No Vax, No Pass, NonsenseLa strana avanzata dei fascisti antiautoritari e la scommessa dei populisti

La destra si è messa alla ricerca di una nuova bandiera, a partire da una distorta idea di libertà. All’indomani di un eventuale aggravarsi della crisi e di ulteriori arretramenti nella lotta al Covid, la scelta potrebbe rivelarsi meno azzardata di quanto sembri oggi

Cecilia Fabiano/ LaPresse

La foto dei due attempati signori che ieri alla stazione di Napoli sventolavano bandiere tricolori, in rappresentanza dell’intero troncone napoletano della manifestazione contro il green pass che avrebbe dovuto bloccare l’Italia, potrà anche farci tirare un sospiro di sollievo (a Milano e Roma erano poche decine di più), ma non dovrebbe spingerci a sottovalutare un fenomeno carsico, non solo italiano, che ha già dimostrato la sua persistenza, e anche una certa pericolosità.

A scorrere notizie e immagini provenienti dalle iniziative del movimento no vax, no pass o comunque lo si voglia chiamare, a leggere le sue pagine facebook e le sue chat telegram, si ha una sensazione di déjà-vu e al tempo stesso di spiazzamento: da un lato, in Italia come in Francia, negli Stati Uniti e in tanti altri paesi, troviamo in prima linea esponenti di movimenti dichiaratamente neofascisti, con tutte le pose, i simboli e gli atteggiamenti tipici dell’estrema destra, a cominciare naturalmente dal non celato gusto per la violenza e l’intimidazione; dall’altro lato, tuttavia, sugli striscioni di quelle stesse manifestazioni, nelle immagini di quelle stesse pagine Facebook, i simboli dell’estrema destra sono rovesciati e usati contro il governo, i politici e i giornalisti considerati complici della «dittatura sanitaria», e perciò rappresentati come gerarchi nazisti meritevoli di un nuovo processo di Norimberga, con il green pass equiparato alla stella gialla imposta agli ebrei nel Terzo Reich e i cittadini non vaccinati ai prigionieri di Auschwitz. 

Già alle manifestazioni di luglio, sui cartelli dei manifestanti, si trovavano «green pass» scritto con le svastiche al posto delle esse (un tempo a questo scopo si usavano le esse runiche, che risultavano anche più intelligibili, ma adesso non stiamo a sottilizzare), slogan che chiedono «libertà» e promettono lotta «contro le discriminazioni». 

Uno dei canali Telegram più minacciosi, quello in cui si diffondevano gli indirizzi di casa dei membri del governo invitando i partecipanti a farli «cagare sotto», s’intitola «basta dittatura» e ha come logo il segnale di divieto che racchiude una svastica. Il manifestante che alla stazione di Milano arringa l’unica folla presente – quella dei giornalisti – dice: «Vogliamo essere lasciati in pace di scegliere». E indossa una maglietta nera con su scritto «Marcia su Roma».

L’estrema destra ha certo un’antica tradizione di mimetismo, entrismo e camaleontismo, ma qui siamo decisamente oltre. L’ondata populista degli ultimi anni ci ha abituato all’abuso reiterato del principio di non contraddizione – tecnica del resto in cui proprio i nazisti sono stati tra i primi a eccellere, ben prima che venisse di moda il termine post-verità – ma vedere dichiarati apologeti della dittatura fascista sfilare contro la dittatura, usare come uno stigma nei loro striscioni gli stessi simboli che portano tatuati sul braccio o disegnati sulle magliette, obiettivamente, rappresenta un salto di qualità non da poco.

Il guaio è che due tra i maggiori partiti italiani, come Lega e (soprattutto) Fratelli d’Italia, da tempo ripetono gran parte di quelle scombiccherate parole d’ordine. 

Certo, il fatto che lo stesso Matteo Salvini sia stato prima tra quelli che facevano campagna perché adottassimo immediatamente il vaccino russo Sputnik (cioè il meno verificato e sicuro) e poi tra quelli più vicini alle posizioni no vax potrebbe spingere a dare una lettura più semplice del fenomeno, tutta in chiave di influenze internazionali (che senza dubbio ci sono). Ma evidentemente c’è qualcosa di più profondo, che tiene insieme pulsioni anarco-individualiste tipiche del complottismo anti-establishment, ossessionato dal deep state, dalle élite e dalla sinistra, con un sentimento più diffuso di paura, insicurezza anche identitaria, perdita del controllo. 

È su questo terreno che la destra – e non solo le sue frange più estreme – si è messa alla ricerca di un nuovo popolo e di una nuova bandiera, a partire da un’idea di libertà completamente deresponsabilizzata, al di fuori di ogni vincolo politico e sociale (e persino logico). Il fatto che oggi appaia un azzardo, non dovrebbe farci perdere di vista che si tratta pur sempre di una scommessa a medio termine. Eventuali passi indietro nella lotta al covid, con la necessità di ulteriori restrizioni, potrebbero rivalutare in un attimo l’investimento. In ogni caso, i progressisti farebbero bene a farsi trovare pronti.