Una nuova reteLe agenzie per il lavoro nel programma Gol per le politiche attive

Secondo Giuseppe Zingale, general manager della divisione welfare di IG Samsic HR, sono due i fattori innovativi del Gol: il primo è «la spinta alla creazione di una rete tra i servizi per il lavoro, i servizi sociali e l’istruzione»; il secondo è «l’integrazione tra servizio pubblico e servizio privato»

(Unsplash)

Si stanno scaldando i motori per l’avvio del programma Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori, ovvero quello che sarà il pilastro delle nuove politiche attive del lavoro in Italia. Il 27 dicembre scorso, il ministero del Lavoro e quello dell’Economia hanno approvato il decreto che dà l’avvio al programma. E ora le Regioni hanno 60 giorni per mettere a punto i piani regionali di attuazione. Dopodiché, l’Agenzia nazionale delle politiche attive per il lavoro (Anpal) avrà 30 giorni per valutare i piani.

Sul tavolo ci sono 4,4 miliardi destinati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza al Gol, più altri 600 milioni per il rafforzamento dei centri per l’impiego e altri 600 destinati al sistema duale. Fondi che le Regioni dovranno utilizzare seguendo i cinque percorsi a supporto dell’occupabilità individuati dal Gol: reinserimento lavorativo; aggiornamento (upskilling); riqualificazione (reskilling); lavoro e inclusione; ricollocazione collettiva.

«La novità di questo programma, rispetto al passato, è che non si parla più di rendicontazione ma di risultato», spiega Giuseppe Zingale, general manager della divisione welfare della agenzia per il lavoro IG Samsic HR. E questo va «nella direzione di valorizzare il percorso dell’individuo verso l’inserimento lavorativo».

Ma sono due, secondo il manager, i veri fattori innovativi del Gol. Il primo è «la spinta alla creazione di una rete tra i servizi per il lavoro, i servizi sociali e l’istruzione», spiega. Tutti gli attori vengono quindi coinvolti per creare una rete di supporto e accompagnamento per l’individuo. Il secondo fattore innovativo è «l’integrazione tra servizio pubblico e servizio privato».

Le agenzie private non solo lavoreranno insieme ai centri per l’impiego, ma anche con tutta la rete di soggetti coinvolti nel processo di formazione e collocamento. La Regione Lombardia, ad esempio, «ha predisposto che l’attività amministrativa sia anche ad appannaggio delle agenzie per il lavoro, darà la possibilità alle agenzie di costruire una rete per gestire le politiche per il lavoro, oltre che di potersi convenzionare con il sistema pubblico per fornire le prime informazioni ai disoccupati e agli occupati che vogliono riqualificarsi», dice Zingale.

Un nuovo percorso che, prosegue il manager, «valorizza alla stessa maniera sia la persona che è facilmente ricollocabile, sia la persona fragile, attraverso i cinque percorsi differenti previsti, a seconda che i soggetti siano più o meno facilmente collocabili nel mercato».

In questo quadro, IG Samsic HR «si candida a lavorare su tutti e cinque cluster», precisa Zingale. «Se uno fa collocamento non può pensare di farlo solo per chi è facilmente collocabile ma anche per chi è più fragile».

Intanto, le Regioni stanno lavorando ai piani locali, declinando il programma nazionale sulla base delle esigenze, del contesto e dei target territoriali. «Ogni regione andrà a declinare il Gol in maniera diversa», dice Zingale. «È chiaro che il rapporto pubblico-privato funziona dove c’è il privato. In questo, le regioni più avanti sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e la provincia di Trento. Ma dove non c’è il privato o dove ci sono poche imprese, sarà difficile procedere all’integrazione pubblico-privato».

Ogni Regione dovrà predisporre il piano “cucendolo” soprattutto in base al bacino di disoccupati e inoccupati presente sul territorio, organizzando un sistema di intervento di politiche del lavoro adatto al tessuto economico presente.

Il programma Gol prevede che almeno il 75% dei beneficiari debbano essere donne, disoccupati di lunga durata, persone con disabilità, giovani under 30 o lavoratori over 55. Inoltre, almeno 800mila beneficiari dovranno essere impegnati in attività di formazione, di cui almeno 300 mila in percorsi di rafforzamento delle proprie competenze digitali.

La quota parte distribuita alle Regioni è stata assegnata in base alla composizione della platea dei destinatari. Viene tenuto in considerazione il numero di beneficiari della Naspi e del reddito di cittadinanza indirizzati ai centri per l’impiego (al netto di esclusi ed esonerati dagli obblighi), la percentuale di disoccupati (soggetti in cerca di occupazione, quindi) di lavoratori in cassa integrazione e occupati. In misura proporzionale alle risorse assegnate, saranno fissati gli obiettivi che le regioni si impegnano a raggiungere entro il 31 dicembre 2022.

Il 75% delle risorse assegnate sarà riconosciuto all’atto dell’approvazione del Piano regionale, mentre le risorse residue verranno erogate una volta rendicontato l’utilizzo di almeno il 50% del totale. Sarà poi compito dell’Anpal identificare le Regioni che presentano ritardi nell’attuazione e assisterle, senza escludere l’ipotesi di poter esercitare i poteri sostitutivi.

«IG Samsic HR intende raccordarsi con il sistema pubblico e il terzo settore e con tutte quelle strutture che oggi hanno un ruolo nel sistema delle politiche del lavoro», conclude Zingale. «Solo un sistema coordinato può costruire un sistema di politiche del lavoro efficaci ed efficienti».