Casta AwayIl Popolo della Scala e altre assurdità di cui non abbiamo bisogno

Auspicare la rielezione di Mattarella al Quirinale e la permanenza di Draghi a Palazzo Chigi non significa desiderare il commissariamento della politica e il prolungamento dello stato di emergenza all’infinito, ma l’esatto contrario. Diffidare dalle santificazioni premature

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​​Forse, in futuro, sarà il caso di trovare una via di mezzo, giusto per evitare il rischio di passare direttamente e senza preavviso dalle invettive contro la casta, le élite e l’establishment – che avrebbero reso ormai la politica sorda alle sofferenze del popolo – alle esibizioni di pubblica commozione per gli applausi tributati a Sergio Mattarella dalla platea della Scala di Milano. Con fior di analisi a soppesare numero e intensità delle voci levatesi da quell’augusto consesso a invocare il «bis», quasi fosse davvero un campione rappresentativo degli italiani, e una dimostrazione attendibile di quale sia l’autentica volontà popolare.

Non c’è bisogno di rimpiangere i tempi in cui il movimento studentesco andava a tirare uova contro pellicce, smoking e abiti da sera davanti all’ingresso del teatro, per trovare qualcosa di eccessivo nel modo in cui giornali e telegiornali hanno dato conto di un simile episodio. E anche chi, come me, pensa che un «bis» di Mattarella sarebbe di gran lunga la soluzione migliore per il Quirinale, anzitutto come garanzia di una serena permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura, dovrebbe diffidare di certi riflessi condizionati. 

Il fatto è che c’è un nesso strettissimo, da sempre, tra la retorica populista contro i partiti e l’esaltazione del salvatore della patria chiamato di volta in volta al Quirinale o a Palazzo Chigi per risolvere quel che i partiti avrebbero incasinato (anche quando, con ogni evidenza, sono stati proprio i partiti a scovare e mettere in condizione di operare i suddetti salvatori della patria).

Proprio chi sogna il ritorno a un fisiologico confronto tra destra e sinistra dovrebbe tenersi lontano da entrambe quelle tendenze: perché le campagne contro il parlamento dei peggiori sono perfettamente complementari alla retorica sul governo dei migliori. 

Auspicare la rielezione di Mattarella e la permanenza di Draghi a capo dell’esecutivo, infatti, non significa desiderare il commissariamento della politica e il prolungamento dello stato di emergenza all’infinito, ma l’esatto contrario. È per uscire dall’emergenza, e per ricostruire un sistema politico capace di trovare i necessari accordi e compromessi senza bisogno di essere sul ciglio del burrone, che occorre creare le condizioni affinché Draghi e Mattarella possano portare a termine il loro compito. 

Le santificazioni premature sono spesso la premessa necessaria per successive e altrettanto ingiustificate demonizzazioni. Molti presidenti della Repubblica hanno conosciuto simili alti e bassi, e figurarsi se non lo sa Mattarella, per il quale i cinquestelle arrivarono a chiedere la messa in stato d’accusa appena tre anni fa.