Old schoolManifesto ragionato contro l’abuso del digitale a scuola

Durante la conferenza interparlamentare di Lubiana dedicata alla trasformazione digitale nell’educazione, il senatore Andrea Cangini ha lanciato un appello contro l’uso smodato dei social da parte dei ragazzi: «Incoraggiamo il più possibile la lettura su carta, la scrittura a mano, l’esercizio della memoria, l’abitudine al dibattito e l’uso della logica»

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Pubblichiamo l’intervento del senatore Andrea Cangini di Forza Italia durante la conferenza interparlamentare dedicata alla “trasformazione digitale nell’educazione” che si è tenuta a Lubiana, organizzata dalla Slovenia in quanto presidente di turno dell’Unione europea.

Ringrazio i colleghi sloveni per l’organizzazione, condivido la centralità del tema scelto, mi congratulo per la qualità delle relazioni fin qui svolte. Temo, però, che quello che state per ascoltare sarà un intervento leggermente dissonante. Non vorrei apparisse dissacratore.

Una premessa è d’obbligo. Nella storia dell’umanità non c’è stata rivoluzione tecnologica, politica o sociale che abbia prodotto cambiamenti così profondi, su scala così ampia, in così poco tempo come la rivoluzione digitale. Tutto sta, rapidamente, mutando: il mondo del lavoro, l’organizzazione del potere, le dinamiche sociali, la mente umana. Ovvio che anche la scuola, l’Università e più in generale i processi educativi debbano tener conto di questo colossale cambiamento. Altrettanto ovvio è che studenti e docenti dovranno sviluppare una competenza digitale che consenta loro di essere al passo con i tempi e di cogliere le opportunità che questi cambiamenti comportano.

Attenzione, però, a non lasciarsi accecare dall’entusiasmo.

Con la commissione Istruzione del Senato ho recentemente promosso un’indagine conoscitiva dal titolo “Impatto del digitale sui processi di apprendimento degli studenti”. Il quadro delineato dai neurologi, dagli psicologi, dagli psichiatri, dai pedagogisti, dai linguisti e dai grafologi auditi è allarmante. Per la prima volta nella storia, il quoziente di intelligenza delle nuove generazioni è più basso di quello delle generazioni che le hanno precedute. Si stanno progressivamente perdendo quelle facoltà che per millenni hanno rappresentato la cosiddetta intelligenza: la memoria, lo spirito critico, l’attenzione, la capacità di concentrazione… Si sta perdendo il linguaggio: il vocabolario è sempre più povero, la capacità di argomentare è sempre più ridotta.

È l’effetto dell’uso prolungato del digitale, che per i più giovani significa essenzialmente videogiochi, social e video. Un uso che presuppone l’abuso, dal momento che queste attività favoriscono il rilascio della dopamina, il neurotrasmettitore della sensazione di piacere.

Nessun esperto tra i tanti ascoltati in commissione ha sostenuto che il digitale applicato all’istruzione porti dei benefici per gli studenti, più d’uno ha citato ricerche internazionali che dimostrano il contrario.

Il mio appello, dunque, è: teniamo il più possibile il digitale fuori delle scuole. Incoraggiamo il più possibile la lettura su carta, la scrittura a mano, l’esercizio della memoria, l’abitudine al dibattito e l’uso della logica. Il cervello funziona come un muscolo: si sviluppa in base all’uso che se ne fa. Il digitale non sollecita il cervello. Così come, a differenza della scrittura a mano in corsivo, non lo sollecita la scrittura su tastiera.

Dobbiamo sforzarci di comprendere e valorizzare le opportunità, ma anche di ammettere e contenere i danni che la tecnologia digitale produce sui più giovani. Abbiamo il dovere di farlo in quanto genitori, abbiamo io dovere di farlo soprattutto in quanto legislatori.