In arrivo l’obbligoPiù contagi tra medici e infermieri: solo la metà ha fatto la terza dose

In due mesi i casi tra gli operatori sanitari sono triplicati, passando dai 936 contagiati totali al 14 settembre ai 2.736 di ieri. Il governo lavora all’introduzione dell’obbligatorietà del richiamo tra i camici bianchi. Verranno concessi al massimo nove mesi per fare il booster. Poi scatterà la sospensione per chi non si mette in regola. Ma il termine potrebbe essere anche di otto mesi o addirittura di sette

LaPresse

Sono tra i primi a essersi vaccinati. E quindi quelli più soggetti alla riduzione della protezione del vaccino anti-Covid. Eppure, guardando i dati, medici e infermieri non si stanno precipitando a fare la terza dose. Anzi. Per questo – come spiega Repubblica – il governo nel giro di qualche giorno, forse già questa settimana, introdurrà l’obbligo del richiamo per gli operatori sanitari. Anche perché, secondo i dati diffusi dalla Federazione degli ordini degli infermieri, i contagiati sono già circa il triplo rispetto a due mesi fa.

Per buona parte dei lavoratori della sanità i sei mesi che devono passare prima di fare il “booster” sono già trascorsi. Ma la percentuale di chi ha fatto la terza dose è compresa tra il 45 e il 50%, quindi del tutto simile a quella degli over 60 e dei fragili, le altre categorie che possono già fare il richiamo. A ieri infatti il “booster” lo avevano ricevuto il 48% di coloro che hanno terminato la prima parte del ciclo vaccinale da almeno sei mesi.

Anche il ministero e la struttura commissariale ritengono che solo il 50% di sanitari che ha ricevuto la seconda dose sia passato già al richiamo. Il calcolo si può fare osservando in quanti sotto i 60 anni hanno fatto il richiamo, cioè prevalentemente lavoratori di Asl e ospedali, visto che la loro è l’unica categoria per la quale non sono stati messi limiti di età. A ieri gli under 60 erano 620mila. I sanitari sono 1 milione e 400mila e quindi, considerando che ci sono anche operatori sessantenni, il dato della copertura al 50% dovrebbe essere abbastanza corretto.

E i casi tra chi lavora nella sanità stanno aumentando più di quelli della popolazione generale: un dato connesso proprio alla copertura con le terze dosi, che non è ancora soddisfacente. In due mesi i casi sono triplicati, passando dai 936 contagiati totali al 14 settembre ai 2.736 che si contavano ieri. I numeri sono diffusi dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi): «Circa l’82% dei nuovi contagiati, cioè 1.476 sono infermieri. Dopo un calo registrato nella prima metà di settembre, legato alla minore circolazione del virus nel periodo estivo, i casi sono tornati a crescere in modo significativo». Il sindacato Nursing Up aggiunge che sono oltre 90 al giorno i professionisti della sanità che si ammalano. Per Fnopi bisogna correre con le terze dosi.

Di tutti i provvedimenti di cui si parla in questi giorni, quello ormai deciso prevede l’introduzione dell’obbligo di fare la terza dose per il personale sanitario e per i lavoratori delle Rsa. Cioè alle categorie alle quali il primo ciclo è stato già imposto. A breve arriverà la nuova legge. In questi giorni si discute anche su quale limite temporale imporre per mettersi in regola. Probabilmente verranno concessi al massimo nove mesi per fare il booster. Poi scatterà la sospensione per chi non si mette in regola. Ma il termine potrebbe essere anche di otto mesi o addirittura di sette.

La vicenda degli operatori della sanità, tra l’altro, dimostra che la validità di un anno del certificato verde forse è troppo lunga. Il ministro della Salute Roberto Speranza mercoledì scorso ha detto durante un question time alla Camera che si sta valutando una riduzione del termine, probabilmente a nove mesi. Prima però partirà l’obbligo di fare la terza dose per i lavoratori della sanità.