Mangiare a sentimentoLa sana invidia per le mamme di Instagram e la bufala dell’intuitive eating

Ci sono queste influencer che si sono messe nella squadra dei buoni e mettono le foto del parto, delle doglie, del post parto, delle smagliature, della cellulite, di loro che piangono, in nome della verità, perché la gente deve sapere che non è tutto rosa e fiori. Maddai

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Farò una premessa: ogni mia parola nasce dall’invidia. Più o meno sempre. Trovo che l’invidia sia un sentimento riposante, feroce, illuminante. Ne faccio un’altra, di premessa: sono sempre stata convinta che quando sarei stata magra sarei anche stata felice. Ovviamente sono ancora qua con i conti delle calorie che non tornano, ma sarà che forse mangiare è meglio che essere felice. 

O che non so far di conto. Comunque sia, non sono qui a fare propaganda alimentare, che appena uno dice mezza parola sul cibo si aprono una serie di capi d’accusa che non basta una vita a ripulirsi la fedina penale, sono qui a dire basta, basta, basta alle magre dopo il parto. Ve l’ho detto che parlavo per invidia, statemi vicino in questo grido di dolore. 

Certamente esisterà una parola tedesca, un neologismo, un inglesismo, un qualunquismo che spieghi questo processo tale per cui le neomamme sui social dicono «non mi interessano i chili in più», «intuitive eating», «body positivity» e pesano comunque cinquantacinque chili. Hanno gli occhi le persone che commentano con «bravissima, quelli sono chili d’amore?». Ma quali chili? Ma quale amore? Chiamatemi un’ambulanza che sto per avere un infarto di invidia. 

No dico, qualcuno ha mai visto Irina Shayk incinta? Irina, luminosissimo esempio di vita, lei che non ha lasciato prove di una sé stessa grassa (di un grasso incinto, grasso d’amore, grasso che serve a far nascere la vita, grasso poetico insomma). Io non ho mezza foto di me incinta, non sono mica pazza, anche se non sono Irina. 

E insomma ci sono queste influencer che si sono messe nella squadra dei buoni che mettono le foto del parto, delle doglie, del post parto, delle smagliature, della cellulite, di loro che piangono, in nome della verità, perché la gente deve sapere che non è tutto rosa e fiori signora mia. Maddai. 

Vorrei sapere chi, chi ha mai pensato che partorire sarebbe stato ok, cos’è, nessuno ha mai letto la Bibbia? Mai visto nemmeno il film? Comunque sia, mi sembra siano tutte magre tranne me, e oltretutto dicono di non esserlo. Sento un formicolio al braccio sinistro, credo sia l’invidia, dove sono i miei sali di Epsom? Mi sono pure fatta abbindolare dalla storia dell’intuitive eating, altrimenti detto «magna a sentimento». 

Ho smesso di pesarmi, come se non lo sapessi che questi pantaloni non si chiuderanno da soli. Perché poi se una si mette a dire che vuole dimagrire può pure dire addio alla presentabilità, cacciata subito dalla squadra dei buoni, avanti un’altra, perché tu ti devi accettare, capito? Ti devi volere bene così come sei, d’accordo? 

Bisogna far finta che accada la magia mangiando carboidrati, grassi e proteine a sentimento, dopo aver disinstallato ogni app contacalorie. Ma certamente. Ricordatevi anche di bere tanta acqua durante le ore più calde. Non so voi, ma io conto pure le calorie della novalgina. E non sono magra.

Saranno le ossa grosse, il metabolismo, la tiroide, è ovvio che devo perdere ancora i chili del parto da almeno 5 anni, figuratevi. Ho letto più volte di donne incinte che hanno deciso di non andare dal nutrizionista per paura che fosse un nutrizionista grassofobico. Mi sembra la cosa più vicina a Douglas Sirk che abbia mai letto. E niente, stiamo così, stiamo col diabete gestazionale, sempre meglio che avere a che fare con un professionista grassofobico. E se l’unica soluzione fosse disinstallare Instagram? Chissà quante calorie ha un chilo di invidia.