Corona EconomyIl mito del «lascio il posto fisso e cambio vita», il secondo tempo del governo Draghi e il super Pil

Nella newsletter di questa settimana: l’identikit degli italiani che hanno lasciato il posto di lavoro, i dossier economici dell’esecutivo dopo la dura partita del Quirinale, la crescita dell’economia italiana e il crollo di Saipem. Ma anche la spinta anti-sindacale delle aziende americane e il pasticcere di Milano che chiude due giorni a settimana. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

LASCIO IL LAVORO PER APRIRE UN CHIRINGUITO?
Cosa ha spinto oltre mezzo milione di italiani a lasciare il posto di lavoro nel bel mezzo della crisi Covid? Tra luglio e settembre del 2021, si sono contate 524.417 dimissioni, in aumento dell’8% rispetto al secondo trimestre (quando le uscite volontarie erano state 484mila) e in crescita del 27% rispetto allo stesso periodo del 2020. I numeri non sono paragonabili alla Great Resignation americana, ma meritano comunque un’analisi per capire perché molti italiani stanno dicendo addio al proprio datore di lavoro.

Identikit L’economista Francesco Armillei su Lavoce.info ha tracciato un primo identikit del dimissionario italiano. Viene fuori che a lasciare il lavoro sono soprattutto uomini e che non ci sono enormi differenze rispetto all’età, anche se gli over 50 sono al primo posto. Incrociando i dati con quelli previdenziali, si evince però che non sono pensionati, ma molto probabilmente lavoratori che si sono avviati all’uscita dal mercato, senza quindi un ricollocamento. Non sarebbero solamente i giovani a dimettersi, insomma, come emerge da alcuni sondaggi. E pure sul fronte del titolo di studio, la platea è abbastanza uniforme, con i laureati che superano solo di poco i diplomati.

Il posto fisso? Me lo tengo Per quanto riguarda il tipo di contratto che si lascia, si vede che il +55% delle dimissioni avviene tra chi aveva un contratto attivo da 2-3 anni. Si tratterebbe quindi di dimissioni meditate da tempo e non un cambio di vita improvviso dopo l’esperienza della pandemia. Irrilevante invece la crescita tra coloro che hanno contratti attivati da poco tempo. Ma il dato interessante è che il grandissimo aumento delle dimissioni arriva da contratti a tempo determinato, tra i quali crescono di oltre il 20% e pesano per oltre la metà del totale. Tra i contratti a tempo indeterminato, l’incremento si ferma al 9%. Il che va sicuramente contro la lettura costruita in questi mesi del «lascio il posto fisso e cambio vita». La maggior parte dei lavoratori ha deciso di lasciare insomma un contratto precario.

Addio al mattone Il settore che registra la maggior parte delle dimissioni sul totale è quello delle costruzioni, che segna un +52% e che da solo spiega il 28% dell’aumento totale. Probabilmente, spiega Armillei, ha poco a che fare con la pandemia e molto più con un mercato distorto dai bonus governativi. Importanti sono poi le dimissioni nel settore manifatturiero e in quello della sanità. Quanto al profilo professionale, la categoria più rilevante è data dalle professioni non qualificate (che include per esempio braccianti, bidelli, lavapiatti), seguita da quella degli artigiani e operai specializzati (manodopera probabilmente molto impiegata nel settore delle costruzioni). In controtendenza, con un dato negativo, quindi senza dimissioni, sono le attività dei servizi di alloggio e ristorazione.

E quindi? Dare una lettura d’insieme dei dati non è semplice. Sicuramente i numeri che vengono fuori ridimensionano l’idea di dimissioni trainate da profili qualificati che decidono di “cambiare vita”, così come l’idea che il fenomeno interessi prevalentemente i giovani o chi ha un “posto fisso”.

Niente valigie «I giovani non si dimettono per aprire un chiringuito, ma per trovare un lavoro più coerente alla loro professionalità e alle loro aspirazioni di carriera e di vita», ha scritto il professore della Bocconi Maurizio Del Conte. Più che di Great Resignation, allora, forse è il caso di parlare di job hopping, ovvero il passaggio da un lavoro a un altro. Come ha spiegato Bankitalia, chi si dimette da noi lo fa solo a fronte della prospettiva di un nuovo impiego. Una scelta comprensibile in un mercato debole. E in effetti, in Italia, “saltare” da un lavoro all’altro seguendo le proprie aspirazioni è più difficile che altrove. Forse sarebbe più semplice aprire un chiringuito. All’estero, ovviamente.

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DRAGHI-MATTARELLA FASE DUE
Per una volta, l’immobilismo italiano che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, con la permanenza di Mario Draghi a Palazzo Chigi, sembra tranquillizzare sia i mercati sia l’Unione europea. La maggior parte dei partiti ne esce a pezzi, vince lo status quo e la conferma del tandem Mattarella-Draghi diventa garanzia di stabilità e continuità. E soprattutto di fiducia. E la fiducia, in finanza, è tutto.

Occhi su Palazzo Chigi La domanda però è se la fragilità dei partiti, dopo una settimana di scontri, darà una spinta all’agenda Draghi o se la indebolirà. Il primo banco di prova sarà il consiglio dei ministri del 31 gennaio alle 16, dedicato alle misure anti-Covid.

Ripartenza in salita Draghi ha escluso il rimpasto di governo. Ma il premier ha a disposizione 11 mesi prima della tornata elettorale del 2023 e ad aspettarlo ci sono 45 target da raggiungere da qui a giugno per avere i fondi europei legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza, tra cui la delega fiscale e la legge sulla concorrenza. Mentre il ministro Giovannini ha ipotizzato una possibile revisione del piano a causa dei rincari delle materie prime, ma da Bruxelles frenano.

