La logica nel piattoA che cosa servono le ricette e come andrebbero scritte

Descrivere i passaggi nel giusto ordine è un esercizio di logica, sintesi, matematica e scrittura. Anche il mondo della scuola se n’è accorto e per i bambini delle elementari i compiti-ricetta stanno diventando una nuova realtà

C’erano una volta le nonne. Quelle che raccontavano le ricette come fossero fiabe, con lo stesso entusiasmo e con lo stesso alone di magia e di mistero. I nipotini (in cucina, ormai è un dato scientifico, si tende a saltare una generazione) ascoltavano rapiti storie fatte di pesi dati a occhio, di quantitativi calcolati a manciate, di tempi definiti solo dall’esperienza. La seconda fase era l’osservazione: guardare la nonna che impastava, farciva, mescolava, rosolava, metteva a bagno, scolava era la prima vera palestra. Poi i nipotini erano ammessi come piccole aiutanti: finalmente potevano mettere le manine nell’impasto, lavorarlo e trasformarlo in qualcosa di buono. Niente libri, la cucina era una sapienza che si trasferiva oralmente e per immagini, si imparava a far da mangiare per istinto, come a camminare o a giocare a palla.
Ma tutto si evolve. E il sapere gastronomico ha incontrato la necessità di una codificazione scritta, precisa e puntuale. Insomma, di una ricetta. Così, sul foglio bianco, i verbi si susseguono a definire azioni da compiere in un ordine preciso, gli attrezzi trovano un nome e una collocazione d’uso puntuale, manciate e prese si trasformano in grammi e litri, mentre i tempi trovano finalmente la forma di ore e minuti. Ma attenzione: scrivere una ricetta è un lavoro solo apparentemente banale; in realtà è molto più complesso di quanto possa sembrare. Richiede un’attenzione e una competenza maggiori di quello che si pensa. Perché, in estrema sintesi, se la ricetta è scritta male, il piatto non riuscirà nel modo desiderato.

La scrittura di una ricetta è un’operazione in cui entrano in gioco diversi fattori, che vanno dalla conoscenza delle tecniche e degli ingredienti alla capacità di eseguire calcoli fino alla proprietà di linguaggio e al padroneggiare la lingua in cui si scrive. Le dosi devono essere esatte, gli ingredienti vanno riportati in un ordine, che può essere definito dal peso oppure dal momento di uso; le fasi della preparazione devono essere spiegate accuratamente ma sinteticamente, rispettando il susseguirsi delle azioni. Infine l’autore della ricetta deve verificare che ogni ingrediente indicato venga effettivamente utilizzato e che, viceversa, dall’elenco non manchi nulla di quello che occorre. Facile? Tutt’altro.
Comporre una ricetta è una straordinaria palestra di scrittura e di logica. Anche la didattica se n’è accorta e ai bambini delle elementari vengono finalmente proposte come esercizio. Così sul libro di letture di una terza primaria, i bambini di otto o nove anni si trovano alle prese con la preparazione delle frittelle. «Con l’aiuto di un adulto» recita l’esercizio «scrivi come si fanno le frittelle. Indica gli ingredienti con le dosi, e poi descrivi l’esecuzione». Un esercizio per niente semplice. Il bambino deve raccogliere dati e informazioni dai “grandi”, un’operazione che lo porta in contatto con tradizioni di famiglia sicuramente diverse da quelle dei compagni con cui si confronterà. Poi deve specificare le dosi, prestando attenzione a riportarle in modo corretto. Infine deve spiegare l’esecuzione: diversi passaggi da riportare in ordine, rispettandone la logica, in un esercizio che è insieme di analisi e di sintesi.

Tutto qui? No, anzi: pochi mesi dopo gli stessi bambini si sono trovati nuovamente in cucina, con un compito che questa volta era assegnato sul libro di matematica. Il testo mostrava la ricetta del tiramisù. Calcolata per 4 persone. Il compito consisteva nel preparare il dolce, sotto la supervisione di un adulto, per 6 oppure per 8 commensali, e nel ricalcolare le dosi moltiplicandole. Dopo aver assaporato il dessert, i bambini dovevano riportare sul libro in un’apposita tabella le nuove grammature. Un modo accattivante per insegnare le moltiplicazioni, certo, ma anche un sistema per togliere i problemi matematici dalla solita dimensione astratta e calarla nel quotidiano, e parallelamente per mostrare come i numeri siano parte della nostra giornata. Ancora una volta la ricetta si dimostra strumento di apprendimento. E sicuramente i bambini imparando a scrivere le ricette impareranno a pensare in modo più ordinato e preciso.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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