Una nuova normalità Gli studenti fuori sede vogliono tornare a vivere l’università

La pandemia ha costretto molte persone a lasciare la città in cui studiano per rientrare nel luogo di origine, rappresentando una sconfitta per coloro che cercavano indipendenza. Ma con l’allentamento delle restrizioni e le nuove disposizioni degli atenei la voglia di tornare alla vita di prima sta crescendo

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Le grandi città stanno iniziando a respirare di nuovo. Con l’allentamento delle restrizioni e l’aumento delle vaccinazioni, molti studenti fuorisede stanno tornando a ripopolare i grandi centri che, per tanto tempo, sono stati blindati per il diffondersi del virus. Attività come mense, bar e palestre sono di nuovo aperte, seppur con ingressi contingentati, ma sono soprattutto le università ad accogliere di nuovo gli studenti nei propri spazi.

«Trattandosi di un periodo di transizione, nel mese di luglio diamo la possibilità del doppio canale, quindi tutti gli studenti possono scegliere di sostenere gli esami in presenza o da remoto – dice a Linkiesta Maurizio Casiraghi, prorettore alla didattica dell’università Bicocca di Milano – ma da quando abbiamo riaperto le nostre biblioteche, abbiamo notato che molte persone sono tornate ad occuparle fisicamente per studiare assieme».

La Bicocca, essendo un’università statale, dovrà tener conto di tutte le direttive del Ministero della Salute per poter riprendere pienamente le attività in presenza, ma il ritorno alla normalità sembra essere comunque più vicino, con iniziative riguardanti soprattutto le matricole future: «Nell’ultimo periodo ci siamo concentrati maggiormente sull’accoglienza dei liceali – spiega Casiraghi – a cui abbiamo dato la possibilità di entrare nei nostri atenei non solo per orientarli al meglio verso la scelta della facoltà, ma anche per dar loro una sensazione di ritorno alla vita studentesca dopo essere stati costretti a seguire le lezioni a distanza».

Con le date degli esami e delle lezioni in presenza fissate per settembre, «i nostri interlocutori che scrivono direttamente al rettorato danno la sensazione di voler tornare al più presto a frequentare l’ambiente universitario – conclude Casiraghi – Noi abbiamo intenzione di recuperare quell’interazione tra studenti, docenti e tutto il personale che sono fondamentali per la vita universitaria».

Il ritorno nelle città da parte degli studenti lo si riconosce anche dal mercato degli affitti. Secondo Immobiliare.it, il portale immobiliare leader in Italia, nell’ultimo mese si è registrato un importante aumento delle ricerche di stanze nelle città più popolari fra studenti e lavoratori fuori sede.

I numeri, rispetto a inizio anno, segnano una crescita record che arriva a superare il +600% a Palermo, seguita da Venezia, che segna in appena cinque mesi un +528%, e da Pisa, dove l’interesse è quintuplicato (+440%). Perfino nelle città dove le ricerche hanno mantenuto sempre dei livelli più alti, come Milano, Firenze e Bologna, i volumi risultano in crescita rispettivamente del 38%, 59% e 22%.

«Molti di quelli che nell’ultimo anno hanno studiato o lavorato a distanza, tornando nelle città d’origine e scegliendo di risparmiare sugli elevati costi delle locazioni, stanno progettando il rientro nei grandi centri – spiega a Linkiesta Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it – a dimostrarlo non sono solo i dati relativi alle ricerche di stanze effettuate sul nostro portale ma anche la permanenza online degli annunci che nell’ultimo mese si è ridotta sensibilmente, segno di una ritrovata vivacità del mercato».

Questo è dovuto anche a un abbassamento dei costi, portando i prezzi medi richiesti per le stanze a perdere fino al 16%, come nel caso di Bologna, dove al momento “bastano” 375 euro per affittarne una (a fronte dei 447 richiesti nel 2019). A Milano la cifra si ferma a 508 euro, l’11% in meno rispetto a due anni fa. Stesso calo rilevato a Firenze, dove oggi si spendono in media 385 euro.

«Se si confrontano i primi mesi del 2021 con quelli strettamente attuali, la domanda è aumentata nettamente. Da adesso fino a settembre i numeri cresceranno, abbiamo tutte le condizioni per tornare alla normalità, e il mercato immobiliare si sta sbloccando esattamente come le università – conclude Carlo Giordano – i proprietari hanno abbassato i prezzi perché molti immobili sono rimasti vuoti per tanto tempo, e questo alimenta ancor di più l’interesse per la ricerca di un appartamento».

Con la diminuzione dei contagi e la possibilità di affittare una stanza a poco prezzo, l’entusiasmo degli studenti cresce sempre di più, nella speranza di tornare nelle sedi universitarie per completare gli studi.

«A settembre ci si poteva spostare in tutta Italia, ma non ero ancora sicura di andarmene dalla mia città, perché potevano chiudere nuovamente le regioni». Alice ha 25 anni e studia Informazione e organizzazione dei media all’università di Bologna, ma è originaria di Fiesole. Una volta completata la laurea triennale, si è iscritta alla specialistica durante il lockdown, e questo non le ha permesso di vivere a pieno la sua esperienza. «L’università ha stabilito fin da subito di spostare le lezioni online e per questo, pur volendo affittare una stanza, sono rimasta a casa», racconta a Linkiesta.

Per contrastare il crollo delle matricole e per garantire la continuità didattica, le università hanno cercato nuove soluzioni per andare incontro agli studenti. «Nel mese di ottobre ci hanno dato la possibilità di dividerci in gruppi per frequentare dei laboratori che richiedevano la presenza e sono riuscita a seguirli, ma con la zona rossa la chiusura è stata di nuovo inevitabile».

La necessità di frequentare fisicamente l’ateneo diventa, quindi, di assoluta priorità per la pratica: «Io dovrei anche fare il tirocinio in presenza. So di qualcuno che l’ha fatto a distanza, ma non è la stessa cosa rispetto ad essere lì fisicamente», racconta Alice.

Per lei, finora, le attività da remoto sono state tutt’altro che fluide: «La didattica a distanza sembra accessibile a tutti ma non lo è: se uno non ha una connessione stabile e durante un esame perde il collegamento per più di qualche minuto, l’esame viene annullato».

Per questo la sua intenzione è quella di tornare a Bologna già da settembre, soprattutto «per avere un confronto diretto con i docenti e la comunità degli studenti», spiega Alice. «Tutti i miei compagni di corso fuorisede come me non vedono l’ora di tornare, perché siamo molto legati, ci piace molto ciò che stiamo facendo e vogliamo avere i nostri spazi in cui vivere, studiare ed essere indipendenti».

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