Strada di umanitàAll’inizio del 2022 l’Italia avrà una nuova strategia nazionale Lgbti, dice Elena Bonetti

La ministra per le pari opportunità e la famiglia spiega a Linkiesta in anteprima il piano del governo per combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere: «Si arriva a questo risultato superando quelle fratture che anche su questi temi hanno diviso il nostro Paese»

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Dopo un’attesa di ben sei anni, nell’arco della quale è venuta anche a cadere ultimamente la bocciatura del ddl Zan in Senato, il Governo è pronto ora a varare una nuova strategia nazionale Lgbti sulla falsariga di quella della Commissione Europea nel novembre 2020, indicando misure atte a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. 

Strategia che sembra essere particolarmente a cuore al presidente del Consiglio, se questi il 9 dicembre, parlando di quella già nota e anch’essa imminente sulla parità di genere, ne rimarcava a sorpresa l’importanza quale «piano nazionale d’azione […] per combattere tutte le forme di intolleranza e discriminazione, comprese quelle fondate sull’orientamento sessuale». Importanza, invero, mai sfuggita ad alcune associazioni Lgbti a partire da quella radicale Certi Diritti, che non a caso, all’indomani dell’accennato affossamento del ddl Zan, si è fatta promotrice dell’inequivoca petizione online Subito una Strategia per l’uguaglianza delle persone Lgbti in Italia

Di questo documento di 30 pagine, che, al momento ancora non pubblico, individua azioni e obiettivi per sei assi prioritari (Lavoro e Welfare, Sicurezza, Salute, Educazione/Formazione/Sport, Cultura/Comunicazione/Media e Data Base/Monitoraggio, Valutazione), ne parliamo oggi in anteprima esclusiva con la ministra per la Famiglia e le Pari Opportunità Elena Bonetti.

Dopo anni di attesa e pressanti richieste l’Italia avrà ben presto una nuova Strategia nazionale Lgbti. Cosa prova nel sapere di essere riuscita in ciò in cui hanno fallito o non hanno voluto riuscire i suoi predecessori?
Indubbiamente un senso di grande soddisfazione, ma soprattutto consapevolezza di un percorso ampiamente condiviso, che ha attivato tavoli con le istituzioni, con il mondo delle associazioni e con la società civile, che nel nostro Paese mettono in campo l’imprescindibile impegno per dare piena attuazione al riconoscimento della dignità di ogni singola persona umana e, in particolare, contro ogni forma di discriminazione. Nel caso specifico, quelle verso le persone Lgbti. E poi tutto il lavoro di condivisione con le amministrazioni locali. Io credo che questo sia il modo giusto: una co-progettazione che viene portata a compimento come una scelta di Paese e non è quindi una scelta di una parte. Con la Strategia possiamo tutti non solo dire che abbiamo fatto un passo importante, ma che la grande responsabilità adesso è attuarla, darle corpo.

Ieri è scaduto il termine ultimo per la presentazione di eventuali osservazioni proprio da parte di amministrazioni regionali e locali. Ce ne sono state tali da stravolgere il testo?
C’è stata un’ampia risposta, che s’inserisce proprio all’interno di questo percorso di condivisione, di contributi e di dialogo, che nasce nel 2020 con la ricostituzione del tavolo delle associazioni, come riportato nella Strategia. Si definisce anche una governance del processo già nella fase della scrittura della Strategia: dunque non un documento calato dall’alto, ma un documento che nasce dall’incontro dell’esperienza delle associazioni con quella delle amministrazioni e delle istituzioni. Mi permetto di ricordare che si arriva a questo risultato superando quelle fratture che anche su questi temi hanno diviso il nostro Paese. In un momento in cui siedono nel Governo forze politiche di quasi tutto l’arco parlamentare e con sensibilità diverse, si è riusciti a portare a termine un percorso di condivisione e ricomposizione delle posizioni. Ciò è avvenuto nell’ottica del comune, fondamentale obiettivo di eliminare ogni forma di discriminazione e violenza verso le persone Lgbti e di attuare così quei processi che sono necessari a ogni democrazia.

Quando sarà varata ufficialmente la Strategia?
Conto che entro l’inizio del 2022 la Strategia sarà adottata.

Nella Strategia si rileva l’assenza di un cronoprogramma sulle azioni da perseguire. Si è forse preferito restare sul vago nell’impossibilità di individuare le opportune tempistiche?
Nient’affatto. Questa è una Strategia che dà una direzione di politiche attive e promozione dei diritti di tutte e tutti. Seguirà poi la costituzione della sua governance tra la cabina di regia politica e un tavolo tecnico, nel quale verranno definite le azioni conseguenti, puntualizzate con gli indicatori e il monitoraggio che, d’altra parte, è previsto e voluto dalla Strategia. Non è dunque una volontà di vaghezza, al contrario è la volontà di dare un documento d’indirizzo per le politiche attive, a cui deve seguire una programmazione tecnica che contenga nelle azioni, tempistiche e monitoraggio. 

