Sostenibilità tra i filariQuando la rivoluzione dell’uva da tavola passa da un sacchetto

Attraverso la coltivazione sperimentale di grappoli insacchettati, Op Agritalia ha raggiunto una produzione a residuo zero, che fa bene all’ambiente e al territorio

Nel 2017 fece notizia un progetto avviato in Puglia, tra Barletta, Adelfia e Noicattaro, che trasformò vigneti di uva da tavola in curiosi scaffali da supermercato sospesi. Infatti, invece di veder penzolare i grappoli, si scorgevano solo buste di carta e plastica. I frutti della vite erano al loro interno. All’epoca, la sperimentazione fu finanziata con 100 mila euro dalla regione Puglia e altri 50 mila euro arrivarono dallo spin off Sinagri dell’Università di Bari, dal centro ricerche Basile-Caramia di Locorotondo e dalle aziende O.P. Tarulli di Pino Tarulli, azienda agricola Onofrio Campagna e Op Agritalia. Quest’ultima, terminata la fase sperimentale, ha continuato a investire e a fare ricerca in solitaria, con il supporto dei tecnici di Agriproject Group S.r.l.. Oggi annuncia che l’insacchettamento dell’uva da tavola direttamente su pianta è una realtà che fa bene a tutti.

Dalla Cina con furore
L’idea di insacchettare l’uva sulla pianta è venuta a due ricercatori pugliesi, l’adelfiese Costantino Pirolo e il collega Pierfederico Lanotte. Durante un viaggio in Cina i due studiosi hanno visto insacchettare non solo uva da tavola, ma anche tanti altri frutti per difenderli da parassiti e insetti. In questo modo era possibile ottenere un prodotto più sano con meno trattamenti. In realtà, come ci spiega Michele Laporta, presidente della Op Agritalia, «la tecnica è già nota da più di 20 anni». All’inizio i materiali usati per le buste erano carta e plastica.

I numeri dell’uva da tavola
Ma prima capiamo qual è l’orizzonte di applicazione di un banale sacchetto di carta attorno a un grappolo. Negli ultimi anni le statistiche relative alle superfici coltivate a uve da tavola in Italia si sono assestate intorno ai 46mila ettari. Queste superfici sono concentrate in Puglia e Sicilia. La filiera italiana dispone di poco più di un milione di tonnellate di uva da tavola, di cui il 98% prodotto in Italia e il 2% importato dall’estero. Nel tempo, le coltivazioni si sono adeguate ai cambiamenti della domanda: abbiamo iniziato a preferire l’uva senza semi e questo ha spinto i coltivatori a espiantare vecchi vigneti di varietà tradizionali e a sostituirli con piante apirene. Sul fronte delle qualità in campo, oggi in Italia coltiviamo ancora varietà storiche come Vittoria, Palieri, Italia e Red Globe, ma le uve seedless sembrano in progressivo aumento (almeno stando ai dati pre pandemia di ISMEA).

I progressi di Op Agritalia
«Continuando a sperimentare nei nostri campi abbiamo visto che la carta era una barriera fisica efficace contro l’umidità e gli agenti esterni quali parassiti e spore fungine. Questo sistema ci permetteva di abbattere del tutto i trattamenti – e, di conseguenza, i residui – preservando anche le caratteristiche qualitative e organolettiche del prodotto stesso. Questo risultato ci ha convinti a partire con applicazioni massicce sui nostri impianti».

Oggi l’organizzazione di produttori con sede a Barletta, che ogni anno produce 4.000 tonnellate di uva da tavola, commercializzate nei canali della Gdo e nei mercati all’ingrosso del nord Italia, è arrivata a garantire una produzione di uva da tavola a residuo zero. Questa certificazione potrebbe diventare cruciale soprattutto per le aziende che operano in regime biologico e che sceglieranno di adottare questo sistema. Il sacchetto protegge l’uva dai trattamenti necessari per le piante (e non per i frutti), in cui per impianti come quelli di Op Agritalia richiedono tutt’al più zolfo e rame. «Inoltre, abbiamo un accordo con alcune case sementiere, con cui vorremmo creare la possibilità di seminare essenze che contrastino naturalmente i vari insetti e riportino fertilità al terreno».

Rispetto al progetto iniziale Op Agritalia ha privilegiato anche l’uso di sacchetti di carta rispetto a quelli in plastica. «Dal 2020 usiamo solo confezioni compostabili per essere pronti per l’obiettivo plastica zero già dal 2022». Ma c’è di più. Insacchettando i grappoli sulle piante, si garantisce una migliore shelf life del prodotto. «Oggi l’uva viene tagliata e messa in cella, con costi energetici altissimi e con il risultato di immettere sul mercato un prodotto definito “da frigo-conservazione”. Con l’insacchettamento possiamo fornire prodotto fresco a richiesta».

Sostenibilità economica, agricola e sociale
Parliamo di costi. Insacchettare l’uva richiede molta manodopera: difficile da trovare, costosa e a volte inesperta. Ma Op Agritalia ha trovato una soluzione sostenibile anche a questo problema. «Abbiamo deciso di far partire un progetto con la cooperativa WorkAut, organizzazione che sviluppa percorsi di apprendimento basato sul lavoro per l’inclusione professionale delle persone affette da disturbi dello spettro autistico (DSA)». Op Agritalia porta avanti progetti win win come questi da tempo. Dal 2017 collaborano anche con la Caritas, lavorando con ragazzi con permesso di soggiorno umanitario o a rischio sfruttamento. Con loro, l’azienda barlettana ha realizzato un’importante referenza per un’azienda della Gdo nazionale.

Il prodotto commercializzato da Op Agritalia ha un altro vantaggio. «Essendo un’azienda attenta alla sostenibilità ambientale, sappiamo che questa tecnica ci permette di tagliare i costi energetici della frigo-conservazione e quelli degli interventi agronomici. Ricordiamo che i trattori necessari per i trattamenti sono alimentati a diesel».

Il futuro dell’uva da tavola
Alla luce del trend seedless che ha cambiato il volto dei vigneti da tavola in Italia, l’impresa agricola sta portando avanti un progetto molto importante sulla biodiversità. «Con la società Grape and Grape Group stiamo lavorando per creare varietà autoctone senza semi. Oggi importiamo varietà di uve apirene, adattandole al nostro territorio. Invece, collaborando con questa azienda, vogliamo prendere genitori italiani, cercando risultati migliori per ogni qualità».