Case e quartieri; mobilità e ambiente; imprenditoria giovanile e cittadinanza attiva. Sono questi i punti chiave del programma di Volt per il Comune di Milano. Il movimento europeista presente nei 27 Stati Ue più Regno Unito, Svizzera, Albania e Norvegia sostiene la ricandidatura del sindaco uscente Beppe Sala, ma punta a eleggere un suo rappresentante nel prossimo consiglio comunale. «Già nel 2019 abbiamo iniziato a mettere un punto il programma elettorale cercando di capire insieme alla cittadinanza quali fossero le priorità da risolvere. Dopo un anno di consultazione siamo finalmente arrivati a una conclusione» spiega a Linkiesta l’avvocato Gabriele Pravettoni Farinelli, capolista di Volt alle prossime elezioni insieme alla business analyst Camilla Villano.
Nonostante la pandemia abbia portato fatto scendere i prezzi in alcune città, un affitto medio a Milano costa 221 euro al metro quadro (-5% rispetto al 2020), questo rimane un problema che la prossima Amministrazione comunale dovrà affrontare. «È un peccato costringere i giovani a dover andar via: si deve dare a tutti la scelta di poter vivere in città, se lo si desidera, non costringendo ad emigrare solo perché ci sono prezzi delle case troppo alti. Servono investimenti sia del Comune che della Regione per ampliare il patrimonio abitativo di cui oggi dispongono rispettivamente le due aziende MM e Aler», spiega Farinelli.
Nel resto d’Europa l’edilizia residenziale è in mano a grandi attori privati che investono capitali sempre più ingenti (come a Berlino, dove negli ultimi 13 anni sono stati investiti 42 miliardi di euro), a Milano le istituzioni hanno ancora un ruolo centrale e un problema tuttora irrisolto: le occupazioni abusive. «Sul tema la proposta di Volt è quella di guardare all’Europa, in particolare al modello di social housing presente a Vienna, dove si è riusciti a risolvere il problema delle abitazioni e delle occupazioni in un colpo solo», evidenzia Farinelli. Il caso della capitale austriaca è certamente uno dei più peculiari dell’intero Continente poiché riunisce nelle case di proprietà comunale sia coloro che possono permettersi un buon affitto per un appartamento e, tramite cauzioni che possono arrivare fino a 30 mila euro, possono programmare un futuro riscatto sia coloro che non possono permettersele ma pagano cifre decisamente più basse.
Il progetto di social housing austriaco, finanziato dall’1% delle tasse di tutti i cittadini, porta in cassa al Comune di Vienna quasi 300 milioni di euro, che poi vengono girati nella gestione dei 1800 complessi abitativi. «Utilizzare un modello così a Milano eviterebbe a coloro che non possono permettersi un abitazione di cadere nella rete del racket degli abusivi», spiega il capolista del movimento europeista. E poi ci sono i quartieri da riqualificare. «Parlare di case non serve a niente se non si immagina anche di aiutare i quartieri più bisognosi a sviluppare attività ricreative e di supporto e spazi collettivi, recuperando vecchi capannoni e aree industriali abbandonate. Modelli come l’urban o il vertical farming, l’impianto cioè di vere e proprie fattorie in città, possono essere delle ottime soluzioni per la Milano di domani», dichiara Farinelli.
Trasporti sostenibili
Punto centrale nel programma di Volt è la mobilità, che deve necessariamente accompagnarsi al concetto di sostenibilità. «Il passaggio è certamente difficile ma è necessario se si vuole vivere in un ambiente più salutare, cosa oggi difficile visto che ancora entrano in città quasi un milione di auto», sottolinea Farinelli. Una necessità purtroppo impellente per molti lombardi che, non abitando a Milano, raggiungono spesso con la propria vettura il proprio luogo di lavoro. «Per questo serve che il Comune e i vertici di Regione Lombardia collaborino attivamente, visto che non tutti i Comuni hanno un collegamento con il capoluogo. Crediamo che la città abbia bisogno di maggiori parcheggi accessibili fuori città, di ampliare la rete della metropolitana, in modo da collegare anche le altre città dell’hinterland, e di un ampliamento delle piste ciclabili».
La questione maggiore, secondo Farinelli, sarebbe però soprattutto di tipo culturale. «Per rendere più sostenibile la mobilità serve fissare delle priorità: prima i pedoni, poi i monopattini, i mezzi pubblici, i taxi e infine le auto private. L’ideale sarebbe riuscire a tenere tutti nella carreggiata ma non è detto che ciò sia possibile. In alcuni casi è lecito pensare ad alcune scelte drastiche: eliminare le auto private oppure far pagare loro un pedaggio, come vuole la nostra proposta di una congestion charge nell’area B che potrebbe portare oltre 3,5 miliardi di euro in 10 anni. Risorse che poi andrebbero reinvestite nel settore del trasporto pubblico e nelle aree verdi», conclude Farinelli.
Giovani e cittadinanza attiva
Tra le questioni certamente più interessanti del programma di Volt c’è il sostegno sia al tessuto imprenditoriale che ai semplici cittadini, che possono aiutare con nuove idee a ridare slancio a Milano. «In questo settore la città può fare di più: finora ha investito solo l’1% delle entrate nelle politiche giovanili e sono diminuiti di 45 mila unità gli imprenditori under 30 e di 40 mila quelli nella fascia 30-49 anni. Ci piacerebbe poter creare lavoro giovanile investendo maggiormente nelle start up e portando Milano a essere un incubatore come altre città europee, sull’esempio di Berlino, Londra, Amsterdam», nota il capolista di Volt. Il carattere internazionale della città già aiuta, ma si potrebbe fare di più.
«Milano già adesso partecipa a diversi forum internazionali, come SCALE o C40 Cities. Sarebbe bello poter ampliare la propria presenza a livello internazionale e stimolare anche la partecipazione del privato straniero», evidenzia Farinelli. Il vero punto dolente sono però i bandi europei. «Spesso non vengono pubblicizzati a dovere e sono anche difficili da capire. Per questo servirebbe uno sportello in ogni municipio, se non in ogni quartiere, che permetta di farli capire a tutti i cittadini. E in più sarebbe utile lanciare anche un hackathon, una gara di idee, da raccogliere in un portale web, su come migliorare il territorio e la città, rendendola più partecipata, più inclusiva e più vicina ai suoi abitanti», sottolinea Farinelli. La palla adesso passa ai cittadini.