Vocazione senza identità Le confuse Agorà di Letta e l’infantile aventinismo del Pd

Oggi il Partito democratico non é ulivista, né a vocazione maggioritaria, né rottamatore, né (si spera) filogrillino: ma un mischione di tutto questo

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L’onorevole Enrico Borghi, della segreteria del Partito democratico, qualche giorno fa giorno sul Foglio ha replicato con intelligenza alla osservazione di Salvatore Merlo relativa a una certa indeterminatezza del Partito democratico sulla questione sicurezza. Merlo aveva parlato di «aventinismo» volendo dire che spesso si ha la sensazione di un Pd che non è chiaro dove si collochi. Forse, appunto, sull’Aventino: ma non certo come scelta di protesta alla stregua degli Amendola e dei Turati ma al contrario come incapacità di scegliere collocazioni chiare e facilmente identificabili. Sulla giustizia («il Pd preferisce l’expertise giuridico di un ex disc jockey di Mazara del Vallo a quello dell’ex presidente della Corte costituzionale, quello di Travaglio a quello di chiunque non consideri l’arresto un momento magico della giustizia», ha scritto qualche giorno fa Christian Rocca). Ma un po’ su tutto.

E infatti perché molti elettori di sinistra ritengono che oggi il Pd non sia né carne né pesce? Né abbastanza di sinistra classica né integralmente riformista? Né compiutamente con Mario Draghi né esplicitamente distinto dal suo governo? Oggi, strategicamente, il Pd non é ulivista, né a vocazione maggioritaria, né rottamatore, né (si spera) filogrillino: ma un mischione di tutto questo. Non è una somma zero prodotta dal pluralismo interno: è proprio nella sua identità non avere una identità.

Borghi ha sottolineato la peculiarità di un partito che, come si diceva una volta, ha le antenne per capire la società perché vanta ancora una buona presenza sul territorio. Affermazione un po’ generosa, purtroppo: il Pd, anche se meno degli altri partiti, da un pezzo non è più un partito di massa. E infatti cerca strade nuove per capire dove va il mondo.

Queste Agorà su cui tanto punta Enrico Letta forse funzioneranno ma è più concreto il rischio di una confusa raccolta di opinioni messi in ordine, se abbiamo ben compreso, da un algoritmo in grado di classificare i vari messaggi in una logica nella quale il marketing condiziona le scelte politiche. «Chiunque – ha raccontato Giovanna Vitale su Repubblica – potrà registrarsi e diventare cittadino delle Agorà, gli incontri su ogni piazza si potranno svolgere in presenza od online e la sintesi dei lavori sarà poi caricata sulla piattaforma. Così che tutti possano leggere e commentare le proposte inserite nel sistema, esprimendo con una sorta di like le loro preferenze». C’è da chiedersi se a un certo punto verranno anche le vecchie votazioni nei circoli e i grandi appuntamenti congressuali, gli unici che possono compiutamente sciogliere i dilemmi politici.

Ora, dentro questa persistente vaghezza identitaria, il partito di Enrico Letta finisce spesso per sbagliare bersaglio. O costruire battaglie fintamente epocali, come sulla legge Zan, indicata dallo spirito cirinnista (dal cognome della battagliera senatrice Monica) come uno spartiacque della Storia, perdendo così il tempo della battuta come i batteristi dilettanti. E smarrendo il senso delle priorità. Così accade che il Pd risulti totalmente assente dal fronte più caldo di questa fase, quello della corsa alla vaccinazione: ed ecco che di fronte ai no pass, i nuovi Forconi (ricordate gli arancioni del generale Pappalardo?), si accende irresponsabilmente la destra, ricompaiono vecchi arnesi dell’estremismo di sinistra di 40 anni fa, si mettono a favore di telecamere fascistelli e fascistoni.

Non siamo davanti a un movimento di massa, tutt’altro, ma dinanzi a un tema gigantesco nel quale anche una piccola minoranza può causare danni enormi. Tuttavia i dirigenti del Nazareno non parlano. Rinunciano alla battaglia ideale contro il revanchismo anti-Stato e le follie antiscientifiche. Aspettano che passi anche questa nottata della mentei.

Pur trattandosi di manifestazioni ingigantite nel loro effetto dalla bomba mediatica social-televisioni, tuttavia la questione assume rilevanza politica nel momento in cui la destra soffia sul fuoco e fa suo l’irrazionalismo della piazza, come d’altronde è tristemente avvenuto nei momenti più bui della nostra storia. Se ha ragione Borghi, i militanti e i quadri del Pd dovrebbero sguinzagliarsi quartiere per quartiere, paese per paese, strada per strada a cercare i cittadini per convincerli a vaccinarsi.

Per informare costantemente della situazione. Per combattere il cinismo di Meloni&Salvini ma anche le pulsioni qualunquistiche dei grillini, se è vero quello che scrive un cronista attento come Jacopo Iacoboni, che a Torino un terzo dei manifestanti era di destra e due terzi estremisti di sinistra e filogrillini. E infine sarebbe anche cosa buona e giusta se il partito erede della sinistra storica italiana conducesse una battaglia a viso aperto contro le foto ingiallite dell’album di famiglia dell’estremismo di sinistra che troppo spesso ammorba il dibattito pubblico. Ce ne sarebbero di cose da dire, di cose da fare. Ma per ora il Pd sta sull’Aventino, aspettando i like sulla piattaforma.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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