Spirale di interventismoIl controllo dei prezzi non è la giusta risposta all’inflazione

Quando i governi iniziano a calmierare i costi dei beni per evitare la perdita del potere di acquisto dei consumatori rischiano di aggravare il problema perché non permettono una corretta contabilità economica del mercato. E le decisioni efficienti sull’uso di risorse scarse diventano sempre più difficili da prendere

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In tutto il mondo, Italia compresa, i prezzi stanno aumentando. L’inflazione è tornata. Così come sono ricomparse le richieste di controllo dei prezzi. Temendo le proteste contro l’aumento del costo dell’energia, il governo francese ha fissato prezzi massimi per il gas e l’elettricità. La Turchia è stata colpita duramente dall’inflazione. In questo caso, una ragione è che anche la parvenza di indipendenza della banca centrale turca è stata eliminata – il presidente Erdogan determina quanto alti possano essere i tassi di interesse (e i tassi di interesse non sono altro che il prezzo del denaro). Con l’inflazione fuori controllo, lo Stato turco sta cercando di combatterla attraverso il controllo dei prezzi, peggiorando però la situazione. 

In Germania, il nuovo governo ha dichiarato che i prezzi dell’energia devono aumentare per proteggere l’ambiente. Tuttavia, non appena aumentano, viene chiesto al governo di dare soldi alle persone economicamente svantaggiate per alleviare l’onere finanziario derivante da prezzi più alti. Gli affitti in Germania sono stati calmierati perché stavano aumentando. I livelli salariali sono stati una questione dibattuta in campagna elettorale e Olaf Scholz è giunto alla cancelleria con la promessa di portare il salario minimo a 12 euro. I prezzi dell’energia, i salari, gli affitti: tutto è sempre più determinato dai politici, non dal mercato.

E più l’inflazione sale, più forte diventa l’intervento del governo, come dimostra il caso estremo del Venezuela, che soffriva di iper-inflazione da anni. In effetti, l’inflazione in Venezuela era più alta che in qualsiasi altra parte del mondo ed era così elevata da diventare pressoché incalcolabile. E poiché molti beni dovevano essere venduti a prezzi estremamente bassi – come stabilito dal governo – la gente accumulava beni di ogni tipo e spesso stava in fila per ore davanti ai negozi per poter comprare qualcosa, che poi rivendeva a prezzi molto più alti al mercato nero. Un esempio era la carta igienica, molto rara nei negozi. La ragione per cui era così difficile trovarla era che le aziende che la producevano erano costrette a venderla a un prezzo basso stabilito dallo Stato, mentre i costi di produzione continuavano a salire con l’inflazione alle stelle. Ovunque la carta igienica fosse disponibile a prezzi tenuti artificialmente bassi dal governo, si esauriva in un lampo. Molte persone hanno lasciato il loro lavoro perché i salari non riuscivano a tenere il passo con i prezzi in rapido aumento e guadagnavano molto di più come commercianti nel mercato nero, per esempio rivendendo carta igienica acquistata ai prezzi bassi voluti dal governo, realizzando così un elevato profitto sul grande mercato nero.

Il Venezuela fornisce un esempio perfetto di cosa succede quando un governo inizia a calmierare i prezzi dei beni ed è l’incarnazione stessa del termine “spirale di interventismo”, che è stato coniato dall’economista Ludwig von Mises.

Il libro di Mises Socialismo: analisi economica e sociologica venne pubblicato per la prima volta in tedesco esattamente 100 anni fa. Nel libro, dopo soli cinque anni che i comunisti avevano preso il potere in Russia, Mises ha dimostrato perché il socialismo non poteva funzionare. La sua tesi era la seguente: le società socialiste non hanno mercati, e quindi non hanno prezzi. Senza prezzi, la contabilità economica non è possibile e le decisioni efficienti sull’uso di risorse scarse diventano sempre più difficili da prendere. Secondo Mises, i prezzi sono indicatori di scarsità: senza la libera formazione dei prezzi, è impossibile misurare il costo di qualcosa. 

L’intuizione di Mises è stata confermata dagli sviluppi reali registratisi nei paesi socialisti. Prendiamo la politica degli alloggi, per esempio. Gli affitti nella Germania dell’Est erano così bassi perché lo Stato semplicemente ne proibiva gli aumenti. 

Ma il prezzo che gli inquilini dovevano pagare era salato: il 99 per cento degli appartamenti nella Germania Ovest aveva un bagno con vasca o doccia, contro solo l’80 per cento nella RDT. E mentre il 98 per cento degli appartamenti nella Germania Ovest aveva il proprio WC, solo il 73 per cento nella RDT lo aveva. Per di più, il patrimonio edilizio della Germania dell’Est era sempre più decadente e il 40 per cento degli appartamenti era considerato gravemente danneggiato e l’11 per cento era completamente inabitabile. Tutto questo era una conseguenza degli affitti fissati dallo Stato. 

Quindi, cosa possiamo imparare dalla storia? Che il controllo dei prezzi non è la soluzione a nessun problema: in realtà aggrava i problemi. Quando i governi iniziano a calmierare i prezzi dei beni, adottano pratiche socialiste (e sappiamo bene che le politiche socialiste hanno invariabilmente fallito negli ultimi 100 anni). Le previsioni di Mises, formulate un secolo fa, si sono rivelate corrette. 

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