Ma Bernardo non lo saL’aspirante sindaco che si indigna per nulla

Per il candidato di centrodestra, la lista di dichiarazioni che poi sono state smentite è lunga. L’ultima riguarda le scuole comunali: secondo lui, a Milano più della metà avrebbero difetti strutturali. Ma i dati lo sbugiardano un’altra volta

LaPresse/Claudio Furlan

Ormai si potrebbe fare una rubrica, se non quotidiana, almeno settimanale, intitolata “Ma Bernardo non lo sa”. Oppure lanciare un hashtag. Probabilmente la propaganda elettorale del candidato sindaco del centrodestra è più mirata a chiudere il recinto del suo elettorato che ad acquisirne di nuovo. Fatto sta che è tutto uno sparare di indignazioni e proposte ad effetto che vanno poi a sbriciolarsi contro la realtà.

Quando nelle scorse settimane la città si mobilitò per offrire asilo ai profughi afghani, lui colse l’occasione per cavalcare una polemica totalmente estranea, ma tanto cara alla destra: quella contro i centri sociali. Propose di sgomberarli per accogliere i fuggitivi da Kabul, non sapendo che di immobili comunali occupati ve ne sono solo tre, di cui uno è un capannone, un altro un vecchio casello con le dimensioni di un appartamento e il terzo andrebbe completamente ristrutturato.

Poi è stata la volta dei weekend culturali, additati da Bernardo come eventi dispendiosi e inutili. Su questa stessa pagina il responsabile di uno di quei fortunati eventi – BookCity – ha risposto con i dati di un successo indiscutibile che negli anni ha cambiato il profilo culturale di Milano. Solo nell’edizione 2019 erano stati organizzati 1500 eventi, con la partecipazione di 3000 autori.

Clamorosa poi l’uscita sul Salone del mobile e del design, definito da Bernardo un «mezzo flop», laddove invece è stato un successo di affluenza inaspettato per gli stessi organizzatori, con 60mila visitatori in sei giorni di manifestazione, provenienti da oltre 100 paesi e 1.800 giornalisti, accreditati da tutto il mondo. Ma la serie “Bernardo non lo sa” si arricchisce di gustosi episodi ormai quotidianamente.

L’ultima perla riguarda la riapertura delle scuole. Per l’occasione Bernardo ha tuonato contro il comune, reo – a suo dire – di costringere i bambini a frequentare edifici inadeguati: «A Milano sono oltre 700 le scuole di proprietà del Comune e purtroppo circa il 60% di queste ha importanti difetti strutturali, conseguenza di anni di scarsa attenzione da parte dell’amministrazione comunale, che è responsabile delle attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Nell’ultimo anno, come sappiamo, la didattica in presenza ha subito degli stop forzati, ed è in quei momenti che il comune sarebbe dovuto intervenire, anche perché il sindaco uscente ha avuto per buona parte del 2020 poteri commissariali in materia di edilizia scolastica».

Un’accusa pesante che potrebbe legittimamente preoccupare i genitori degli studenti, a questo punto presi dal sospetto di lasciare i loro figli in condizioni di scarsa sicurezza. Ma anche stavolta, “Bernardo non lo sa”.

Innanzitutto, il numero delle scuole in capo al Comune sono circa 500. Un erroruccio di quasi il 30%. Se poi il 60% avesse importanti difetti strutturali, semplicemente gli alunni non le frequenterebbero, visto che esistono precisi protocolli. Del resto, laddove si sono presentati problemi causati semplicemente dalla progressiva obsolescenza degli edifici, gli interventi sono stati fatti. Anche durante il lockdown.

Infatti, non appena il governo ha concesso la riapertura dei cantieri, nel maggio del 2020, sono ripartiti i lavori. Ad esempio nella scuola di via Console Marcello, con una ristrutturazione di tutto l’edifico, nella scuola di via Viscontini, completamente rifatta, o in quella di via Pisa.

Ora: che Bernardo non sappia, può anche essere comprensibile, visto che ha dedicato una vita a stare in corsia d’ospedale a curare bambini, ma è lecito chiedersi dove abbiano vissuto fino ad ora i suoi suggeritori.

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