Vite immaginarie paralleleLa stessa paura accomuna chi indossa la mascherina nel deserto e chi elude il vaccino

Molti mettono in conto di poter morire davvero (magari in un incidente stradale), ma non accettano di perdere un’esistenza che non hanno in un mondo che non esiste, in cui i licheni ti contagiano con il Covid o la trombosi è più pericolosa del virus

Photo by Etienne Girardet on Unsplash

Così a quello che per timore del virus si tiene su la mascherina mentre sta solo nel mezzo di niente a duemila metri d’altitudine, come a quello che per timore dell’effetto collaterale non si vaccina, farei la stessa domanda: «Ma di che hai paura, alla fine? Guarda che il peggio che ti capita è che muori».

L’uno e l’altro avrebbero diritto di rispondermi che fino a prova contraria la loro vita è loro, non mia, e a decidere quanto valga sono loro, non io. Risposte indiscutibili l’una e l’altra. Ma senza scomodare la retorica, effettivamente inascoltabile, sul dovere di proteggere i terzi (quello che forse non giustifica la mascherina sul sentiero alpino; quello che forse giustifica l’offerta del braccio alla siringa), resta che il rischio di ammalarsi, per il gitante montano, è di molto inferiore rispetto a quello di beccarsi un fulmine, mentre chi non si vaccina elude un rischio ben più remoto a paragone di quello cui tranquillamente va incontro salendo in macchina.

Entrambi, nuovamente, potrebbero replicare che sta a loro, non a me, decidere di cosa aver paura: e nuovamente avrebbero entrambi ragione. Ma non è interessante capire qual è la mozione profonda che li porta in un caso a tenere in altissimo il valore della propria vita, quando essa sostanzialmente non è a rischio, mentre se la giocano in circostanze che molto più facilmente vi attentano?

A me sembra molto interessante, e credo che la spiegazione sia questa: tengono più alla propria vita per come potrebbe essere (una vita senza virus e senza effetti collaterali), e meno alla propria vita per come è (che non è una vita senza incidenti stradali e senza fulmini).

Temono che muoia la vita che non possono vivere. Temono di perdere la vita che non posseggono. La mascherina sui monti e la scelta sierofobica sono l’opposto effetto di una stessa causa, e cioè la paura della morte in una vita immaginaria: la vita immaginaria in cui il virus è trasmesso dai muschi e dalle bacche; la vita immaginaria in cui la trombosi è più pericolosa del virus.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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