Fase 4Cosa può (e deve) fare Milano per uscirne migliore

La pandemia ci ha portato a incoraggiarci coi «ce la faremo». La città ce la può fare per davvero, ma le serve un‘amministrazione coraggiosa. Di Giulia Pastorella, responsabile digitale di Azione e capolista della lista Lavoriamo per Milano con Sala

LaPresse - Claudio Furlan

Ve li ricordate quelli che alla finestra urlavano «ce la faremo!» pensando che dal Covid ne saremmo «usciti migliori»? Ecco, fatta ce l‘abbiamo anche (quasi) fatta, ma sull‘uscirne migliori ho qualche dubbio. Più che altro non credo che il miglioramento sia un traguardo automatico, di quelli che si raggiungono col tempo senza impegno e sacrificio. È per questo motivo che ho deciso di candidarmi alla guida dei Riformisti nella lista Lavoriamo per Milano.

Essendo nata e cresciuta a Milano ma avendo vissuto in diverse metropoli europee (Londra, Bruxelles, Parigi, Barcellona, Vienna) ho maturato la convinzione che Milano sia già il miglior posto in cui stare in Italia, ma sono altresì convinta che possa ambire a migliorarsi ancora, diventando ancora più innovativa, dinamica e internazionale. Ma da dove partire?

Il mio lavoro per Zoom mi ha offerto molto spesso la possibilità di riflettere su che ruolo può giocare la tecnologia in questa fase post-pandemica di ridefinizione di come si vive e lavora in città. Chi governerà Milano nei prossimi cinque anni dovrà impegnarsi a guidare i cambiamenti accelerati dalla crisi sanitaria, creando innanzitutto nuovi e diversi spazi in cui lavorare. Serviranno per esempio nuovi spazi di co-working di quartiere pensati per chi lavora da remoto ma fatica a restare in casa. Luoghi preziosi, che offrono opportunità di business e permettono di consolidare e animare le comunità locali. La rinascita della dimensione urbana di quartiere dovrà accompagnarsi anche a un diffuso supporto al commercio di prossimità, che in questi mesi ha imparato a sfruttare le opportunità offerte da internet (e-commerce, social media marketing, delivery), per consolidare nuovi canali e formati di vendita.

In quanto neomamma, la mia priorità – condivisa da tanti genitori, sicuramente! – è dare alla mia bambina una città in grado di offrire le migliori opportunità con cui crescere, nonché evitare che la genitorialità si trasformi in un limite. È necessario investire sulla capillarità dei servizi di prossimità per le giovani famiglie (asili, pediatri, parchi giochi) perché se, come dice il sindaco Beppe Sala, vogliamo davvero che Milano diventi una città a 15 minuti; lo deve essere per tutti, indipendentemente dal quartiere di residenza. Un altro aspetto fondamentale per assicurare a piccini e adulti una buona qualità della vita è quello dello sport. In città mancano campi e palazzetti che siano funzionali e agibili tutto l‘anno e accessibili a costi ragionevoli. In questo sono ottimista: le Olimpiadi Invernali del 2026 sono un‘ottima scusa per premere l‘acceleratore su questo aspetto e far diventare Milano una città dello sport.

Per quanto riguarda l‘internazionalità e l‘apertura della città, uno dei fattori che da sempre traina la crescita di Milano, siamo già a buon punto. Milano è già oggi la destinazione di riferimento per studenti e lavoratori italiani e stranieri. Tuttavia, per molti giovani la città risulta proibitiva a causa dell‘alto costo della vita e dal prezzo proibitivo degli alloggi, mentre per gli europei che scelgono di venire a studiare o lavorare da noi, il sistema di accoglienza lascia ampio margine di miglioramento. Per continuare ad attirare efficacemente persone, Milano deve investire con più decisione in nuovi studentati con affitti agevolati e creare un sistema di convenzioni con soggetti privati che faciliti la ricerca di alloggio per giovani lavoratori e famiglie. Per far sì che Milano sia più accogliente con gli stranieri, inoltre, il Comune dovrà dotare ogni ufficio comunale e municipale di almeno uno sportello con un dipendente che parli inglese e potenzialmente un‘altra lingua.

Quelle che ho elencato sono soltanto alcune idee che rispondono ad alcune delle questioni più pressanti del prossimo futuro ma chi si candida a guidare la città dovrà affrontare molti altri temi. Problemi e criticità che sono già stati brillantemente risolti in altri luoghi, come la movida a Barcellona, il traffico a Londra, la mobilità notturna a Berlino. Per avere successo la nuova giunta dovrà agire in modo pragmatico, oserei dire con spirito milanese, ispirandosi alle idee e alle soluzioni adottate in altre capitali europee, adattandole e rielaborandole per le esigenze cittadine, perché oggigiorno – come diceva Oscar Wilde – non inventare assolutamente nulla di nuovo è un atto di pura genialità.