Michetti&DurigonIl prevedibile insuccesso dei nuovi mostri della destra italiana

La vittoria dell’insipiente candidato sindaco di Roma espresso da Fratelli d'Italia è molto difficile. Così come è improbabile la permanenza al governo del sottosegretario leghista che avrebbe dovuto rappresentare il Carroccio al sud del Po, ma che tornerà a fare la comparsa della politica

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I nuovi mostri della destra italiana di quest’estate stanno avendo un insuccesso di pubblico e di critica senza pari. Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma, e Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro, il primo massacrato nell’unico dibattito finora svoltosi fra i quattro candidati per il Campidoglio (è letteralmente scappato), il secondo sull’orlo delle dimissioni per la vergognosa proposta di intitolare il parco di Latina “Falcone e Borsellino” al fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, rappresentano purtroppo per la destra le facce tragicomiche di questa estate italiana.

Due personaggi da commedia all’italiana, ma non da protagonisti (i Gassman, i Tognazzi, i Sordi), piuttosto ricordano i personaggi di contorno, quelli che finito il film non ricordi i nomi, comunque perfetti stereotipi di un certo modo di essere italiano, un po’ furbi un po’ tonti, non begli esempi di classe dirigente, comunque.

Durigon sembra un fascistone (copyright Filippo Ceccarelli) di quelli che nella Capitale sono sempre circolati in ambienti di ricchi rifatti, gente di scarse letture da generone romano, in gioventù di mano pesante: eppure è della Lega, non più quella di Roma ladrona ma quella apparentemente nazionale di Matteo Salvini. Questo è l’uomo che la destra pensa di candidare alle Regionali del Lazio: o meglio, pensava, prima della caduta su Falcone e Borsellino a favore del fratello di Benito – che poi non era per niente buono, Arnaldo, fascistissimo fino al midollo, basta leggere i libri di Antonio Scurati.

Partito democratico, Movimento 5 stelle, pezzi di Forza Italia (non si è capito bene se si tratta solo di un redivivo Elio Vito), Italia Viva chiedono che si dimetta. Una piccola grana per Mario Draghi, davvero microscopica per uno statista che ha a che fare con questioni un pochino più serie, una roba che si risolve in due minuti, è sufficiente che Matteo Salvini non pensi di salvare il soldato Claudio caduto in battaglia sul litorale bollente delle ex paludi pontine bonificate dalla Buonanima.

Calerà dunque il sipario su un uomo che avrebbe dovuto rappresentare la Lega di governo a sud del Po e infatti mestamente il Capitano (ma nessuno lo chiama più così) sta rientrando nella ridotta della Valtellina, insomma al Nord, altrove non tocca palla tanto che alla fine della storia quasi quasi aveva ragione l’Umberto Bossi. Mentre non si capisce più bene quale sia la linea generale della Lega, la caduta di Durigon emblematizza un passaggio molto delicato che va ben al di là della tartarinesca figura del quasi ex sottosegretario (ma il personaggio di Daudet era molto più simpatico).

Enrico Michetti, l’altro mostro di questa stagione della destra italiana, sembra già subire la stanchezza di una avventura appena cominciata. Se Durigon appare fisiognomicamente un “fascistone”, Michetti no, appare un uomo di destra che un tempo fu certo fascista e trovatosi oggi per caso sulla strada che porta al Campidoglio: sì, per caso, perché la verità è che non hanno trovato uno migliore, i Fratelli d’Italia, e questo è altamente significativo della crisi del suo gruppo dirigente, non a caso Giorgia Meloni svetta come fosse Indira Gandhi, pensa gli altri.

Arrampicandosi sugli specchi della Prima Roma, tra una citazione di Augusto e l’altra, Michetti non sa niente di niente dei problemi di oggi (la povera Giorgia gli ha appioppato un professore della Luiss che dicono sia bravo a far vincere le campagne elettorali, bah) e qualcosa di questa insipienza michiettiana è già percepita dai romani: infatti circolano sondaggi non buonissimi, alcuni anzi decisamente negativi (Ixé lo dà poco sopra il 20%) soprattutto perché questo cinquantacinquenne, che di anni ne dimostra molti di più, oltre all’elettorato meloniano non pare in grado di attrarre altri consensi importanti. Al ballottaggio chi lo vota, oltre gli aficionados?

Per questo la vittoria per il mostro Michetti è davvero difficilissima, quasi impossibile. Come la permanenza del mostro Durigon al governo. Li avessero conosciuti Scola o Risi i Michetton – Michetti&Durigon – avrebbero avuto un futuro, oggi non sapremmo dire.

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