Scenario allarmanteIl preoccupante rapporto sul clima dell’IPCC

Secondo le conclusioni del report stilato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU, i cambiamenti climatici alla base dell’aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici disastrosi, come piogge torrenziali e ondate di grande caldo, sono senza precedenti, ma non tutto è perduto

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Se non si ridurranno le emissioni inquinanti in maniera tempestiva, le piogge torrenziali e le ondate di grande caldo potrebbero peggiorare per frequenza e intensità. Secondo i risultati preoccupanti del nuovo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU, non è ancora troppo tardi per impedire che nei prossimi decenni le temperature medie globali aumentino di più di 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale, considerata una soglia di riferimento per evitare danni catastrofici. Servirà però uno sforzo «immediato e su larga scala» da parte dei Paesi di tutto il mondo per ridurre le emissioni inquinanti.

«Forti e costanti riduzioni di emissioni di anidride carbonica (CO2) e di altri gas serra limiterebbero i cambiamenti climatici. I benefici per la qualità dell’aria sarebbero rapidamente acquisiti, ma potrebbero essere necessari 20-30 anni per vedere le temperature globali stabilizzarsi», si legge nel report.

Come ormai molti studi hanno sottolineato il riscaldamento è causato in massima parte dalle attività umane, che, si legge nel volume, sono responsabili di emissioni di gas serra e del conseguente riscaldamento di +1,1°C rispetto al periodo 1850-1900. Secondo lo studio, gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi che siano stati registrati dal 1850 a oggi, e probabilmente l’ultimo decennio è stato il periodo più caldo degli ultimi 125mila anni; allo stesso tempo, sempre a causa delle attività umane, i livelli di anidride carbonica nell’atmosfera sono i più alti degli ultimi 2 milioni di anni.

Lo scioglimento dei ghiacci ha causato il riversamento di miliardi di tonnellate di acqua negli oceani, provocando l’innalzamento dei livelli dei mari, con conseguenze talvolta già irreversibili. Rispetto agli anni Cinquanta, inoltre, ci sono state ondate di caldo più intense e più frequenti nel 90 per cento delle regioni del mondo, che sono collegate allo scoppio di incendi vastissimi, e il riscaldamento globale ha influenzato anche altri eventi meteorologici estremi, come le recenti alluvioni in Germania e in Cina.

Nel rapporto compare anche un focus sull’Italia. Gli scienziati italiani sottolineano che per la prima volta in un rapporto dell’IPCC, i cambiamenti futuri nella temperatura superficiale globale, nel riscaldamento degli oceani e nel livello del mare sono stati costruiti combinando le proiezioni modellistiche, «ovvero risultanti dall’insieme di tutte le simulazioni climatiche disponibili eseguite con l’ultima generazione di modelli climatici a partire da un protocollo comune condiviso (CMIP6), con vincoli basati sulle osservazioni e su come i modelli hanno simulato il riscaldamento nel passato, nonché su una valutazione aggiornata della sensibilità climatica. Ciò ha permesso di ridurre, per ciascun scenario considerato, l’intervallo di incertezza rispetto alle proiezioni delle variazioni future di temperatura globale».

In una nota, il Cnr sottolinea che «nel Mediterraneo e in Europa, che ci interessano più direttamente, eventi estremi di elevata temperatura, stimati sulla base delle temperature massime giornaliere ma anche sulla durata, frequenza ed intensità delle ondate di calore, sono aumentati dagli anni ’50, cosi come nel Mediterraneo sono aumentati fenomeni siccitosi misurati in base al contenuto di umidità del suolo e al bilancio idrico. In entrambi i casi, l’aumento è da attribuirsi all’attività dell’uomo. In base alle proiezioni climatiche disponibili, questi aumenti continueranno nel futuro, con intensità crescenti parallelamente all’aumento del valore di riscaldamento globale raggiunto».

Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, ha detto che il rapporto è un «codice rosso per l’umanità», perciò «non c’è più tempo per scuse o per ritardi». Per Helen Mountford, vicepresidente della sezione clima ed economia del World Resources Institute (WRI) – un’organizzazione non profit che si occupa di misurare le risorse naturali globali – il prossimo decennio sarà «l’ultima vera chance per adottare le azioni necessarie» per limitare l’aumento delle temperature.