  • È una corsa contro il tempo per la ripartenza, scrive l’economista Carlo Cottarelli;
  • Per capire se e quanto sarà efficace il governo Draghi dopo la crisi dei partiti, bisogna guardare alla transizione digitale e al ministro Vittorio Colao, che nei prossimi mesi gestirà 16 miliardi – ha scritto Domani.
  • Intanto è partita ufficialmente la gara per il cloud nazionale da 723 milioni di euro, con la nascita di una newco tra Inps, Inail e Istat per i servizi software della pubblica amministrazione.

 

I NUMERI CHE CONTANO
SuperPil Secondo gli ultimi dati Istat, l’economia italiana è cresciuta del 6,5% nel 2021: si tratta della progressione più forte dal 1995, anno d’inizio delle serie storiche. Il ministro dell’Economia Daniele Franco nei giorni scorsi ha aperto a nuove misure contro il caro energia per evitare blocchi alla produzione che potrebbero compromettere una crescita del Pil superiore al 4% nel 2022.

  • Domani arrivano dall’Istat i dati sull’occupazione di dicembre 2021 e mercoledì quelli sull’inflazione a gennaio.

Più brave, ma… Secondo il rapporto tematico di genere realizzato da Almalaurea, le donne rappresentano quasi il 60% dei laureati in Italia, con performance accademiche migliori di quelle degli uomini, ma guadagnano il 20% in meno dei colleghi maschi. E in presenza di figli, il divario cresce.

 

FATTORE SICUREZZA
Dopo la morte di Lorenzo Parrelli, il 18enne rimasto vittima di un incidente nell’ultimo giorno di stage nello stabilimento della Burimec in provincia di Udine, migliaia di studenti sono scesi in piazza per chiedere l’abolizione dell’alternanza scuola-lavoro e si sono verificati scontri con la polizia. Un’altra mobilitazione è prevista per il 4 febbraio.

 

INCLUSIONE  AutAcademy è il progetto pilota presentato da IG Samsic HR, dalla Scuola Agraria del Parco di Monza e da Auticon, destinato all’accompagnamento al lavoro di 12 giovani tra i 16 e i 29 anni con disturbi dello spettro autistico. L’obiettivo è costruire, per ogni persona, un progetto di formazione rispettoso delle caratteristiche individuali e dei talenti singoli.

 

DOSSIER CALDI
Decollo in vista? Ita Airways ha ricevuto una manifestazione d’interesse da parte del gruppo Msc e di Lufthansa per acquisire il 60-70% del capitale. Il ministro Franco valuterà sia l’offerta economica sia il piano industriale proposto. Fabio Lazzerini, ad di Ita, ha assicurato che la compagnia “non diventerà la low cost di Lufthansa” e che “con i tedeschi cresceremo in Europa e negli Stati Uniti”.

Sos automotive L’accelerazione sulle auto elettriche ha i primi effetti a Bari, con lo stabilimento Bosch che ha annunciato 700 esuberi nei prossimi cinque anni, su un organico di 1.700 addetti. La crisi della componentisca per il motore endotermico colpisce anche Marelli, che ha annunciato 550 esuberi nei settori amministrativi in diversi stabilimenti. Mentre Stellantis ha restituito in anticipo il prestito garantito da Sace da 6,3 miliardi. La scelta però agita i sindacati, che temono un disimpegno e chiedono un incontro al governo sul settore.

Romanzo Generali Il consiglio d’amministrazione di Generali si assottiglia ancora di più, dopo le dimissioni da parte di Sabrina Pucci. Mentre Francesco Gaetano Caltagirone è uscito dal patto, decidendo di presentare una propria lista per il rinnovo del cda.

Risiko Tim Il cda di Telecom Italia all’unanimità ha dato mandato all’ad Pietro Labriola di studiare le opzioni strategiche sulla rete che prevedano anche la separazione dell’infrastruttura dai servizi. Ma nello stesso tempo è stato chiesto al presidente Salvatore Rossi di accelerare la decisione circa la manifestazione di interesse del fondo Kkr per lanciare un’Opa sulla società. Dopo oltre dieci settimane, è tutto in stand by.

Il crollo Saipem è crollata a doppia cifra a Piazza Affari dopo l’annuncio a sorpresa che i conti del 2021 saranno peggiori delle attese e che non riuscirà a mantenere le previsioni sui numeri elaborati alla fine di ottobre. Prezzi delle materie e ritardi delle consegne tra le cause della crisi, che ha portato a un appello ai soci Eni e Cdp per un’urgente iniezione di liquidità.

 

ORIZZONTI 2022
Sindacati anno zero Mentre una nuova generazione di giovani baristi di Starbucks sta promuovendo la nascita di rappresentanze sindacali nei locali americani della catena, Quartz fa notare che anche le aziende più progressiste – come Starbucks e Kickstarter – si stanno opponendo alla creazione di forme di rappresentanza tra i lavoratori.

Alzare il gomito Dopo lo scandalo delle feste a Downing Street durante il primo lockdown, The Conversation ha realizzato un approfondimento sull’abuso di alcol cresciuto nel periodo della pandemia in Gran Bretagna e le ricadute sul posto di lavoro.

Senza croissant A Milano, il pasticcere Alain Locatelli segue le orme del colosso giapponese Panasonic chiudendo il suo laboratorio due giorni a settimana. L’obiettivo è essere più operativo nei giorni di apertura, recuperare le energie, ma soprattutto godersi di più la vita e preservare la salute fisica e mentale dei propri collaboratori. La scelta – racconta Gastronomika –  ha scatenato una serie di commenti negativi, ma anche tante lodi, da parte degli affezionati ai suoi croissant.

 

E voi che ne pensate?

Alla prossima settimana,

Lidia Baratta

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