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Look UpL’economia dello spazio e il ruolo dell’Italia

Un asset fondamentale per il governo. Così il ministro dell’Innovazione Vittorio Colao ha definito le tecnologie spaziali, a cui sono stati destinati 1,49 miliardi di euro nel Pnrr. Investimenti che aiuteranno non solo le attività nello spazio, ma anche la rivoluzione verde e la transizione ecologica

(Unsplash)

«Le tecnologie spaziali vanno considerate dal governo un asset fondamentale che può aiutare la società in molti ambiti e mitigare gli effetti della pandemia. Possono essere inoltre usate per colmare il gap digitale e contribuire a salvare l’ambiente».

A dirlo è stato Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale con delega allo spazio e all’aerospazio, durante l’ultimo “G20 Space Economy Leaders Meeting 2021” tenutosi a Roma a settembre 2021. La Space Economy – ha spiegato – può essere perno centrale del sistema-Paese dei prossimi anni. E non è un caso, infatti, che sia stata inclusa anche nel Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, da 191,5 miliardi di euro, che dedicherà 1,49 miliardi al settore, seguendo sei specifiche aree di intervento.

Cos’è la Space Economy?
Secondo l’Ocse, la Space Economy «è l’intera gamma di attività e l’uso di risorse che creano valore e benefici per gli esseri umani nel corso dell’esplorazione, ricerca, comprensione, gestione e utilizzo dello spazio». Ciò di cui si occupa la Space Economy non riguarda però soltanto lo spazio in senso stretto, ma anche altri campi come il digitale, l’agricoltura, l’industria.

Il settore, come mostrano i dati, è in decisa crescita: secondo le stime presentate la scorsa primavera alla Camera da Bruno Tabacci, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, la nuova economia dello spazio potrebbe raggiungere un giro di affari complessivo di mille miliardi di dollari nel 2040.

Un salto decisamente importante, se si pensa che nel 2019 il settore valeva “appena” 360 miliardi di dollari, circa 325 miliardi di euro. La parte relativa allo spazio e all’aerospazio è meno di un terzo, con ricavi stimati intorno ai 100 miliardi di euro, di cui il 70 per cento derivante da investimenti pubblici e il 30 da privati. In crescita sono anche gli investimenti, arrivati a 447 miliardi di dollari dopo una crescita del 4,4 per cento nell’ultimo anno.

Gli effetti della crescita si vedranno soprattutto a livello occupazionale: si stima infatti che gli investimenti del Pnrr porteranno a un aumento del 20 per cento del numero degli addetti allo spazio in Italia, oggi pari a 7mila unità, con un balzo del numero di occupati pari a +15 per cento nei prossimi cinque anni.

«Oggi lo spazio non ha più un interesse solo strategico: ora si va anche per affari», ha dichiarato Luca del Monte, responsabile delle politiche industriali dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. Un esempio sono i Big Data: ad oggi ci sono 5 Petabyte di dati (equivalenti a cinque milioni di gigabyte) nello spazio trasmessi a terra dai satelliti e potenzialmente interessanti per tutte quelle aziende che operano nel campo dei servizi. Per questo ogni anno vengono investiti nel settore oltre 70 miliardi di euro, di cui 12 nella sola Europa, con un valore aggiunto complessivo di oltre 300 miliardi di euro.

Il Pnrr e i campi di applicazione
Comunicazioni satellitari; osservazione della Terra; Space factory; accesso allo Spazio; “in-orbit economy” e downstream. Sono queste le sei aree di intervento nel campo della Space Economy individuate dal governo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’obiettivo è quello di riuscire a contribuire in maniera significativa alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica, tramite l’economia dello spazio.

Un esempio sono le infrastrutture satellitari di osservazione della Terra che, fornendo informazioni precise e periodiche sul terreno, le acque e l’atmosfera, possono abilitare il monitoraggio diffuso e pervasivo dei siti e incrementare la quota di energia prodotta da fonti di energia rinnovabile o il monitoraggio dell’efficienza energetica degli edifici. Possono inoltre contribuire anche al cambiamento climatico, aiutando a contrastare fenomeni di dissesto idrogeologico così come a monitorare la qualità dell’aria e dell’ecosistema. Da tempo ormai i sistemi di navigazione satellitare hanno anche rivoluzionato la mobilità e la logistica, rendendoli più sostenibili e integrati ai servizi.

Altre applicazioni si trovano facilmente nel campo della salute, con la reti di telecomunicazioni ormai fondamentali per la telemedicina, a cui si aggiunge la sempre maggior integrazione di dati all’interno del Sistema sanitario nazionale, dell’istruzione e della ricerca. Per la medicina, in particolare, i dati raccolti durante le missioni spaziali sono una risorsa inestimabile.

Il ruolo dell’Italia
In questo settore l’Italia gioca un ruolo fondamentale. Tra i membri fondatori dell’Agenzia spaziale europea, di cui oggi è il terzo Paese contributore, ha avuto un ruolo centrale nella discussione del dossier sulla Space Economy nell’ultimo G20, tenutosi a Roma a fine ottobre.

L’interesse italiano per lo spazio è però noto da tempo ed è oggi visibile grazie all’alto numero di centri di ricerca, infrastrutture e imprese che si articolano in una catena del valore estesa e unica a livello europeo. Al fine di favorirne lo sviluppo, il governo aveva emanato a fine 2016 un primo Piano strategico nazionale Space Economy che aveva una dotazione complessiva di 4,7 miliardi di euro e al cui interno erano previsti finanziamenti al programma nazionale Satcom per 1,38 miliardi e a Mirror Copernicus invece per 1,8 miliardi.

Ma oltre a Stati Uniti e Cina, anche altri Paesi europei si stanno organizzando per sfruttare le risorse spaziali. Un esempio sono Francia e Lussemburgo, che lo scorso ottobre hanno fondato un’organizzazione europea per promuovere lo sfruttamento congiunto delle risorse, chiamata Euro2Moon.

Anche l’Unione europea si interessa di spazio: il suo bilancio nel settore, finanziato attraverso contributi degli Stati membri ma gestito a livello sovranazionale, aveva in dotazione 10,2 miliardi di euro nel 2018, di cui 8,4 miliardi provenienti dagli Stati membri e 1,8 miliardi dal bilancio comunitario. Tra il 2014 e il 2020, la sola Unione europea ha investito circa 12 miliardi di euro in attività spaziali e, anche grazie a tali investimenti infrastrutturali, oggi gestisce sistemi spaziali come Copernicus Egnos e Galileo. Il futuro insomma è segnato nelle stelle.

 

 

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