L’invasione degli anticorpiRileggere Jack Finney da vaccinato e capire la psicosi su AstraZeneca

Invasion of the Body Snatchers del 1955 è il capolavoro della letteratura di fantascienza che Don Siegel trasformò in un film di culto, ma il romanzo è quasi introvabile in Italia. Eppure bisognerebbe ripubblicarlo in fretta perché è lo specchio delle nostre paranoie proliferate nella pandemia: il microchip di Bill Gates, il complotto di Big Pharma, la dittatura sanitaria, i deliri di Montagnier e di Montesano

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Dall’aspetto sembro normale, non c’è nulla di cambiato in me. Ma ora che avrò fatto anche la seconda dose, la metamorfosi si comincerà a vedere. E qualche parente non ancora vaccinato potrebbe chiamare il medico di famiglia per dirgli che non mi riconosce più: «Sembra lui, parla, si comporta e ricorda esattamente come mio zio. Dall’esterno. Ma dentro è differente. Le sue reazioni non sono emozionalmente corrette…Ricorda il passato nei dettagli, sorride e dice “Eri certamente un bel bambino, Willy. E anche intelligente”, proprio come faceva lo zio. Ma c’è qualcosa che manca…Lo zio era per me come un padre, e quando parlava della mia infanzia, c’era uno sguardo particolare nei suoi occhi che significava quanto ricordasse la qualità meravigliosa di quei giorni per lui. Bene, quello sguardo, nel profondo dei suoi occhi, se n’è andato…Non c’è emozione, nessuna, solo la finzione di essa. Le parole, i gesti, i toni della voce, ogni altra cosa – ma non il sentimento».

È vero, lo confesso, non sono più io. Mi hanno invaso gli anticorpi. Anzi gli ultracorpi, per citare il titolo italiano di un capolavoro della letteratura di fantascienza, Invasion of the Body Snatchers (letteralmente, “L’invasione dei ladri di corpi”) di Jack Finney, uscito in America nel 1955 (da cui ho tratto il brano, la traduzione è mia), e che il regista Don Siegel trasformò in un film di culto, poi seguito da altri remake. Non immaginatevi omini verdi, astronavi o guerre dei mondi: l’invasione è strisciante, invisibile e micidiale come un’epidemia. Sono microscopiche forme di vita aliena cadute sulla terra dentro a giganteschi baccelli e poi liberate nell’atmosfera, che si impadroniscono dei corpi e dell’identità delle persone. Tutto succede nella cittadina di Mill Valley, California, un posto tranquillo e un po’ noioso, che di colpo viene a trovarsi al centro di un mostruoso esperimento sociobiologico su scala interplanetaria. 

A scoprirlo e sventarlo è un giovane medico, l’eroico dottor Miles Bennell. A lui, una delle vittime degli extraterrestri spiega così la tecnica usata per rubare i corpi durante il sonno: «L’intricato disegno delle linee-forza elettriche che cuciono insieme ogni atomo del tuo corpo per formare e costituire ogni singola cellula – può essere lentamente trasferito. E allora, dato che ogni tipo di atomo nell’universo è identico…tu vieni precisamente duplicato, atomo per atomo, molecola per molecola, cellula per cellula, fino alla più piccola cicatrice o all’ultimo pelo sul tuo polso. E cosa succede all’originale? Gli atomi che prima componevano il tuo corpo, adesso sono statici, meno di niente, un mucchio di lanugine grigia». In pratica gli alieni usano una specie di stampante 3D. Non che il processo di duplicazione funzioni perfettamente, le fotocopie umane sono instabili come le particelle prodotte dai fisici nucleari. La loro aspettativa di vita non va oltre i cinque anni. Ma soprattutto, sono sprovviste di sentimenti e di emozioni. Il che ha anche i suoi vantaggi: «L’ambizione, l’entusiasmo – ragiona uno dei fotocopiati – cosa c’è di buono in queste cose? E tu mi vieni a dire che ti mancherebbero la tensione e l’ansia che le accompagnano? Non è male, Miles, e lo dico seriamente. È tutto pacifico, tranquillo. E il cibo ha ancora un buon sapore, i libri sono ancora belli da leggere». «Ma non da scrivere – obietta Miles. – Non il lavoro, la speranza, e la lotta per scriverli. O provare le emozioni di cui sono fatti».

In Italia il romanzo di Finney è praticamente introvabile. L’ultima edizione Mondadori Urania risale al 2003 e su Amazon te ne vendono una rara copia da collezione a euro 27,40. Nel 2005 lo ha riproposto in altra versione Marcos y Marcos, ma non risulta più disponibile. Io mi sono procurato un’edizione americana del 2015 (Atria Paperback), e ho provato a tradurlo alla buona. Mi dicono che qualcuno si stia finalmente decidendo a rispolverarlo. Sarebbe ora, ne abbiamo urgenza. Perché L’invasione degli ultracorpi è lo specchio delle nostre paranoie. Racconta di un mondo in cui non ti puoi fidare dello zio, della fidanzata, dei figli, di nessuno. Un mondo dove dietro la maschera di persone a te familiari si può nascondere un nemico subdolo pronto a colonizzare le tue cellule e a trasformarti in un robot ubbidiente. 

Quando uscì nel 1955, in piena guerra fredda, molti videro negli ultracorpi i comunisti, gli agenti veri o presunti dell’Unione Sovietica contro cui Joseph McCarthy aveva scatenato la sua caccia alle streghe. Ma la metafora calza altrettanto, se non di più, per certi ambientalisti fanatici che vedono nell’umanità una specie innaturale che distrugge il pianeta, e come tale meriterebbe di scomparire. O per la contactless society, la società senza abbracci né contatti fisici a cui ci ha abituato Internet durante i lunghi mesi del lockdown, dove si comunica solo attraverso lo schermo, cancellando le sfumature delle voci e delle espressioni facciali. O più in generale per le infinite paranoie proliferate nella pandemia: il microchip di Bill Gates, il complotto di Big Pharma, la dittatura sanitaria, la psicosi di Astra Zeneca, i deliri di Montagnier e di Montesano, il sangue dei vaccinati che si coagula. E adesso pure il virus sfuggito al laboratorio di Wuhan… Ops, mi state dicendo che questa forse non è paranoia?

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