Più Invernizzi, meno BorghiIl leghista che fa la cosa giusta (e zittisce i colleghi no vax)

A Montecitorio il deputato bergamasco ha attaccato gli esponenti dell’ala radicale del Carroccio. «Dobbiamo uscire da questa tragedia, dobbiamo vaccinarci tutti», ha detto, lui che su questi temi non ha mai avuto dubbi

LaPresse/Moro Francesco

I leghisti fanno anche cose buone. Qualcuno per davvero. Magari non tutti: quelli che si salvano si notano subito. Come il deputato Cristian Invernizzi, che ha fatto capire di averne abbastanza di quella retorica populista, antivaccinista e complottista che porta avanti la Lega – o almeno una parte del partito – avvelenando i pozzi del dibattito politico italiano. La stessa Lega che, tra l’altro sarebbe anche nella maggioranza di governo dell’amministrazione Draghi, ma il suo leader sembra non avere problemi a comportarsi come se fosse all’opposizione.

Pochi giorni fa, a Montecitorio, poco prima dell’approvazione del Super green pass, Invernizzi si è scagliato contro quella frangia del suo partito che si oppone al nuovo decreto. Guglielmo Golinelli, deputato bolognese 34enne dell’area radicale della Lega, si sbracciava in aula al grido di «basta con queste misure, non dobbiamo sostenerle». Invernizzi prima gli ha risposto: «La devi smettere con queste sciocchezze, hai rotto il …». Poi ha aggiunto: «Dobbiamo uscire da questa tragedia, dobbiamo vaccinarci tutti».

È chiaro che ormai anche nella Lega chi non tollera più i no mask, no vax, nì vax e altre stupidaggini simili stia diventando sempre più agguerrito nei confronti di chi sostiene tesi antiscientifiche. E infatti ieri si è arrivati a sfiorare la rissa, come ha raccontato Tommaso Ciriaco su Repubblica.

Classe 1977, accento bergamasco, capelli lunghi e un cognome che rinvia allo storico produttore di formaggini, quello degli spot televisivi della Mucca Carolina. «Mi perseguitano fin dall’asilo», dice Invernizzi, che potrebbe rappresentare una speranza, un’ancora di salvezza, per un partito che ultimamente non ne fa una giusta.

Diploma di liceo classico, commerciante, Invernizzi è stato assessore alla sicurezza a Bergamo e adesso è alla seconda legislatura a Montecitorio. Per due anni commissario e segretario della Lega in Calabria, è stato spedito da Salvini a gestire una situazione tutt’altro che semplice. Oggi è segretario provinciale del Carroccio bergamasco.

Purtroppo, quando si guarda in casa Lega non è tutto oro quel che luccica. Esattamente un anno fa Invernizzi ironizzava in Parlamento sull’approvazione in prima lettura del ddl Zan contro l’omotransfobia: «Onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, in ossequio alla recentemente approvata “legge Zan”, permettetemi anche di salutare gli onorevoli colleghi che si sentono colleghe, le onorevoli colleghe che si sentono colleghi e gli onorevoli colleg* che ancora non hanno maturato una chiara identità sessuale».

Ma su green pass e vaccini il deputato bergamasco non ha mai avuto dubbi: «Sono per il green pass e ancora di più per il vaccino. Appena ho potuto l’ho fatto e di corsa. Poi ho scaricato il Qr code e lo uso. Non capisco nemmeno come si possa stare a discutere su queste cose. Io ho perso degli amici, e anche mio papà l’abbiamo preso per i capelli».

Invernizzi è molto vicino al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Quindi fa parte di quella galassia variegata e moderata del Carroccio in cui trovano posto pochi dirigenti del partito ma molti parlamentari. (In questo tweet sono tutti rigorosamente in mascherina: niente a che vedere con i leghisti no mask)

La frattura interna alla Lega non è un argomento nuovo. La realtà del partito, almeno da fuori, appare piuttosto frastagliata e lo scontro alla Camera dimostra quanto la Lega sia in affanno a fare fronte comune su un tema delicato come quello del green pass: se dalla parte dei fedelissimi di Giorgetti ci sono i “presentabili”, dall’altra c’è la pattuglia capitanata da Claudio Borghi, con Simone Pillon, Alberto Bagnai, Armando Siri e gli altri che lo scorso luglio erano in piazza a protestare contro il green pass.

Quel che più conta di più, però, non è la frattura interna al partito, quanto il fatto che un deputato leghista sia riuscito a imporsi a Montecitorio, a far segnare un gol alla sua fazione. E non solo. Sempre ieri, sempre a Montecitorio, durante la riunione dei deputati leghisti lombardi, Claudio Borghi sosteneva con forza l’idea che il sostegno della Lega alla politica pro passaporto verde del governo «ci sta facendo perdere consensi». La risposta, sulla falsariga di quella di Invernizzi a Golinelli, è arrivata da Raffaele Volpi, ex presidente del Copasir, anche lui molto vicino a Giancarlo Giorgetti: «Forse le nostre sciagure non dipendono dal green pass, ma dalle posizioni di chi come te sta in un partito che sostiene il governo e poi lo attacca tutti i giorni».

E chissà che questo non possa avere ripercussioni sui futuri equilibri interni della Lega: magari Matteo Salvini – che su temi così divisivi preferisce sempre il cerchiobottismo – si convince a dare meno peso ai Borghi e ai Golinelli per guardare un po’ di più a chi si sforza di ragionare.