BiginoIl paradosso della scelta 

Come scegliamo quello che mangiamo? E soprattutto, dove lo mangiamo? Guide stellate, blog, pagine social, recensioni online e offline. I metodi sono tanti, forse troppi, e la confusione regna sovrana, facendoci rischiare pessime serate

Era un esercizio così facile: chiedevi a un amico appassionato, o aprivi una guida, possibilmente rossa. E il ristorante che stavi cercando era lì ad attenderti. Perché le cose erano più facili di quanto siano oggi, più immediate, più chiare. Pizzerie, trattorie, locali di tono e ristoranti stellati. Finiva lì, la distinzione. Poi c’era il grande classico, il ristorante di pesce, che come categoria del gusto aveva sempre avuto un suo nutrito gruppo di fan. Ma in base alla tua capacità di spesa, al tipo di serata che desideravi avere e al numero di persone da mettere a tavola la scelta era in qualche modo già fatta. Bastava decidere a quanti chilometri da casa ti volevi spingere. E oggi, come scegliamo il ristorante dove mangiare?

Intendiamoci, nella maggioranza dei luoghi italiani è ancora così. Perché le cose sono complicate quasi solo nei grandi centri. Ma la tendenza è segnata e presto anche a Casalpusterlengo ci troveremo a dover scegliere tra una gamma pressoché infinita di possibilità, e con una tale mole di informazioni diffuse da non aver più alcuna informazione.

Quello che solo pochi anni fa risolvevamo con una telefonata o uno sfoglio dell’unica vera guida di riferimento, oggi è un affare di stato che occupa giornate e chat e si dipana quasi esclusivamente sul fronte digitale.

Perché nel tempo si sono moltiplicate le tipologie di locali, e se è sempre più facile trovare un tipo di ristorante perfetto per l’esigenza del momento, è sempre più difficile scovarlo tra le innumerevoli proposte sul mercato. Le recensioni digitali sono diventate un indispensabile punto di partenza, ma spesso sono difficili da “leggere” perché hanno troppi livelli di scrittura. Dal leone da tastiera con la sola voglia di stroncare, al recensore seriale che spiega nel dettaglio anche il colore dei tovaglioli, ci destreggiamo tra troppi picchi e nessuna certezza.

Possiamo fare come i millennial, e consultare compulsivamente blog o profili instagram: ma anche qui, scovare tra i tanti quello che più fa al caso nostro e quello che davvero ci rappresenta è complesso. Anche se, a detta di tanti professionisti della ristorazione, è oggi questa tipologia di contenuti che porta davvero i clienti a scegliere un ristorante rispetto a un altro.

È da qui che arriva la maggior parte della clientela, che osserva i suoi beniamini online, influencer e instagrammer, e copia le loro movenze, va nei locali che suggeriscono e addirittura ordina gli stessi piatti che l’amico digitale ha assaggiato e condiviso. Ma saranno poi felici della serata? Di sicuro ricondivideranno ciò che hanno vissuto, in una spirale positiva per i ristoratori. Ma è un modo di scegliere che va bene per tutti?

Forse no. Perché la scelta di un ristorante dove decidere di passare una serata è affare personalissimo e delicato, che può far funzionare un’unione o spezzare un’amicizia. È un’attività chirurgica da compiere con circospezione, per non urtare le sensibilità alimentari di nessuno, cercando di essere equidistanti dagli integralismi diffusi. E mettendoci anche un pizzico di sano egoismo, perché quando esco a cena vorrei mangiare (anche) ciò che piace a me. Riuscire a destreggiarsi e portare a casa il risultato è sempre più complesso, e i consigli che troviamo sono troppi, da troppe fonti e troppo incerti per prenderli davvero in considerazione. E allora torniamo al passaparola, o alla guida, meglio se rossa. Oppure andiamo all’avventura, e quasi sempre avremmo fatto meglio a non farlo. E a quelli che pensano che sia solo un dettaglio, rispondiamo sfiniti che non è così. Mangiare fuori è una cosa seria.

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