La richiesta dalle RegioniZingaretti non esclude il lockdown solo per i non vaccinati

«Se le decisioni sono veramente condivise si può esplorare qualsiasi soluzione, comprese quelle che stanno sperimentando in alcuni Paesi», dice il governatore del Lazio. «Chi in questo momento non si vaccina è un privilegiato che gode del fatto che altri milioni di persone per fortuna si sono vaccinate. È la negazione della libertà in nome di un privilegio individuale»

Mauro Scrobogna /LaPresse

Con i contagi in salita e il Natale alle porte, il governo è alla ricerca di nuovi equilibri. E dalle Regioni, guidate dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, è arrivata la richiesta di limitare le nuove restrizioni solo ai non vaccinati. Il modello è la regola in vigore in Austria da due giorni, ma applicata allo schema italiano dei passaggi di colore e alle relative limitazioni. Dal governo per il momento dicono che l’ipotesi non è sul tavolo. Palazzo Chigi, scrive Il Corriere, starebbe valutando una stretta solo nel caso di passaggio in zona arancione.

Ma anche il presidente del Lazio Nicola Zingaretti non lo esclude. «Non era scontato il fatto che ormai tra di noi ci sia unanimità sull’obiettivo principale, che è quello di difendere la libertà di tutti», dice al Corriere. «Questo significa prosciugare il più possibile il bacino dei potenziali contagi e l’area dove il virus sopravvive, che è quella dei non vaccinati. Quindi se siamo d’accordo su questo indirizzo ora bisogna andare avanti con delle decisioni che a mio giudizio devono avere un doppio passo. Da una parte non dobbiamo rinunciare a convincere le persone a vaccinarsi, ma se questo non bastasse per me vanno bene tutti gli incentivi alla vaccinazione. Per esempio, si potrebbe ampliare la fascia dell’obbligo vaccinale. Oggi vale per medici e personale sanitario. Ma va aperta una riflessione su altre funzioni pubbliche molto importanti. Non per ledere la libertà di qualcuno, ma per garantire la libertà di tutti».

Zingaretti dice che le nuove categorie con obbligo di vaccino le individuerà il governo. Ma «è evidente che in una fase di ripresa economica e nel contempo di disagio sociale a una funzione civile deve rispondere una responsabilità civica. Quindi io non mi stupirei se si arrivasse alla definizione di obblighi vaccinali per funzioni primarie dello Stato e della pubblica amministrazione».

Il governatore del Lazio non esclude alcuna misura. «Se le decisioni sono veramente condivise si può esplorare qualsiasi soluzione, comprese quelle che stanno sperimentando in alcuni Paesi», spiega. «E poi vanno prese in considerazione da subito altre ipotesi. Secondo i dati che abbiamo i contagi crescono nella fase finale della scadenza dei sei mesi, quindi bisogna valutare la possibilità di anticipare da sei a cinque mesi la terza dose. Almeno per le persone anziane sarebbe opportuno portarla a cinque mesi. Tanto ormai i vaccini ci sono e la macchina organizzativa è pronta a rispondere. L’ importante, e per noi nel Lazio è stato questo lo strumento maestro per ottenere risultati, è non aspettare il virus ma anticiparlo sempre».

Il Natale non è a rischio, precisa. «Però dobbiamo sapere che avere sacche di persone non vaccinate significa costruire l’habitat che consente al virus di sopravvivere. Quindi la risposta al dilemma “il Natale sarà migliore o peggiore dello scorso anno” è nelle nostre mani: dipende dai nostri comportamenti. Perciò oltre a vaccinarsi, bisogna tenersi lontano dagli assembramenti, mettere le mascherine al chiuso, evitare le feste e gli appuntamenti di massa. Ormai sappiamo che a comportamenti irresponsabili corrisponde un aumento dei contagi: lo si è visto nelle manifestazioni no vax a Trieste e non solo. Perciò se sarà un buon Natale dipende da noi».

E conclude: «La libertà, anche quella personale, viene data dal rispetto delle regole. È folle il teorema secondo il quale libertà significa fare quello che ci pare perché comunque il comportamento irresponsabile di una persona nega o può negare ad altri addirittura il diritto di vivere e sicuramente di lavorare. La più grande negazione della libertà individuale e collettiva sarebbe quella di essere costretti a tornare al lockdown. Chi in questo momento non si vaccina è un privilegiato che gode del fatto che altri milioni di persone per fortuna si sono vaccinate. Nessuno si permettesse di fare lezione sui concetti di libertà perché nel non osservare le regole e nel mettere a rischio le vite degli altri non c’è nessuna libertà. Anzi, è la negazione della libertà in nome di un privilegio individuale».

Secondo Repubblica, al prossimo consiglio dei ministri previsto in settimana, arriveranno intanto i provvedimenti che prevedono l’obbligo della terza dose per il personale sanitario e delle Residenze per anziani e il taglio della validità del Green Pass da 12 a 9 mesi.