Siamo reduci dal vergognoso affossamento del ddl Zan e da un dibattito non sempre felice al riguardo. La Strategia dedica ampio spazio alle azioni di contrasto e prevenzione di violenza e discriminazione omo-lesbo-bi-transfobica secondo un indirizzo positivo di formazione, monitoraggio, implementazione delle strutture di accoglienza soprattutto laddove si parla di Sicurezza. È bastevole?
È chiaro che la Strategia non ha per sua natura una finalità d’intervento normativo, che compete invece all’attività del Parlamento. Nell’Asse prioritario Sicurezza abbiamo individuato una serie di azioni positive, volte a creare processi che prevengono la violenza e la contrastano proteggendo al tempo stesso le vittime. Proprio relativamente a quest’ultimo aspetto, la Strategia mette in campo alcune misure concrete. Sia quelle che, nella fase basilare della formazione, riguardano tutti gli operatori attivi nel contrasto alla violenza omo-lesbo-bi-transfobica, sia quelle miranti alla costituzione di case rifugio per vittime di tale violenza e di specifici centri antiviolenza e antidiscriminazione verso le persone Lgbti. Le vittime di violenza, non si smetterà mai di ribadirlo, necessitano di strutture e percorsi a loro dedicati. Penso poi all’attenzione posta dalla Strategia in maniera trasversale nei confronti dei minori Lgbti, che necessitano di un ulteriore accompagnamento.

Si parla anche altrove di questa duplice azione di prevenzione e contrasto?
Certo. Accanto alla parte sulla Sicurezza c’è quella, altrettanto importante, di carattere educativo per prevenire il fenomeno della violenza. Ci si rifà sostanzialmente  all’affermazione primaria della nostra Costituzione, la quale impone che al riconoscimento della dignità di ogni persona umana deve corrispondere una responsabilità sociale. E, quindi, educazione al rispetto e al linguaggio non violento. Tutto questo fa sì che la Strategia presti particolare attenzione al linguaggio dei media e dei social, anche per intercettare fenomeni nuovi e sempre più diffusi come il cyberbullismo. Terzo tema è quello del lavoro, perché non basta prevenire e proteggere. Bisogna promuovere autonomia, indipendenza, libertà per le persone Lgbti, che possono essere spesso vittime di discriminazione. Ci sono azioni positive importanti nel mondo del lavoro, che chiedono anche un concerto con le parti sociali e il mondo aziendale, a partire dalla promozione del diversity management.

All’ultimo tavolo coi vertici dell’Unar la stragrande maggioranza di rappresentanti delle associazioni, a partire da Franco Grillini, ha espresso apprezzamento per il testo sottoposto. Non è mancata tuttavia qualche voce fortemente critica, che ha lamentato l’assenza della questione famiglie omogenitoriali. Si giudica colpevole di un tale silenzio?
Non è così. Nessun silenzio. La Strategia parte dal primario diritto dei minori e dalla tutela del loro superiore interesse, a cui deve seguire la responsabilità genitoriale. Per questo la Strategia individua nell’ambito del lavoro la messa a punto di specifiche misure di welfare aziendale per nuclei familiari omogenitoriali. Faccio presente che, pur non avendo diretta connessione con la Strategia, l’assegno unico e universale in vigore da gennaio, siccome si rivolgerà a tutti i bambini e le bambine, non farà alcuna distinzione in tema di genitorialità. D’altra parte, ulteriori interventi normativi non competono alla Strategia ma al legislatore.

Ministra, a breve si avranno due Strategie nazionali, quella di contrasto alla violenza maschile contro le donne e quella Lgbti. Si può dire che c’è un nesso fra le due, anche in considerazione che misoginia e omo-lesbo-bi-transfobia hanno una comune matrice sessista, maschilista, patriarcale?
Sono strategie che contrastano le forme di violenza, che negano la dignità della persona umana e s’inseriscono tra le subculture di prevaricazione e discriminazione. Sono però due Strategie diverse, trattandosi di fenomeni diversi che necessitano quindi di strumenti diversi e risposte specifiche. Anche per quanto riguarda la Strategia Lgbti è importante insistere sulla rete territoriale, che può portare avanti strumenti di protezione e politiche antidiscriminatorie. Si tratta di strategie da coordinare con il livello territoriale dell’Oscad e con tutti gli organismi competenti in materia. E poi occorre avere un approccio strutturale come, ad esempio, abbiamo iniziato a fare con i finanziamenti alle case rifugio e ai centri antidiscriminiazione per persone Lgbti. La strada l’abbiamo tracciata, ed è una strada di umanità.

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