Al posto suoAltro che Quirinale, la buona notizia è che Draghi ha ripreso in mano il governo

In conferenza stampa il presidente del Consiglio ha parlato dei contenuti del decreto, senza rispondere alle domande sul Colle. Dimostrando così che è meglio che rimanga alla guida di un esecutivo «che va avanti bene»

Roberto Monaldo / LaPresse

Le sedute psicanalitiche dei commentatori sulla conferenza stampa di Mario Draghi ieri hanno girato su un interrogativo che non si scioglie: è in campo per il Quirinale o vuole restare a palazzo Chigi?

Nella conferenza stampa di ieri i cronisti non hanno scalfito il muro eretto dal premier («Non risponderò a domande sul Quirinale», aveva esordito), che è invece restato al merito delle questioni, la vaccinazione, le scuole aperte, la ripresa.

La sensazione è che il presidente del Consiglio abbia voluto e saputo riacciuffare il bandolo di una matassa che si è ingarbugliata tra i problemi reali e la corsa al Quirinale (che, ormai è chiaro, significa la sorte del suo governo).

Niente, bisogna prendere atto che la situazione è di estrema delicatezza, e che per questo Draghi non dirà mai «non andrò al Colle» né il suo contrario, e in fondo poco importa cosa egli desideri veramente nel suo intimo.

Ma poi, come potrebbe dire – non solo lui, ma chiunque – «non voglio andare al Quirinale?» E se tutto il Parlamento te lo chiede, che fai?

Tuttavia, parliamo di un’ipotesi ormai poco realistica, e non solo perché i parlamentari sanno che con l’ex presidente della Banca Centrale Europea al Colle si va dritti al voto, ma anche perché non c’è una sola forza politica che è su questa linea. Anzi, ieri da Silvio Berlusconi è arrivato informalmente una cosa che assomiglia a un ricatto: con Draghi al Colle esco dal governo. Mentre ritorna con una certa forza l’ipotesi del Mattarella bis, una possibilità che risolverebbe tutti i problemi e che non a caso è tornata a girare nel Palazzo considerando tutte le difficoltà (ivi comprese quelle legate alle malattie dei Grandi elettori della situazione).

In ogni caso ieri una nuvoletta è stata spazzata via: il premier è al suo posto alla guida di un «governo che va avanti bene» perché «c’è voglia di lavorare insieme a soluzioni condivise», per cui la mediazione, e in certi casi la ricerca dell’unanimità, è indispensabile.

E perché? Presto detto: perché l’emergenza è tutt’altro che finita, malgrado serva avere «fiducia», soprattutto sulla base dei risultati sin qui ottenuti: e insomma che il 90% degli italiani sia sia vaccinato non è un risultato da poco. E anche sulla scuola, la decisione politica di tenerla aperta è addirittura «fondamentale per la democrazia» e decisivo per non accrescere le disuguaglianze: con tutte le criticità, è una decisione che va difesa. Mario Draghi, dunque, governa: nessuno potrà giocare su una sua presunta “rilassatezza” perché con la testa altrove.

«Si dice che Draghi non decide più come prima», ha quasi ironizzato il premier riferendosi indirettamente a diversi commenti. Per sbuffare: «Beh, qui stiamo dando dimostrazione del contrario», dati alla mano. E in chiusura ha chiesto scusa, con aplomb britannico, per non aver tenuto una conferenza stampa la sera dell’approvazione del decreto: «C’e stata una sottovalutazione, da parte mia e di altri, delle vostre attese». Come a dire: scusate, non avevo capito che se non parlo io per voi è un problema…

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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