La tempesta perfettaPer Franco Bernabè la crisi dell’energia rientrerà presto

Per compensare l’aumento dei prezzi serviranno misure straordinarie ma temporanee. Secondo il presidente dell’ex Ilva, intervistato da Repubblica, sarebbe un paradosso chiudere le fabbriche mentre la domanda tira

Eli Hartman/Odessa American via AP

Il 2021 è stato l’anno dell’aumento vertiginoso dei prezzi dell’energia. Le quotazioni del gas hanno raggiunto livelli inediti e preoccupanti, obbligando i governi a misure straordinarie per contenere i costi. Il problema è che lo stesso scenario si presenterà anche per tutto il 2022. Secondo le analisi, non si tornerà alle quotazioni pre-pandemia prima del 2023.

Ma secondo Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia (ex Ilva) intervistato da Repubblica, «bastano misure temporanee di sostegno al sistema industriale italiano. In particolare, condizioni di acquisto dell’energia equiparate a quelle delle imprese di altri Paesi dove si è già intervenuti con gli aiuti». Servirà a evitare «il paradosso»,dice, di un Paese in cui si chiudono le fabbriche «mentre la domanda tira».

La crisi dei prezzi rischia di bloccare la ripresa dell’economia mondiale, ma l’ex amministratore delegato dell’Eni è fiducioso. «Il gas liquefatto arrivato in Europa con le navi americane e la prospettiva di rialzo delle temperature favoriranno la discesa dei prezzi nell’immediato». La Germania, aggiunge, sbloccherà anche il discusso progetto North Stream 2.

La situazione, continua, obbliga ad alcune riflessioni. Discolpa, almeno in parte la transizione energetica. La tempesta perfetta è il frutto di un raro «incrocio malefico» di combinazioni ambientali e geopolitiche, che vanno dal poco vento del Nord alla decisione della Russia di non immettere gas sul mercato spot, fino alla forte domanda asiatica e la scarsa offerta europea.

Il risultato è che, almeno nel breve periodo, «serve un approccio meno ideologico nella svolta green», ad esempio sarebbe opportuno «distinguere il gas dagli altri idrocarburi»: senza il gasdotto Tap, ricorda, «la crisi di queste settimane sarebbe stata più drammatica» e suggerisce di «riprendere la produzione del gas in Italia, anche perché oggi Italia ed Europa dipendono dalla Russia».

Il punto è che il futuro è green e non c’è da discutere. Resta da capire come arrivarci senza troppi sbalzi e senza compromettere crescita e lavoro. Come fare? «Con l’intelligenza umana che, sono sicuro, saprà ripetere il miracolo realizzato a suo tempo con le fonti fossili. La crescita non sarà sacrificata sull’altare dell’ambiente».