In assenza E se il pranzo di Natale fosse a distanza, in videoconferenza, come sarebbe?

L’anno scorso era necessario. Quest’anno, volendo, potremmo scegliere consapevolmente di fare un consesso digitale. Meno ansia da prestazione, meno cura maniacale per ogni piccolo dettaglio, più tranquillità e più concentrazione sulla bontà del cibo. A che cosa siamo disposti a rinunciare?

Ventuno sono i mesi passati dall’inizio del cambiamento. Un tempo infinito, che ci sembra molto più lungo perché buona parte l’abbiamo passato da soli, senza fare una cosa che ci contraddistingue come esseri umani: stare in mezzo alla gente. Socializzare ci aiuta a sciogliere i nodi mentali, a conoscere nuovi mondi, ad appassionarci, a contaminarci con le persone, a rivivere con loro momenti tristi e felici del nostro passato e a generarne di nuovi, che un giorno ricorderemo con un’emozione pari o superiore a quella provata in quel momento.

Se ci sono occasioni in cui, per nostra volontà, ci integriamo in una cerchia di persone, ce ne sono altre che non possiamo fare proprio a meno di evitare: le tanto agognate – per alcuni in particolare, vedi la voce single – feste comandate. Ogni anno, nel giorno del 25 dicembre, si ripetono alcune domande a cui abbiamo fatto l’abitudine: “e la/il fidanzata/o, quando la troviamo?”, “ma tu, di preciso, che lavoro fai?”, “che cos’hai ricevuto quest’anno?” e l’immancabile “avete uno schiaccianoci in più?”.

Se anche in questo 2021 (e oltre) non possiamo esimerci dal rispondere a queste domande, possiamo però fare un gioco per sovvertire le monotone abitudini che si ripetono con cadenza annuale.

E se il pranzo di Natale fosse a distanza, in videoconferenza, come sarebbe? Cambierebbe qualcosa?

Proviamo a immaginarcelo già dalla preparazione dei pasti.

L’ansia da prestazione scaturita dalla riproduzione delle iconiche ricette della mamma e di quelle storiche della nonna verrebbe a mancare, a favore di un miglior stato d’animo generale nel pasto, tra critici gastronomici sempre invitati e presenti ma non desiderati e l’ansia di chi, quel giorno, ha provato a far rivivere almeno per un momento il desiderio culinario di una vita.

Se il momento topico si spostasse davanti a uno schermo e non davanti agli occhi dei commensali, altro dettaglio che andrebbe magicamente a scomparire sarebbe quella maniacale cura dei dettagli che ogni anno tutte le famiglie dedicano alla mise en place dell’attesissima tavola di Natale, ancor di più dall’avvento di Cortesie per gli Ospiti. Niente più sveglie presto per mettere sul fuoco lunghe preparazioni, ma nemmeno per condire la tovaglia con centrotavola unici ed esclusivi. Se in questa variante alternativa del pranzo di Natale, finora, sono stati i vantaggi a emergere, è perché non abbiamo ancora parlato del momento principale della giornata: il pranzo.

Partiamo dai pro che avrebbe organizzarlo in videoconferenza.

Avete presente quei fastidiosissimi pizzicotti che abbiamo ricevuto da bambini, quei momenti di visibile imbarazzo che insorgono con parenti di cui non conosciamo più nulla o quelle situazioni in cui non possiamo esimerci dall’assaggiare pietanze che sappiamo già di non apprezzare?

Ecco, in un pranzo di Natale a distanza, potremmo godere della sola felicità di stare a tavola, nel senso più schietto, culinario e comfort della parola. Potremmo concentrarci maggiormente sul cibo – che ci piacerebbe per ovvii motivi, perché a quel punto l’organizzazione si sposterebbe da nucleo plurifamiliare familiare – e meno sui parenti che incontriamo in modo saltuario nella nostra vita, con cui comunque potremmo dialogare e scambiare due chiacchiere tra un risotto e un cosciotto. Potremmo stare ai nostri orari e non a quelli di una tavolata da 15-30 persone e, non è da poco, organizzarci in modo diverso la nostra giornata. Nel caso la zia di turno ci tenesse che anche in un Natale a distanza noi dovessimo assaggiare quello che ha cucinato – e noi sappiamo già a priori di non gradirlo – ci troveremmo a fingere un assaggio, a sorridere a 32 denti come se quel boccone fosse desiderato dall’altro Natale, e a dire “è come quello dell’anno scorso, non è cambiato”. Il che può significare da un lato un apprezzamento – per la cuoca di turno – e dall’altro una critica per il nipote assaggiatore. Con il senno di poi, forse, non occorrerebbe nemmeno inscenare quest’episodio perché la scarsa connessione di rete, proprio in quel momento, ci verrebbe in aiuto, salvandoci in calcio d’angolo.

Quanti contro ci sarebbero a non riunirsi attorno alla stessa tavola imbandita il 25 dicembre?

Tantissimi.

Il pranzo di Natale è l’apoteosi della convivialità e dello stare in famiglia – quella nostra, acquisita o, perché no, di tutte e due – due concetti dai quali ci siamo slegati fisicamente ma non spiritualmente in questi ventuno mesi. Con il sempre minor tempo che abbiamo a disposizione, quest’occasione rimane una delle poche in cui possiamo vedere i nostri cugini e nipoti, gli zii e i nonni e vederci in videoconferenza, no, non sarebbe la stessa cosa. È ormai un dato di fatto che parlare attraverso uno schermo non possa trasmettere le stesse emozioni di un discorso ravvicinato: per l’impedimento a stabilire un contatto fisico con la persona, per via del ritardo vocale e, di conseguenza, per l’impossibilità a sviluppare un discorso articolato, che vada oltre alle domande preimpostate.

Inoltre, ogni 12 mesi, e questo non è un dettaglio, mangiamo piatti che ricordiamo fino all’anno successivo, per importanza digestiva e concettuale, per il significato che questi hanno rivestito per i nostri genitori e rivestiranno per noi, che già li apprezziamo ma impareremo a venerarli quando sarà l’ora di mettersi ai fornelli anni e anni dopo per replicare il risultato finale. Se questo momento si spostasse a distanza, molto probabilmente, non avremmo il desiderio di allestire un lauto pranzo, composto da tartine con burro e salmone, pasta al forno, cotechino e lenticchie e pandoro con crema al mascarpone. Facendo una riflessione a posteriori, si tratta di una sfilata gastronomica di 3-4 ore senza precedenti nei 364 giorni a precedere e in quelli a venire. L’unica grande eccezione è rappresentata dal cenone di Capodanno.

Ma volete mettere l’atmosfera casalinga che solo una ghirlanda, un albero e un presepe sanno dare? Anche questi elementi potrebbero scomparire, magari sostituiti da stickers sullo sfondo dello schermo.

Avete ancora dubbi su quale variante preferireste?