Senza alberiL’Europa orientale ha un grosso problema di disboscamenti illegali

L’Unione Europea ha fatto la voce grossa con Polonia e Romania, i principali Paesi comunitari dove vige uno sfruttamento indebito del patrimonio forestale. La deforestazione contribuisce al 15 per cento delle emissioni di gas serra mondiali

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Le nazioni dell’Europa Centro-Orientale e Bruxelles sono ai ferri corti ma, almeno per questa volta, sovranismo e migranti c’entrano ben poco. L’Unione Europea ha rafforzato le sanzioni penali nei confronti di quei soggetti che sfruttano illegalmente il patrimonio forestale comunitario e alcuni Paesi, come Croazia, Polonia e Romania, si sono ritrovati nell’occhio del ciclone.

Laura Bouriaud, titolare di cattedra presso l’università Stefan cel Mare di Suceava, intervistata da Politico, ha ricordato come il problema del disboscamento illegale in questa parte d’Europa sia legato «al passato comunista… le leggi sono molto burocratiche e non vengono applicate». Il fattore povertà, che spinge molte persone a tagliare la legna per potersi riscaldare e «la mancata assistenza tecnica e supporto dall’estero» per combattere il fenomeno aggravano la situazione e completano il quadro.

La deforestazione, che contribuisce al 15 per cento delle emissioni di gas serra a livello mondiale, impedisce ai boschi di rigenerarsi seguendo il ritmo del proprio ciclo vitale e peggiora il contrabbando del legname, di cui la Romania è tra i principali esportatori in Europa. Gli alberi vengono tagliati in gran numero, anche all’interno di parchi nazionali e aree protette, e al loro posto rimane una superficie distrutta.

Le comunità locali e le loro attività economiche sono duramente colpite, perché quello che accade provoca la perdita del posto per chi è impiegato nella silvicoltura. Tiberiu Busotar, sentito da Footprint e residente nella Romania settentrionale, ha chiarito come le aziende più grandi, perlopiù straniere, tendano ad accaparrarsi tutto il legname disponibile mentre le imprese locali vengono escluse dal mercato e sono costrette a chiudere.

La grande foresta di Bialowieza, situata tra Bielorussia e Polonia, si è trasformata in un terreno di scontro tra gli ambientalisti e le autorità dello Stato, intenzionate a disboscarla. Il 42 per cento della selva si trova in territorio polacco e più di un terzo dell’area è soggetto a una protezione speciale grazie all’inclusione nella lista dell’Unesco. Una diffusa infestazione di parassiti, verificatasi tra il 2016 e il 2019, ha spinto l’Agenzia forestale dello Stato a intervenire con un disboscamento massiccio. L’intera vicenda è stata ritenuta un pretesto dagli ambientalisti, che hanno fatto di tutto pur di non farli tagliare e hanno limitato i danni. Alla fine sono andati persi 700 ettari di aree verdi e solamente una sentenza della Corte Europea di Giustizia del 2018 ha posto fine al disboscamento.

Il disboscamento illegale provoca una serie di gravi conseguenze, che vanno dalla distruzione dell’ecosistema forestale e della biodiversità all’erosione e alla riduzione dell’assorbimento dell’anidride carbonica. A ricordarlo è Dragana Arsic, membro del movimento “Difendiamo le foreste di Fruska Gora”, una montagna della Serbia e sede del parco nazionale più antico del Paese. A Fruska Gora, ha riferito la Arsic a Emerging Europe, il disboscamento illegale è «radicato», e anche se «non esistono dati ufficiali in merito, la sua diffusione può essere desunta dalla vendita di legna da ardere al mercato nero». Le guardie forestali non sono sempre solerti nelle attività di pattugliamento e in alcuni casi sono state implicate in attività illecite. 

La prevenzione della deforestazione illegale passa dall’adozione di strumentazioni avanzate. Un bosco, situato nella contea di Covasna, è stato oggetto di una sperimentazione ed equipaggiato di un sistema di monitoraggio che può rilevare lo svolgimento di attività illecite. La smart forest solution è frutto del lavoro coordinato di Vodafone e della start-up Rainforest Connection che ha realizzato la strumentazione necessaria per raggiungere gli obiettivi.

L’equipaggiamento, dotato di sensori acustici, può connettersi al network della compagnia telefonica e inviare i dati immagazzinati, mediante un cloud, al centro di monitoraggio regionale o nazionale. Il raggio di azione di ogni dispositivo è pari a un chilometro e consente di proteggere 3 chilometri quadrati di foresta. Il problema, però, è che le iniziative di questo genere sono ancora limitate e poco diffuse.