Corsa all’oroChe cosa rende vincente una squadra olimpica?

La politica e la geografia possono determinare il successo di un Paese ai Giochi. Nelle edizioni passate la nazione ospitante ha sempre avuto un vantaggio considerevole, magari anche per motivi extra-sportivi

AP / Lapresse

Al termine della sesta giornata di Olimpiadi, giovedì, il Giappone aveva 15 medaglie d’oro, più di qualunque altro Team presente a Tokyo. Il più alto numero di medaglie, però, è degli Stati Uniti, con 37 podi totali, ma “solo” – virgolette dovute – 13 ori.

La Cina è subito dietro i rivali a stelle e strisce nella somma totale, a quota 29, con un oro in più rispetto a Team Usa. Segue il Comitato Olimpico russo, con ben 27 medaglie, ma in quarta posizione in virtù degli 8 ori. L’Italia non è molto distante: aveva 19 medaglie al termine della sesta giornata, ma soltanto 2 d’oro.

Il quadro appena descritto, i padroni di casa in cima al medagliere, conferma uno studio fatto dall’Economist riguardo le Olimpiadi e le edizioni passate: «Molte delle squadre che hanno avuto successo nei Giochi moderni hanno beneficiato di due elementi chiave: vantaggio in casa e quadro politico favorevole».

Il fatto di giocare nel proprio Paese si conferma infatti un vantaggio considerevole per gli atleti giapponesi. E una prima spiegazione la si intuisce subito: in quanto padrone di casa, il Giappone ha diritto ad avere rappresentanza in ogni sport in programma. A Tokyo la delegazione di Team Japan conta 552 atleti – 293 uomini e 259 donne.

«Dai primi Giochi olimpici moderni ad Atene nel 1896 – si legge sull’Economist – il Paese con il vantaggio in casa ben dieci volte ha chiuso con il maggior numero di medaglie. Questi includono i primi cinque Paesi ospitanti, dal 1896 al 1912, che ovviamente avevano maggiori opportunità di far partecipare i propri atleti».

Ai Giochi del 1904 di St. Louis, nel Missouri, gli Stati Uniti vinsero quasi l’85% delle 280 medaglie disponibili. Ma quell’anno gli atleti americani rappresentavano circa l’80% del totale dei concorrenti, per motivi legati alle difficoltà di molte delegazioni nel raggiungere il Midwest americano, e a fattori politici: Russia e Giappone, ad esempio, erano in conflitto nel Pacifico.

La dimensione politica influisce su più livelli. Come spiega l’Economist, una delegazione nazionale per avere successo alle Olimpiadi avrebbe bisogno sicuramente di almeno un paio di fattori di spinta.

Servono denaro, infrastrutture e altre risorse per l’identificazione e la formazione dei talenti, ovviamente. E questo deriva da una programmazione di politica sportiva e dalla volontà di investire nello sport a livello nazionale.

Inoltre, avere una grande popolazione con diversità di attributi fisici e abilità e una cultura che spinge le persone verso la partecipazione sportiva può sicuramente fare la differenza. E questo aiuta a capire perché gli Stati Uniti, la Cina, la Russia abbiano così tante medaglie, e le abbiano praticamente a ogni edizione.

Poi però la politica influisce anche in maniera più brusca, più aggressiva. «I risultati olimpici sono stati influenzati anche dalle grandi rotture geopolitiche. Dalla Seconda Guerra Mondiale i due risultati più sbilanciati, in cui un Paese ha dominato maggiormente, sono stati il trionfo dell’Unione Sovietica nel 1980 e l’America nel 1984. Anche in questo caso, entrambe queste squadre giocavano in casa, ma la spinta maggiore è stata conferita da un periodo particolarmente intenso nella Guerra Fredda, quando la politica interna di ciascun Paese ha portato le squadre a boicottare il torneo dell’altro», si legge nell’articolo dell’Economist.

Infatti gli Stati Uniti non parteciparono proprio alle Olimpiadi di Mosca del 1980, e con loro altre 64 nazioni si tirarono indietro per motivi politici; quattro anni dopo, a Los Angeles 1984, non c’erano i sovietici – non una sorpresa – così come altre 13 delegazioni nazionali loro alleate.

L’assenza del più grande rivale ha permesso al Paese ospitante di dominare i Giochi casalinghi. Il medagliere sovietico è passato dal 20% nel 1976 al 31% nel 1980; mentre quello americano è passato dal 15% nel 1976 al 25% nel 1984.

«È improbabile che tale dominio si ripeta mai. Le squadre olimpiche contemporanee dovrebbero ora essere eccezionali in una gamma molto più ampia di discipline, dal badminton al beach volley, dal surf all’arrampicata sportiva (le due discipline più recenti di quest’anno). Il numero totale di medaglie è passato da 600 nel 1972 a oltre mille quest’anno», scrive l’Economist.

Gracenote, una società di analisi sportive, pensa che Team Usa vincerà 96 medaglie quest’anno e la Cina 66. Il Giappone, pensa, userà il suo vantaggio in casa per vincere 61 medaglie, rispetto alle 41 del 2016. Ma è difficile immaginare che nelle prossime edizioni la Francia (Parigi 2024) o gli Stati Uniti (Los Angeles 2028) possano imporsi con il vigore dei padroni di casa di epoche passate.