Tax the bitchLa fine della frivolezza modaiola e l’indignazione politica in abito di gala di AOC

La trentunenne deputata americana è andata all’evento più mondano di Manhattan, ma non per divertirsi, per mostrare lo slogan “tassate i ricchi” stampato sul vestito, acciocché nessuno potesse dirle che ha tradito l’ideologia andando al ballo del Met, una festa in cui un tavolo costa un anno di stipendio medio

Si stava meglio quando si stava in stanze separate? Di qua la militanza politica e di là la frivolezza modaiola? Si stava meglio quando i trattati femministi non diventavano slogan sulle magliette costose?

O è colpa del ricambio della classe dirigente, e se la politica americana più visibile è una trentunenne poi per forza vorrà mettersi un bel vestito e andare al gran ballo e dire che è la più bella del reame, e se la trentunenne ha fatto carriera in politica giocando alla piccola marxista poi per forza dovrà farsi scrivere sul vestito “Tax the rich”, tassate i ricchi, acciocché nessuno possa dirle che ha tradito l’ideologia andando a una festa un posto alla cui tavola costa un anno di stipendio medio (e un vestito medio lì indossato costa persino di più).

Naturalmente il vestito l’ha fatto una stilista nera che è partita da un mercatino delle pulci e adesso realizza il suo sogno di disegnare un abito per la più importante esibizione di vestiti americana, il ballo del Met. Naturalmente AOC ha maniavantato «coloro che a New York hanno cariche elettive sono normalmente invitati al Met e ci vanno, a causa delle nostre responsabilità nella supervisione e nell’appoggio delle istituzioni culturali che la città offre al pubblico». Mica pensavate fosse andata a divertirsi, no?

E naturalmente spero fortissimo che nessuno le traduca quest’articolo, non vorrei fare la fine di quel senatore democratico che, per averla chiamata “young lady”, giovane signora, si è preso un liscio e busso su Twitter in cui, tra le altre cose, gli è stato ricordato che lui è un vecchio. Se AOC mi desse dell’anziana signora, forse morirei di dolore.

Anche se fanno apparentemente meno ridere dell’abito da sera – nella scenografia più costosa dell’anno – che invoca politiche di tassazione per i ricchi (cioè per tutti i presenti, che avranno sorriso fingendosi d’accordo), alla festa dell’altra sera ci sono stati altri momenti per i quali ci vorrebbe Arbasino.

Cito da Paesaggi italiani con zombi (Adelphi), 1998: «Quell’engagement là, ai tempi di Moravia e Sartre, consisteva in alcune centinaia di telefonate trafelate di giro, ogni giorno (e non esistevano ancora né le segreterie né i cellulari né i fax), per chiedere e raccogliere decine di sdegni mattinieri con firme tutte d’urgenza e precedenza su questioni giuridiche ed economiche e diplomatiche e storiche e mediche generalmente molto complesse anche per gli studiosi e gli specialisti, ma da risolvere in mezzo minuto alla cornetta in base al riassunto di una dichiarazione, e avanti alla prossima querelle».

Ed era il secolo scorso. E gli sdegni non erano serali e in abito di gala. E non esistevano i social. E nessuno era opinionista su pandemie. E le ideologie non si stampavano sulle magliette – a meno che non fossero magliette di Che Guevara per liceali mal lavati, certo non magliette di Dior con frasi di Chimamanda Ngozi Adichie. Le serata di gala non erano quasi mai statement politici, allora; adesso, lo sono talmente tanto che non si sa a quale buona causa dar retta.

Forse ad Amanda Gorman, poetessa con abiti più memorabili delle poesie, che arriva al galà al Met con una borsetta con slogan in favore dell’immigrazione (la frase che sta sulla statua della libertà: è andata sul sicuro).
Oppure a Ben Affleck e Jennifer Lopez, in tour promozionale della loro minestra riscaldata, che fino a un minuto fa limonavano senza mai una mascherina (e vorrei pure vedere) al festival di Venezia, e lunedì sera si baciavano da mascherina a mascherina al galà, ma guarda che bravi, loro sì sono un’efficace campagna per la prevenzione del virus, se non l’abbiamo capito in due anni di ossessivi «Lavatevi le mani, mettetevi la mascherina» di sicuro lo capiremo dal limone a secco di Ben&Jen.

Dal limone fintamente distanziato di due milionari. Due milionari che, come tutti gli altri milionari presenti, martedì mattina come prima cosa avranno chiamato il commercialista e avranno chiesto di non detrarre come al solito le donazioni al Costume Institute, l’istituzione culturale che li aveva invitati al ballo. Avranno pregato il commercialista di non detrarre più niente, di far pagar loro più tasse possibili. Avevano capito che era la cosa giusta guardando il vestito di Alexandria Ocasio-Cortez. Verrà il nuovo discorso sulla montagna, e sarà di seta, cucito a mano.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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