Convention sul futuro del pianetaLa transizione ecologica ha bisogno di pragmatismo

Il segretario di Radicali Italiani, Massimiliano Iervolino, ha organizzato per sabato 11 dicembre, a Roma, un incontro tra le forze moderate e ambientaliste italiane per discutere dell’emergenza climatica, fare fronte comune e trovare soluzioni concrete a problemi che non possono più aspettare

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«La transizione ecologica ha bisogno di molto pragmatismo». Solo andando dritti al punto e al cuore della materia, dice il segretario di Radicali Italiani Massimiliano Iervolino, la politica può venire a capo dell’emergenza climatica.

Iervolino sottolinea più volte i termini di urgenza e unità d’intenti con cui la politica ha bisogno di trattare la questione ambientale. «Noi Radicali ne sentiamo l’impellenza, per questo abbiamo convocato per l’11 dicembre a Roma una convention sulla transizione ecologica dal titolo “Hic et Nunc”», dice.

Al fianco di Iervolino, per parlare della rivoluzione verde, ci saranno Roberto Cingolani, ministro della Transizione Ecologica; Marco Bentivogli, coordinatore nazionale Base Italia; Enrico Letta, segretario del Partito democratico; la senatrice Emma Bonino; la deputata di FacciamoEco Rossella Muroni; Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde; Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente e tanti altri ospiti.

Iervolino usa un’immagine chiarissima per parlare del modo in cui va affrontato il tema ambientale: «Dobbiamo superare gli steccati ideologici», dice, indicando la necessità di superare gli estremismi e le strumentalizzazioni che non permettono la ricerca e l’attuazione delle azioni necessarie a determinare un cambiamento concreto.

«Il pianeta si trova di fronte a una sfida ambientale dove noi possiamo essere i migliori alleati o i peggiori nemici di noi stessi», dice Iervolino. Poi aggiunge: «Bisogna superare le antipatie personali, la cura del proprio orticello e tutto quel che frena la nascita di un luogo in cui discutere tutti insieme di ambiente, di riscaldamento globale e dell’elevato debito ecologico che attanaglia il nostro Paese. Non possiamo pensare che ognuno di noi, preso singolarmente, possa essere all’altezza di una sfida globale di questa entità».

L’Italia grazie al Next Generation Eu ha progetti per circa 70 miliardi di euro da destinare proprio alla transizione ecologica. Ma non è così scontato che l’esito finale sia quello previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

«Quel piano è tarato su un obiettivo europeo di riduzione delle emissioni da raggiungere entro il 2030, -55%, e non possiamo permetterci di perdere quei progetti. Quando parlo di pragmatismo e mettere da parte l’ideologia intendo dire proprio che, purtroppo, ad oggi non è detto che si riescano a raggiungere i traguardi prefissati. In primo luogo perché in Italia la burocrazia è spesso un freno, come dimostrano le tante limitazioni poste agli imprenditori che vogliono investire nelle rinnovabili, pur sapendo che nei prossimi anni doppiamo moltiplicare per un fattore dieci la nostra capacità produttiva di energia da fonti rinnovabili», dice Iervolino.

È vero che l’Italia pesa solo per l’1% nel calcolo totale delle emissioni globali, però è un Paese particolarmente esposto alla crisi climatica. Invertire la tendenza, aggiunge il segretario di Radicali Italiani, è fondamentale: «Nella seconda metà del secolo il riscaldamento globale potrebbe costare all’Italia ogni anno l’8% del Pil. Messa in questi termini si comprendono gli elevatissimi costi economici e sociali di una transizione ecologica non fatta a dovere».

Gli impatti climatici colpiscono tutti i settori economici – dal turismo all’agricolutra, dalle infrastrutture a qualsiasi altro campo – con miliardi di euro di danni diretti e indiretti che andrebbero a gravare su un’economia italiana già piuttosto debilitata.

Per questo, suggerisce Iervolino, gli ambientalisti devono fare in fretta il massimo sforzo per trovare un terreno comune, come già avviene in altri Paesi: «L’esempio della Germania è perfetto: la cosiddetta coalizione semaforo, il governo tra liberali, socialisti e ambientalisti, è sicuramente un esempio da seguire. Ma per renderlo reale in Italia c’è un urgente bisogno di allargare il fronte ecologista, ed è quel che cercheremo di fare sabato, dove proveremo a capire tutti insieme su quali temi possiamo fare fronte comune».

Non c’è solo la politica in prima linea nella sfida posta dall’emergenza climatica. Anche i giovani, le associazioni, le aziende private e altri soggetti possono fare la loro parte. Ma con ruoli diversi.

«I giovani, quelli su cui la crisi climatica avrà un peso maggiore, hanno il dovere di pungolare costantemente tutte le altre categorie, creare consapevolezza e far capire in tutti i Paesi industrializzati l’importanza della lotta contro l’emergenza climatica», dice Iervolino.

Discorso diverso, infine, per il settore privato: «Le grandi industrie – conclude il segretario di Radicali Italiani – sono i primi grandi protagonisti, probabilmente. La transizione ecologica non si può fare senza una nuova rivoluzione industriale, e per farla le imprese dovranno stare al centro di ogni discorso e guidare questa transizione».

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