Germania anno zeroLa rapida nascita del governo semaforo e il mancato record di Merkel

Liberali, socialdemocratici e verdi hanno trovato un accordo preliminare su alcuni argomenti chiave, ma la negoziazione andrà avanti per tutto novembre. L’obiettivo è permettere al nuovo esecutivo di insediarsi nella prima metà di dicembre ed essere operativo prima di natale

LaPresse

Se Angela Merkel spera di riuscire a battere il record di Helmut Kohl, rimasto Cancelliere per sedici anni e ventisei giorni, potrebbe rimanere delusa: la nascita del nuovo governo tedesco potrebbe essere più veloce di quanto sembrasse la sera delle elezioni. 

I Verdi e i liberali della FDP, che hanno dato avvio alla fase di consultazioni con degli incontri a due, hanno incluso presto la SPD, e i colloqui a tre per il nuovo governo “semaforo” (chiamato così dai colori dei partiti che lo comporrebbero) sono iniziati già lo scorso giovedì. 

In linea con quanto dichiarato nei giorni dopo le elezioni da Olaf Scholz, candidato SPD e con ogni probabilità futuro Cancelliere, l’obiettivo è permettere al nuovo governo di insediarsi prima di Natale, più precisamente nella prima metà di dicembre, facendo quindi sfumare il record merkeliano per pochi giorni e rendendo il governo pienamente operativo per il Consiglio Europeo di metà mese. 

Per raggiungere questo obiettivo, le negoziazioni tra i partiti andranno avanti per tutto novembre, strutturate su circa 22 gruppi di lavoro che avranno il compito di approfondire il programma di governo sui diversi temi in campo, rispettando gli accordi di indirizzo presi durante le consultazioni.

L’accordo raggiunto prevede una serie di misure importanti per le rivendicazioni delle forze politiche coinvolte. I socialdemocratici e i Verdi ottengono ad esempio l’aumento del salario minimo a 12 euro all’ora, come chiesto nei loro programmi elettorali, l’uscita dal carbone entro il 2030 (con aiuti alle aree che ne sono fortemente dipendenti) e la mancanza nel programma dell’innalzamento dell’età pensionabile o della diminuzione delle pensioni. I liberali, dal canto loro, riescono a tenere fuori dall’accordo l’aumento delle tasse per imprese e redditi più alti, così come l’imposta patrimoniale. Nell’accordo inoltre vi sono una serie di impegni per la digitalizzazione del Paese (tema caro ai Verdi ma soprattutto ai liberali) così come l’abbassamento a sedici anni dell’età per votare. Non c’è, inoltre, la previsione dell’introduzione di un limite di velocità in autostrada (tema molto dibattuto in Germania), come invece chiedevano i Verdi. 

SPD e Grüne, dunque, portano a casa alcuni risultati importanti, ma rinunciano alla riforma fiscale, tema particolarmente importante in campagna elettorale, specialmente per i socialdemocratici. Sia loro che i Verdi, attualmente, non vedono spazi per alleggerire il carico fiscale di alcune fasce di reddito senza aumentarlo alle fasce superiori, ma su questo i liberali non sembrano disposti a trattare. La FDP, dal canto suo, riesce a far pesare i suoi voti nell’accordo, ma è costretta a cedere su salario minimo e su misure per la lotta al cambiamento climatico. 

Rimangono però una serie di nodi aperti, prima fra tutti lo stop alla produzione di nuovo debito. Per finanziare alcune parti dell’accordo, infatti, servirà produrne di nuovo, ma la FDP è fortemente contraria all’ipotesi. In una recente intervista a ZDF, Scholz ha affermato che sarà centrale anche favorire investimenti privati, ma è vero che il punto può rappresentare il primo vero scoglio della coalizione. 

In questo senso, segnali importanti verranno anche dalle scelte in materia di composizione del governo: sia Habeck, co-segretario dei Verdi, che Lindner, leader della FDP, vogliono il Ministero della Finanze (il posto attualmente di Scholz), e vedere chi la spunterà sarà funzionale a capire in che direzione si andrà. Tra i partiti, comunque, si fa strada l’ipotesi di utilizzare il 2022 per una serie di investimenti che cadrebbero fuori dal patto di stabilità, attualmente sospeso fino al 2023, così come di prevedere deroghe per investimenti strategici. 

Nei prossimi mesi, inoltre, ci sarà da eleggere anche il Presidente della Repubblica: Steinmeier, attualmente in carica e di origine socialdemocratica, è intenzionato a correre per un secondo mandato, ma dai Verdi potrebbero venire resistenze e sul punto potrebbero verificarsi attriti da loro e la SPD. Al Bundestag, invece, potrebbe esserci una presidente donna per la prima volta dal 1998: Bärbel Bas, nominata dal suo partito, la SPD, per succedere al cristiano-democratico Wolfgang Schäuble, in linea con la tradizione tedesca che vede la presidenza del Parlamento assegnata al gruppo più numeroso. 

Il proseguimento delle negoziazioni sarà fondamentale per chiarire una serie di nodi che ancora persistono, ma intanto l’accordo raggiunto è un risultato non scontato, anche visti i tempi particolarmente celeri. Anche in virtù di questo, secondo un sondaggio ZDF di metà ottobre il 75% dei tedeschi guarda con favore a Scholz come Cancelliere, e la coalizione semaforo è preferita dal 62% degli intervistati a ogni alternativa. Si tratta di un segnale di sostegno importantissimo per Scholz, che questi potrebbe leggere come un mandato a rispettare i tempi fissati. Riuscirci, oltre che far sfumare il record di Angela Merkel come Cancelliera più longeva della Germania dal dopoguerra, vorrebbe dire dare alla Germania prima di metà dicembre un governo la cui formazione sembrava difficile e inevitabilmente molto lunga,