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Life ScienceDigitale, competenze, sostenibilità: così il settore farmaceutico si prepara al futuro

Nel corso dell’ultima edizione di “AboutFuture Leaders’ Talks” si sono confrontati i leader di alcune delle principali aziende italiane. Malacrida: «Lavorare in primis sulla formazione dei manager»

(Unsplash)

Non si sono mai fermati durante la pandemia. Hanno lavorato molto, e anche più di prima. Reinventandosi e ridisegnando aziende e luoghi di lavoro in piena emergenza. Il settore farmaceutico e dei dispositivi medici, da sempre all’avanguardia nella trasformazione del lavoro, sta entrando ora nella nuova normalità post Covid muovendosi lungo tre direttrici principali: transizione digitale, nuove competenze, sostenibilità.

Di questo si è parlato nel corso dell’ultima edizione di “AboutFuture Leaders’ Talks”, moderato dal direttore di “About Pharma” Stefano Di Marzio, a cui hanno partecipato i leader delle principali aziende farmaceutiche e di dispositivi medici italiane, affiancati da Andrea Malacrida, amministratore delegato di The Adecco Group e Valeria Brambilla, Life Sciences & Health Care Industry Leader di Deloitte.

«In questo periodo è stata rimessa in evidenza la centralità della cura della persona negli ambienti di lavoro: un tema che meritava di tornare sotto i riflettori», ha spiegato Malacrida. «La pandemia ha messo in chiaro le necessità e i focus più importanti per il recruiting e la definizione dei talenti. La totalità degli stakeholder è stata coinvolta e obbligata a trasformare le modalità di lavoro. Cosa che ha inciso anche sulle competenze».

Molte aziende del settore hanno già avviato o stanno avviando programmi dedicati alla salute mentale e al benessere dei lavoratori. «E questo è ancora più importante con il lavoro a distanza», ha spiegato Brambilla. «Nel medio-lungo periodo vedremo programmi di wellness & happiness, uniti a una ridefinizione degli spazi fisici che, nella maggior parte dei casi, non potranno più essere quelli avuti finora».

Le testimonianze delle aziende lo confermano. Le soluzioni messe a punto sono diversificate. Silvia De Dominicis, ad di Johnson & Johnson Medical Italia, ha spiegato ad esempio che durante la pandemia l’azienda ha rinforzato i programmi di benessere fisico e mentale e assistenza psicologica, mettendoli anche a disposizione dei chirurghi che si trovavano in uno stato di enorme stress psicofisico. Barbara Marni, ad di Intercept Italia, ha elencato – tra i vari servizi messi a disposizione – anche i giorni di ferie in più «regalati» ai dipendenti, oltre ai «Summer Fridays» per consentire il recupero delle energie.

Alla Chiesi Italia, come ha spiegato l’ad Raffaele Innocenti, sono stati aumentati gli stipendi del 25% per coloro che lavoravano in fabbrica, ed è stato fornito un servizio di supporto psicologico sette giorni su sette. Alla Ucb Italia, ha raccontato l’ad Federico Chinni, ogni settimana era previsto un incontro (seppur virtuale) in cui tutto l’organico poteva parlarsi e confrontarsi. Anche Ibsa Farmaceutici Italia, come spiegato dall’ad Luca Crippa, ha aumentato gli stipendi, e ha favorito il ritorno al lavoro in presenza per incontrare nuovamente colleghi e clienti. Abbvie Italia, ha detto l’ad Fabrizio Greco, ha puntato invece sulla comunicazione frequente con i lavoratori.

Oltre a rafforzare l’attenzione sulla salute mentale dei dipendenti, si è lavorato poi sulle competenze. Non solo digitali, ma anche soft, soprattutto promuovendo la contaminazione tra uffici. «La pandemia ci ha insegnato che dove ci sono tematiche complesse non esistono procedure standard da seguire», ha affermato De Dominicis. «Abbiamo sperimentato ad esempio attività di design thinking per contaminare esperienze e generare idee».

I diversi leader aziendali hanno illustrato i programmi di reskilling e upskilling avviati nelle aziende sul fronte delle competenze digitali, in due step: prima è stata svolta un’analisi delle competenze presenti e poi sono stati ricercati nuovi profili. Soprattutto nel campo dell’analisi ed elaborazione dei dati.

C’è chi, come nel caso di Ibsa Farmaceutici Italia, ha creato un laboratorio digitale per sviluppare competenze avanzate di growth hacking e favorire così l’innovazione in azienda. Chi ha stretto partnership con le università. Chi ha creato contest di innovazione interni, e chi ancora ha avviato addirittura una digital academy destinata alla formazione dei dipendenti.

Le aziende puntano anche molto sulle soft skill, promuovendo l’attitudine a risolvere problemi complessi, l’intelligenza emotiva e l’agilità mentale. La formazione necessaria riguarda tutti i livelli dell’organico, a partire dai vertici. «Si deve agire in primis sui manager», ha confermato Malacrida. «Il lavoro a distanza poteva essere affrontato in due modalità: con sospetto e controllo oppure con una leadership basata sulla responsabilità e sulla fiducia. E i risultati sono differenti». Così come con il ritorno graduale alla normalità servirà oggi una leadership differente, che permetta ai manager di gestire il nuovo lavoro in modalità ibrida.

Tutto passa dalla formazione continua. Senza dimenticare la sostenibilità e il rispetto dei criteri Esg, sempre più centrali. Anche su questo fronte il settore farmaceutico è all’avanguardia, tra headquarter sostenibili e ampi programmi di diversity. «Il rispetto dell’ambiente e della diversità è sicuramente uno dei valori più ricercati dalle nuove generazioni», ha ricordato Malacrida. «Per i talenti è un requisito sempre più determinante, anche nella valutazione di un nuovo lavoro».