Interno mutandaCi sono poche cose più comiche del porocristo che ha la grandiosa idea di fotografarsi il bigolo

Sommario per uomini: lo so, voi volete ricevere foto di tette, ma nessuna donna s’entusiasma ricevendo una foto del vostro arnese grinzoso. Sommario per donne: il mandatore di foto vuol essere certo che il suo glorioso arnese venga guardato su uno schermo che lo valorizzi, quindi procuratevi un BlackBerry come il mio e non riceverete più niente

La categoria filosofica più inguaiata dall’esistenza dei telefoni che scattano foto è quella delle cose fuori posto. Finché c’era da pagare il rullino, lo sviluppo, la stampa, chi si metteva a fotografare l’immondizia fuori dai cassonetti o i cazzi fuori dalle mutande?

Poi sono arrivati i telefoni, ogni pasto ci è sembrato degno d’essere fotografato, figuriamoci ogni cassonetto o ogni cazzo.

Questa riga serve solo se siete uomini, e per ragioni misteriose non ci arrivate da soli: quello che avete tra le gambe non è un bell’oggetto. Non è eccitante, non è fascinoso, non è di design. Lo so che voi volete ricevere foto di tette, ma vi assicuro che nessuna donna s’entusiasma ricevendo una foto del vostro arnese grinzoso.

Questa riga serve solo se siete donne, e avete almeno una volta ricevuto foto indesiderate di arnesi: credo d’essere l’unica donna che non ne ha mai ricevuta una. Una mia amica sostiene che è perché mi ostino a possedere un BlackBerry, e il mandatore di foto di cazzo vuol essere certo che il suo glorioso arnese venga guardato su uno schermo che lo valorizzi. È colpa vostra, che avete l’iPhone.

Dunque la storia domenicale è questa: cantante invia (forse, sembra, si dice) foto del proprio arnese a due signorine, utilizzando i messaggi privati di Instagram. Ma solo io, quando uso i messaggi privati d’un social, sono terrorizzata di sbagliare tasto e pubblicare ciò che intendo mandare privatamente? Solo io mi pongo il problema pur inviando innocui pettegolezzi e non foto delle mie innominabilità?

Le due signorine se ne lamentano pubblicamente, e parte l’immancabile dibattito riassumibile in: se hai la minigonna te la cerchi?

Una delle due signorine ha linkata sul proprio Instagram una pagina OnlyFans (una piattaforma dove tu paghi e io mi spoglio, anche se ora OnlyFans ha annunciato che vieterà il porno e quindi non si capisce bene a cosa servirà). L’altra chiede quale delle due foto in costume che pubblica piaccia di più, e promette di mandare messaggi privati ai commentatori più ossessivi. Insomma: sono socievoli.

Ma la loro socievolezza non è il punto, che resta: sì, ma della foto del di lui arnese cosa dovrebbero farsene? Una delle due dichiara che si è sentita «umiliata» da questo invio, e va bene che è una generazione con scarsa proprietà di linguaggio, ma l’umiliazione in cosa starebbe? Nel non avere un bigolo da fotografarsi a propria volta?

La questione è che gli uomini non capiscono che il miracolo della loro erezione non vale la pena fotografarlo, certo; ma la questione è anche che le donne sono condizionate a fare un dramma delle cose ridicole. Mi vengono in mente pochi spettacoli più involontariamente comici del porocristo che ha la grandiosa idea di fotografarsi il pisello.

Quando Louis CK venne in tournée a Milano, reduce dello scandalo dell’essersi tirato giù i pantaloni davanti a una serie di signore, nessuna fu disposta a farmi compagnia nell’accoglierlo come la comicissima vicenda meritava: cantandogli «Faccelo vede’, faccelo tocca’».

C’è un politico italiano famoso per le foto dell’arnese spedite in giro a tizie che si trovavano quel coso sullo schermo e inorridivano. Anni fa, quando le foto iniziarono a girare, cercai invano di convincere una delle riceventi a parlarne pubblicamente. Non voleva umiliarsi. Ma lui si smutanda e le umiliate siamo noi? Ma siamo sceme? Ci rendiamo conto che il gesto di smutandarsi a vanvera è materiale comico preziosissimo, sì?

Quando ieri ha cominciato a girare lo screenshot della schermata col messaggio presunto del cantante e il suo presunto arnese inviato a una delle tizie di Instagram, i commenti on line erano «il revenge porn è reato». Revenge porn è quando io e te abbiamo una relazione, io t’induco a inviarmi foto intime in nome della complicità della nostra relazione, e poi la storia finisce e io diffondo quelle immagini (per cafonaggine e per dispetto).

Ma, se tu sei uno sconosciuto o giù di lì che ritieni che il contenuto delle tue mutande sia un’opera d’arte e mi mandi il catalogo della mostra senza che io ne abbia fatto richiesta, non esiste codice penale che possa impedirmi di ridere di te in pubblico. Se esiste, va cambiato.

Poi, cari fotografatori compulsivi dell’interno mutande, c’è un’altra questione: fatelo se siete idraulici, se siete medici, se siete avvocati. Se siete personaggi pubblici, no. Se siete personaggi pubblici, procuratevi un assistente, pagatelo almeno quanto la Cirinnà pagherebbe la servitù, e dategli il compito di, quando vi vede che con l’obiettivo v’avvicinate all’inguine, sequestrarvi il telefono.

Noi donne, che siamo più evolute, abbiamo perfezionato da anni il modulo: se da ubriache vogliamo scrivere a un ex, c’è sempre l’amica che prontamente ci requisisce il pericolosissimo cellulare. Possibile che voialtri non abbiate non dico un amico che vi faccia capire che il vostro bigolo non è fotogenico, ma almeno che v’impedisca d’inviarlo a tizie che poi vanno a dire ai giornali che siete dei pervertiti tali e quali a quelli che a Roma lasciano materassi fuori dai cassonetti?

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