Legge più greenL’Europa inasprisce le pene per chi inquina

La Commissione Ue ha adottato una proposta per una nuova direttiva per contrastare i crimini ambientali. Tra le novità, la proposta di punire gli autori dei reati più gravi con la reclusione fino a 10 anni

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Si rafforza la lotta dell’Unione europea ai crimini contro la natura, problema che minaccia biodiversità, salute e economie globali. Lo scorso 15 dicembre, la Commissione europea ha adottato una proposta per una nuova direttiva Ue (il testo passerà ora al vaglio di Parlamento e Consiglio) per reprimere la criminalità ambientale, definendo nuovi reati ambientali, come commercio illegale di legname, riciclaggio illegale di navi o estrazione illegale di acqua, chiarendo le definizioni esistenti di reati ambientali e rafforzando l’efficacia della cooperazione in materia di applicazione della legge. Per i reati più gravi – che causano o sono in grado di causare la morte o lesioni gravi a una persona – si prevede la reclusione fino a dieci anni.

«In un momento in cui la comunità internazionale discute del reato di ecocidio, un livello elevato di protezione ambientale è importante non solo per le generazioni attuali, ma anche per quelle future, mentre raddoppiamo i nostri sforzi per combattere il degrado ambientale», ha dichiarato il Commissario europeo per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, Virginijus Sinkevičius.

I crimini contro l’ambiente rappresentano oggi il quarto tipo di attività illecita più diffuso al mondo, con un tasso di crescita annuale che oscilla tra il 5 e il 7 per cento, dopo traffico di essere umani, sostanze stupefacenti e contraffazione. Garantendo guadagni assimilabili a quelli del traffico illecito di stupefacenti, i delitti ambientali sono molto redditizi e per di più sanzionati con pene leggere: inoltre, rispetto ai loro “cugini”, è meno frequente che vengano perseguiti. «Tali fattori li rendono molto allettanti per i gruppi della criminalità organizzata», si legge in una nota della Commissione.

 Tra i reati ambientali i più impattanti sono il mercato illecito di rifiuti (valore annuale che si aggira tra 4 e 15 miliardi), commercio illegale di legname (che favorisce il già grave problema della deforestazione) e di fauna selvatica (valore stimato 7-9 miliardi di euro), la cattura e l’uccisione di oltre 11 milioni di uccelli nell’area mediterranea. Tutto questo comporta perdite economiche che raggiungono, ogni anno, 230 miliardi di euro.

Al momento dell’entrata in vigore, la nuova direttiva abrogherà la precedente Direttiva sui reati ambientali 2008/99/CE adottata nel 2020 dalla Commissione Ue, che si è rivelata inadeguata a causa del numero di casi di reati ambientali perseguiti con successo troppo basso, delle sanzioni considerate insufficienti per costituire un deterrente e della debolezza della cooperazione transfrontaliera. 

La direttiva, che se diventerà legge contribuirà a conseguire gli obiettivi del Piano di azione “Inquinamento zero”, al Piano di azione per l’Economia circolare e della Strategia sulla Biodiversità al 2030, sarà rafforzata dal Documento di orientamento “Contrasto dei reati ambientali e delle violazioni correlate”, che sostiene il lavoro di ispettori ambientali, agenti di polizia, doganieri, pubblici ministeri, giudici nelle attività di contrasto alla criminalità ambientale e alle relative violazioni. 

«Con questa nuova Direttiva, abbiamo un altro potente strumento per proteggere l’ambiente e, in definitiva, il nostro pianeta – ha concluso il Commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders – La proposta si basa sulle lezioni apprese e sull’esperienza acquisita negli anni passati e affronterà direttamente le cause profonde che hanno impedito alla protezione dell’ambiente di essere efficace come dovrebbe essere».