’UE che vivono e lavorano in uno Stato membro diverso da quello di provenienza è raddoppiato, raggiungendo i 17 milioni di persone che spesso non votano né nel paese di origine, né in quello in cui vivono. Si stima che i bebè Erasmus siano già più di un milione. Quindi di fatto l’Europa transnazionale esiste già e ad essa va data una rappresentanza.

La creazione di una circoscrizione transnazionale permetterebbe inoltre d’affrontare l’annosa questione del sistema di elezione del o della Presidente della Commissione europea, il cosiddetto Spitzenkandid, che oggi chiaramente non funziona, a dimostrarlo, il fatto che Ursula Von der Leyen sia stata nominata all’interno di un accordo fra capi di Stato e di governo sui “big jobs” (Commissione, Consiglio, BCE, Parlamento europeo) e non eletta attraverso lo Spitzenkandid!

Del resto, soltanto il 12% degli Europei ha dichiarato di votare alle europee in funzione del candidato alla presidenza della Commissione. Infatti la maggior parte dei cittadini europei non conoscono Manfred Weber (candidato del Partito popolare europeo), Frans Timmermans (per i socialisti europei) e Margrethe Vestager (per i centristi, nota più per le multe a Google che per la sua candidatura alla presidenza della Commissione europea!), per citare i principali in lista nel 2019. 

L’elezione più diretta della o del presidente della Commissione europea sarebbe un passo importante nella costruzione di un’Europa politica forte e più vicina ai cittadini. Cosi come, la creazione di una circoscrizione transnazionale darebbe ai deputati europei il giusto posto all’interno di campagne elettorali davvero europee.

La Conferenza per il futuro dell’Europa lanciata il 9 maggio scorso avrà il compito di dare l’impulso a un processo riformatore ambizioso, nell’obiettivo di rafforzare la democrazia europea e favorire l’emergenza di uno spazio per la costruzione di un interesse generale europeo.

*Caterina Avanza è consigliera politica al Parlamento europeo per la delegazione di En Marche (gruppo Renew Europe). Responsabile del dipartimento cooperazione internazionale del Partito Democratico.