Il punto di Victoria OluboyoLa tratta degli esseri umani non risparmia nessuna area geografica del pianeta

Secondo per introiti solo al narcotraffico e al commercio d’armi, il traffico di persone è diventato, più che in passato, un fenomeno globale legato alla criminalizzazione delle migrazioni e al deterioramento dei diritti dei lavoratori. In Italia, però, è ancora molto difficile parlarne

Nuove radici

Seconda per introiti solo al narcotraffico e al commercio d’armi, la tratta degli esseri umani non risparmia alcuna area geografica del pianeta.

Il report sul traffico globale degli esseri umani delle Nazioni Unite (2020) afferma che la più diffusa forma di sfruttamento umano sia quella della prostituzione, con donne, ragazze e bambine principali bersagli dei trafficanti (65% del totale delle vittime).

Per le Nazioni Unite, le cause che oggi alimentano la tratta sono la criminalizzazione delle migrazioni dagli stati più poveri a quelli più ricchi e il deterioramento dei diritti dei lavoratori ovunque, a seguito dell’adozione di politiche del lavoro di stampo liberale.

In Italia, secondo il report 2020 della polizia di Stato, il traffico è condotto principalmente da nigeriani, romeni e, al terzo posto, italiani, interessati per lo più nello sfruttamento di migranti irregolari nel settore agricolo.

Stando ai dati raccolti da Save the Children, la pandemia ha aggravato le forme di tratta e sfruttamento poiché lo sfruttamento sessuale è passato dalla strada all’indoor, rendendo difficile il raggiungimento delle vittime.

Oggi nel nostro Paese le vittime di tratta in carico sono 2033, di cui 163 minori e l’86% di sesso femminile. In occasione della giornata internazionale contro la tratta degli esseri umani, 30 luglio, facciamo il punto della situazione con Victoria Oluboyo, attivista antirazzista e femminista con un’esperienza decennale nell’associazione Progetto oltre la strada di aiuto alle donne vittime di tratta a Parma.

Continua a leggere su Nuove Radici