Trattare col virusIl Covid non sparirà e prometterlo è stato un errore

Estirpare un virus non è impresa semplice. Il vero sbaglio di governanti e, a quanto pare, degli scienziati, è stato credere di poterlo cancellare (prima con i lockdown, poi con i vaccini) quando in realtà la soluzione più realistica è quello di riuscire a conviverci senza troppi danni alla salute e al tessuto democratico

AP Photo/David Goldman, File

I numeri senza le ipotesi sono ciechi e le ipotesi senza numeri sono vuote. Nella pandemia in corso di numeri ne sono circolati parecchi, e anche di ipotesi. Ma spesso numeri e ipotesi hanno occultato, più che illuminato, le dinamiche della pandemia.

Qualche numero che quasi nessuno riporta potrebbe aiutare qualche esperto almeno, dato che i politici per convenienza non possono capirne il significato, a fare un bagno di modestia. Circa sette miliardi di persone, e soprattutto coloro che vivono nei paesi con il PIL pro capite più alto, sono tenute in scacco da una bestia del diametro di 100 nanometri e del peso di un un milionesimo di miliardesimo di grammo. Poche decine di microgrammi di queste macchine biologiche provocano casi clinici gravi o letali e poche decine di chilogrammi di virus al momento sparsi sul pianeta richiamano l’attenzione dell’intera specie umana.

Una lezione di umiltà? Non proprio, perché a parte forse il virus HIV ai suoi tempi, nessun parassita è mai stato dissezionato e neutralizzato, grazie ai vaccini, con tale genialità scientifica e rapidità. Non abbiamo cure per la malattia? Calma, trovare cure contro virus è un’impresa molto difficile, abbiamo tanti trattamenti diversi e non specifici che cercano di rispondere alle sfide della malattia.

Il fatto è che dovremmo evitare di rispondere sul piano sociale come rispondono in alcuni casi le nostre difese immunitarie. Le persone non muoiono infatti a causa di un’azione diretta del virus, ma perché l’organismo attiva una serie di reazioni difensive infiammatorie che fanno danni devastanti e spesso letali o tali da lasciare sequele per lunghi mesi.

Il nostro sistema immunitario, soprattutto quello innato, non sta a ragionare e non sa controllare la propria potenza, per cui se la sua attività non viene modulata da opportuni segnali che sono scambiati tra le cellule e che a volte non arrivano, finisce per ammazzare l’organismo che è chiamato a difendere.

Noi dovremmo evitare di comportarci nella lotta al virus nello stesso modo delle risposte immunitarie innate o intuitive. Non tutte le guerre (ammesso che quella al virus sia una guerra) si debbono vincere costi quel che costi, annientando il nemico. Non sempre il nemico è Hitler. Con altri antagonisti, ha più senso sedersi e trattare la pace.

Fuor di metafora, dovremmo cercare di usare, cioè di fornire alle singole persone gli strumenti che stiamo mandando anche al sistema immunitario intelligente attraverso i vaccini, cioè le informazioni per sintetizzare anticorpi mirati e protettivi contro l’infezione o la malattia. Invece no. E a tradirci sembrano essere soprattutto gli scienziati, che in preda a forme acute di narcisismo o perché non sanno accordare numeri e ipotesi si sono lanciati di volta in volta all’inseguimento di visioni magico-superstiziose. Da mesi inseguiamo di volta in volta un diverso Sacro Graal.

Il lockdown e le mascherine dovevano portare R0 sotto il valore di 1 e interrompere la pandemia, grazie al miracolo del tracciamento. Se, in origine, i lockdown dovevano servire ad “appiattire la curva”, a rendere cioè l’emergenza gestibile in termini di afflusso di malati negli ospedali, poi sono diventati un’altra cosa. Un rito collettivo per liberarsi dal virus, nella convinzione che avremmo riaperto e, finalmente, saremmo tornati a vivere senza di esso.

In attesa dei vaccini ci si è autoingannati a provare se si potevano creare società Covid free, zero-Covid o Covid-zero, chiudendo e aprendo sulla base dei segnali forniti dalle curve epidemiologiche. Una tesi ridicola, che non ha funzionato neppure nei paesi che l’hanno applicata meglio perché hanno dei governi dispotici o sono riusciti in qualche momento a toccare il traguardo, come Nuova Zelanda e Australia, per ritrovarsi non appena riaperto col virus in casa e senza vaccini o con pochissimi vaccinati per aver fatto male i conti.

Noi abbiamo scelto, per fortuna, di vaccinarci ma anche il vaccino non è stato preso per quello che è: cioè uno strumento, straordinario, per ridurre i danni inflitti dal virus. Invece è diventato un altro mezzo per chiudere la parentesi dell’epidemia. Vaccinatevi, e tutto passerà. Il fatto che comunque continuino, anche in presenza di vaccino, ad esserci dei rischi per la salute, per quanto molto più modesti, è stato sufficiente per innescare una nuova campagna.

Quando sono arrivati i vaccini ci hanno spiegato che non sono efficaci al 100%, un ossimoro per un vaccino, e che sono più efficaci contro la malattia (morte e ospedalizzazione) che contro il rischio di infettarsi e trasmettere il virus. Si è capito che con la variante Delta, che si tramette più efficacemente, sarà difficile raggiungere l’immunità collettiva. Perché qualcuno pensava che, visto che il vaccino è meno efficace per la trasmissione, che anche se non ci fosse stata la variante Delta si sarebbe conquistato il Graal dell’immunità di gregge?

Abbiamo spiegato un precedente articolo che quello di “immunità di gregge” è un concetto statistico, che nella realtà non esiste, e via via che vaccinando ci si avvicinerà a un percentuale di copertura che abbatterà drasticamente la probabilità di trasmissione vedremo cambiare alcune dinamiche epidemiologiche del virus. Tale dinamiche non sono prevedibili, ma a ogni modo avremo una larga parte di popolazione protetta dai danni dovuti al virus e avremo messo relativamente in sicurezza il sistema sanitario. Se gli esperti oltre che andare in televisione dedicassero qualche ora anche a studiare sapremmo che non stiamo buttando i soldi contribuendo al loro stipendio.

Anche l’idea della cosiddetta certificazione verde (c’è qualcosa, ormai, che non sia verde?) viene presentata come una svolta nella campagna contro il virus. Non si capisce in che senso e sembra piuttosto un altro modo di limitare i movimenti delle persone, stavolta con l’idea che accettino di ricevere lo zuccherino se si fanno vaccinare.

Ci sono alcuni dati che non tornano: nessuno ha più fatto sapere di quanto sono aumentate le prenotazioni di vaccini all’avvicinarsi dell’introduzione del green pass; se li sistema di vaccinazione si è eventualmente attrezzato per vaccinare un numero maggiore di persone oltre a quelle programmate, nel caso in cui arrivassero richieste urgenti; e siccome rimangono comunque fuori dalle vaccinazioni 7 milioni circa di under 12, e da settembre partirà l’iter di approvazione per vaccinare da 6 mesi in su, ci si chiede se esiste una strategia generale che inglobi anche questa prospettiva.

In realtà, stiamo procedendo inesorabilmente e fortunatamente – grazie all’eterogenesi dei fini – verso una convivenza con il virus. Solo che la raggiungeremo con costi molto più elevati di quelli che avremmo affrontato se ci fossimo mossi più razionalmente, calibrando i nostri obiettivi, senza sognare di liberarci per sempre dal virus e senza confondere questo modesto patogeno con un nemico che possiamo e dobbiamo davvero fare sparire dalle nostre vite.