No WallsIl discorso del Papa sui migranti e la nostra paura del diverso

«È triste sentir proporre l’impiego di fondi comuni per costruire muri», ha detto Bergoglio. Anche perché nessun muro della storia del mondo si è rivelato inespugnabile o risolutivo: un mondo diviso è un mondo semplificato e più cattivo

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«Il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato, e la dignità di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto», ha affermato il Papa a Lesbo, nell’isola greca dove è tornato proprio per incontrare i tanti profughi che lì vivono in condizioni disumane. «È triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri, per costruire fili spinati» – ha proseguito Bergoglio – «certo, si comprendono timori e insicurezze, difficoltà e pericoli. Si avvertono stanchezza e frustrazione, acuite dalle crisi economica e pandemica, ma non è alzando barriere che si risolvono i problemi e si migliora la convivenza. È invece unendo le forze per prendersi cura degli altri secondo le reali possibilità di ciascuno e nel rispetto della legalità, sempre mettendo al primo posto il valore insopprimibile della vita di ogni uomo, di ogni donna, di ogni persona».

Che siamo nell’epoca dei muri e dei fili spinati non è sfuggito al pontefice e non è sfuggito a molti, tanto che la Commissione europea si è trovata a dover ribadire attraverso un suo portavoce che il bilancio Ue non finanzierà né muri né recinzioni per proteggere le frontiere esterne sebbene ne abbia ricevuto richiesta da ben 13 Stati membri. Ma anche per via della comparsa di alcune notizie riportate dai media polacchi, secondo le quali le barriere in costruzione in Polonia e nei Paesi Baltici al confine con la Bielorussia saranno finanziati proprio dal bilancio europeo 2022 con un impegno di 20milioni di euro.

Di certo non sono interessato a contribuire a innalzare il muro di parole scritte e dette nei giorni scorsi sulla vicenda dei migranti provenienti per lo più dal Medio Oriente al confine bielorusso-polacco, per quanto vorrei aggiungere che seppur fossero solo poche migliaia, erano comunque migliaia di persone che sono state lasciate al freddo nei boschi dove, oltretutto, un bambino è morto assiderato. E non sono interessato neanche a soffiare sulle polveri dei numeri: secondo i dati resi pubblici da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, gli attraversamenti illegali nell’Ue registrati nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati 160.000, un +70% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

Mi interessa parlare di muri e di filo spinato. E più nello specifico, indagare le ragioni che ci spingono a ritenerli una misura realmente utile nonostante l’uso della ragione e la conoscenza della storia ci dicano il contrario. Quanti come me hanno sentito dire, credendoci, che la muraglia cinese è l’unico manufatto dell’uomo che si vede dalla Luna? Ecco, pur sapendo che si tratta di una delle più famose notizia fake della storia, non riusciamo a rimuovere l’idea dalle mente. Custodiamo la convinzione di aver costruito un muro con delle dimensioni talmente imponenti da poterlo vedere a occhio nudo dalla Luna perché è una suggestione potente che racconta la nostra forma mentis. Per questo continua a essere una credenza diffusa, tanto da doverla spesso smentire.

Come è vero che nessun muro può essere visto da così lontano è altrettanto vero che nessun muro si è rivelato inespugnabile, tanto meno risolutivo. Si tratta unicamente di palliativi temporanei alle nostre paure, tra l’altro costosissimi in termini di manutenzione, sorveglianza e impatto ambientale.

Senza contare l’inestimabile e tragico costo di vite umane che tuttavia preferiamo dimenticare, allontanandone il peso dalle nostre coscienze, pur di non affrontare, risolvendoli una volta per tutte, i nostri limiti nel rapporto con l’altro. Con il diverso. Ma, se da un lato la struttura protosociale del nostro cervello ci spingerebbe naturalmente verso l’altro e il diverso, oltre i freddi muri della nostra individualità, dall’altro la nostra spinta verso di esso può essere interrotta, deviata. Può subentrare la distrazione indotta dalla comunicazione contemporanea e dalle manipolazioni di chi sfrutta cinicamente le paure per portare avanti un’agenda d’odio. E la rappresentazione più concreta ed evocativa di queste paure è la richiesta di nuovi muri.

Un mondo diviso è un mondo semplificato, più debole, più nervoso e più cattivo. Al contrario gli scambi e gli incontri rendono le cose più complesse, e dunque più forti e coese. La gratitudine che possiamo trovare negli altri, nella scoperta di appartenere a un Tutto, ha il potere di abbattere anche quei muri che abbiamo nella testa, e che sono la premessa di quelli fisici.

Il percorso della gratitudine ci apre al mondo e al suo intero popolo, l’umanità, nella consapevolezza che facciamo tutti parte dello stesso tessuto collettivo, che ognuno può contribuire a rendere l’Insieme più complesso e dunque più forte; ma non deve avere paura del contatto con l’altro.