Gara globaleLa Cina potrebbe superare l’Italia per numero di siti Unesco

Il comitato dei 21 membri è pronto ad aggiungere l’antica città costiera Quanzhou, nel Fujian orientale, all’elenco di 1.121 luoghi con «eccezionale valore universale». Si apre oggi l’incontro annuale (virtuale) a Fuzhou. Tra le candidature italiane, i Portici di Bologna, la Cappella degli Scrovegni di Padova, le antiche faggete primordiali, le grandi Terme d’Europa

Quanzhou (Unsplash)

Nella gara globale per il maggior numero di siti Patrimonio dell’umanità, l’Unesco decreterà un nuovo vincitore tra Cina e Italia durante l’incontro annuale (virtuale) a Fuzhou, che si apre oggi e andrà avanti fino al 31 luglio. E il podio, molto probabilmente, andrà a Pechino. Il comitato dei 21 membri è infatti pronto ad aggiungere l’antica città costiera Quanzhou, nel Fujian orientale, all’elenco di 1.121 luoghi con «eccezionale valore universale».

Ad oggi, Cina e Italia condividono il primo posto con 55 siti ciascuno. A seguire la Spagna a quota 48, la Germania a 46 e la Francia a 45. Gli Stati Uniti chiudono la lista dei primi dieci con 24 siti Patrimonio dell’umanità.

Il braccio culturale delle Nazioni Unite quest’anno dovrà smaltire un arretrato di 45 domande alla lista del patrimonio mondiale e 258 rapporti sulla protezione dei siti. Ma l’Italia presenta anche la sua lista. Tra le candidature italiane al vaglio della Commissione, ci sono i Portici di Bologna, la Cappella degli Scrovegni di Padova, le antiche faggete primordiali, le grandi Terme d’Europa. Mentre si temeva che Venezia potesse perdere il titolo se le autorità italiane non avessero vietato il transito delle grandi navi da crociera nella laguna. Cosa che poi è avvenuta, con il via libera del decreto da parte del consiglio dei ministri dello scorso 13 luglio.

Dal 24 luglio, il Comitato del Patrimonio mondiale comincerà a esaminare e iscrivere i siti nominati nella lista, a partire dalle candidature che non hanno potuto essere esaminate e riviste l’anno scorso, a causa della pandemia.

Entrare nell’elenco comporta una lunga trafila di un anno e mezzo, tra scartoffie, lavoro di lobbying e presentazioni. Ma i luoghi che riescono a conquistare il riconoscimento possono aspettarsi un impulso del turismo e della conservazione dei beni.