L’ira di BruxellesPer entrare in Italia dagli altri Paesi Ue, servirà il tampone anche ai vaccinati

Chi arriva dall’Unione europea e non è vaccinato dovrà rimanere in quarantena per cinque giorni, oltre a effettuare un test, che però sarà obbligatorio anche per chi ha fatto il vaccino. Il governo così compra tempo contro la diffusione della variante Omicron. E nonostante le critiche della Commissione, presto altri Stati prenderanno le stesse decisioni. Il Portogallo lo aveva già fatto

L’Italia blinda i confini in vista delle festività natalizie. E per arginare la corsa della variante Omicron, alza il muro difensivo alle frontiere. Anche per chi proviene dagli altri Paesi europei. E anche per chi è vaccinato.

Dal 16 dicembre chi arriva in Italia da tutti i Paesi dell’Unione europea e non è vaccinato dovrà rimanere in quarantena per cinque giorni, oltre a effettuare un test antigenico nelle 24 ore precedenti all’ingresso, oppure molecolare nelle 48 ore precedenti. Il test è obbligatorio anche per i vaccinati.

Le nuove regole, contenute nell’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza e condivisa dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sono state varate nel giorno in cui il governo ha deciso anche di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 marzo 2022, e saranno valide fino al 31 gennaio 2022.

Norme severe, che però hanno suscitato l’ira della Commissione Ue. Tanto che la vice presidente Vera Jourová in serata ha detto: «L’Italia deve spiegare». «Quando gli Stati membri introducono condizioni aggiuntive» al Green Pass «o rendono le condizioni più severe, come nel caso dell’Italia e del Portogallo», ha aggiunto al termine del Consiglio Affari Interni, la stretta «deve essere giustificata sulla base della situazione reale».

Il Portogallo era stato il primo Paese a scegliere di imporre un tampone anche ai vaccinati in arrivo da altri Stati dell’Unione. Quella italiana però è una scelta pesante, perché adottata da uno dei Paesi fondatori dell’Ue, per giunta ora governata dall’ex governatore della Bce, Mario Draghi. «Immagino che questa scelta verrà discussa al Consiglio europeo» di giovedì, ha detto la commissaria Jourova, «perché queste decisioni individuali degli Stati membri riducono la fiducia delle persone sul fatto che ci siano condizioni uguali ovunque in Europa».

Il ministro Speranza, preoccupato per l’impennata di casi di Covid-19 e per l’aumento dei morti, è però convinto che sia «necessario e urgente» rinnovare le misure restrittive per chi arriva dai Paesi extraeuropei e aumentare il rigore anche nei confronti dei viaggi dall’Europa.

Il provvedimento prevede che chi arriva da «Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco» e non è vaccinato rimanga cinque giorni in isolamento fiduciario. Chi invece ha ricevuto il vaccino deve aver effettuato il test prima di entrare in Italia. La regola vale anche per gli italiani che vanno all’estero al momento di tornare in patria.

Per chi arriva da tutti gli altri Stati, italiani compresi, se non si è vaccinati la durata della quarantena è di dieci giorni. Chi invece è vaccinato deve effettuare «un test molecolare nelle 72 ore antecedenti all’ingresso» oppure «un test antigenico nelle ventiquattro ore antecedenti all’ingresso». Per chi arriva «dalla Gran Bretagna e dall’Irlanda del nord il test molecolare deve essere effettuato nelle 48 precedenti all’ingresso».

Il governo ha deciso anche di prorogare fino al 31 marzo il Green Pass rafforzato in zona bianca che scadeva invece il 15 gennaio. Un stretta ulteriore decisa per tentare di frenare la risalita della curva epidemiologica.

Secondo quanto scrive Repubblica, a convincere il governo ad alzare una barriera ancora più robusta alle frontiere sarebbe stata una “flash-survey” condotta dall’Istituto superiore di sanità per fotografare la diffusione della variante Omicron nel Paese. Il campionamento, effettuato in tutte le venti Regioni italiane in 24 ore, sarà pubblicato oggi e presenta due dati solo apparentemente in contraddizione. Primo: la circolazione del nuovo virus è al momento poco sotto l’1%. Secondo: i casi sono cresciuti in pochi giorni in modo esponenziale. Per questo, non c’è tempo da perdere.

Anzi, l’obiettivo è comprare tempo, sfruttare il vantaggio rispetto ad altri partner continentali, già invasi dalla Omicron. Coprire nel frattempo con la terza dose, unico argine reale alla nuova variante, la fetta della popolazione più a rischio. E salvare quante più vite possibile.

La Omicron diventerà dominante, ormai è quasi una certezza. Ma anche solo rallentare questa curva con test alle frontiere risulta decisivo. Ogni dieci giorni guadagnati, l’Italia è capace di somministrare 4,5 milioni di booster, mettendo al sicuro cittadini che altrimenti con due dosi avrebbero una significativa probabilità di contagio. E poi nelle prossime ore altri Paesi europei seguiranno l’esempio italiano. Il Portogallo l’ha già fatto, diverse capitali inaspriranno i controlli.