Oh boy!Come nasce una storia a fumetti di Topolino

Il fumettista Blasco Pisapia racconta il processo creativo e l’iter redazionale che porta alla pubblicazione delle avventure della celebre icona Disney. Ma anche la trasformazione sociologica dei personaggi e la difficile transizione verso il digitale

Pixabay

Un grande cerchio centrale, altri due di dimensioni inferiori posizionati lungo la linea, da mettere nella metà superiore, uno su ogni lato. Sono i tre ovali che rappresentano il primo passo per disegnare l’inconfondibile Topolino, l’icona Disney che appassiona da decenni milioni di bambini (e sì, di adulti).

Dietro alle bozze, i colori, i personaggi e la sceneggiatura c’è Blasco Pisapia, da più di vent’anni nella scuderia Disney italiana. Nato in Irpinia, cresciuto a Napoli, Blasco è un architetto prestato al fumetto: non a caso, anche il database topografico da dove le case editrici e gli illustratori di tutto il mondo attingono oggetti, ambienti, vedute per i fumetti Disney, è opera (anche) sua.


La sua è la storia di un lungo amore. «Da piccoli leggevamo Topolino con la stessa assiduità con cui adesso si guardano le puntate delle serie tv. In classe, la mattina c’era la gara a chi ne aveva letti di più», racconta Pisapia. «È una passione che ho da sempre, non mi ha mai abbandonato. Certo, nel tempo mi sono avvicinato ad altri generi, che mi hanno influenzato, come i supereroi Marvel e Andrea Pazienza. Ma sono sempre stato molto legato ai fumetti Disney».

I suoi genitori assecondano la sua attitudine per il disegno, lui non smette più. Tutti i suoi quaderni di scuola, i libri, i diari e gli appunti saranno istoriati con pupazzetti dalle fattezze disneyane. Un talento che coltiva negli anni successivi, tanto che all’università sceglie di studiare architettura. È diventato una persona seria, si dice, e deve mettere la testa a posto. Ma dura poco: un giorno si sorprende a disegnare testoline di Sgrizzo (il primo nome di Paperino), Paperetta e compagnia su un computo metrico. In ogni caso gli studi li finirà, e diventa architetto.


Diventa così un autore di fumetti, ma soprattutto un filologo dell’universo Disney. «Dopo gli studi di architettura, provai a entrare all’Accademia Disney. La prima volta, alla fine, il corso non si tenne. La seconda, invece, non entrai nelle selezioni perché si perse il mio book con 48 acquerelli». Poi, per fortuna, iniziò a collaborare. «Entrai nell’agenzia dell’ex caporedattore di “Topolino” Massimo Marconi, che curava anche “Paperino”, “Paperinik” e “Topomistery”. All’inizio disegnavo e basta, poi cominciai a proporre soggetti e scrivere storie».

Oggi sono 25 anni che è alla corte di Topolino. Un quarto di secolo in cui il fumetto ha cambiato veste, editore e impatto nella società. L’Italia si conferma sempre più un Paese per fumetti: secondo l’Associazione Italiana Editori, i lettori sfiorano i 9 milioni (8,7 milioni) pari al 18% della popolazione.

Dallo studio si ricavano anche un po’ di dati rispetto alla conformazione della platea dei lettori, per il 21% formata da uomini e per il 14% da donne. Sull’età, si vede che «leggono fumetti il 17% della popolazione nella fascia d’età 15-17 anni, il 26% tra i 18 e i 24 anni, 23% (25-34 anni), 22% (35-44 anni), 20% (45-54 anni), 13% (55-64 anni) e 11% (65-74 anni)».

La media di fumetti letti ogni anno è di 17,5 albi e il 64% della platea ne legge più di 7 sia su carta che in ebook. Insomma, un quadro positivo se messo a confronto con i bilanci dell’editoria. Quella di Topolino è tuttavia una curva di alti e bassi, in particolare se si vanno a riprendere i dati degli anni ’90.


«Nel 1993 Topolino toccò quota 1 milioni di copie vendute. Nessun fumetto in Italia aveva mai toccato quella vetta. A raggiungere il picco fu una sequenza di numeri estivi tra luglio e agosto, complice la presenza del gadget Topowalkie, un walkie-talkie da costruire allegato al giornale», spiega.

Adesso la questione è diversa. Secondo le ultime analisi, la tiratura settimanale è di 70mila copie, contando anche gli abbonamenti. Un calo figlio dei tempi e della modernità. «I bambini prima non avevano l’infinita disponibilità di consumo di oggi. Adesso sono molto più occupati, con serie tv, smartphone, sport, social network e via dicendo. Durante questa pandemia, però, tutte queste attività sono venute in parte a mancare e di conseguenza Topolino ha registrato un’impennata nelle vendite».

Detto ciò, il cambio di prospettiva e di fruibilità è già in corso, in quanto la versione digitale del fumetto «prende sempre più piede, anche perché il nostro pubblico è ormai composta per metà da bambini e per metà da adulti».

Ma come nasce realmente un fumetto di Topolino? «Il processo creativo parte da un’idea, da una lettura di un libro in cui trovo ispirazione, dalla cronaca o dai fatti più curiosi dell’attualità. Dopodiché creo un soggetto che viene approvato o meno dai caporedattori. Se c’è il via libera, parto con la stesura della storia e della sceneggiatura, infine disegno e se capita coloro le vignette, quelle che non devono essere poi colorate digitalmente».

Terminati questi passaggi si innesca un ping-pong con bozze, dialoghi ed editing tra il disegnatore e la redazione. Un processo di labor limae fondamentale prima della colorazione finale e la pubblicazione.

Tempo stimato: una pagina al giorno, circa un mese quindi per una storia, anche se non tutti i disegnatori (circa 40 totali che collaborano per “Topolino”) sono anche autori e sceneggiatori delle storie, quindi i giorni di lavoro possono diminuire.

Personaggio preferito? «Stranamente non ho un preferito. Non saprei chi scegliere, anche come possibilità narrative mi trovo ugualmente bene. Anzi, cerco di alternare i personaggi per tenermi sempre allenato».

Nella costruzione di un fumetto, infine, c’è anche tanto sentimento. «Per me Topolino è come la migliore letteratura. Il fumetto è strutturato per livelli di lettura multipla, quindi sia il bambino che l’adulto si ritrovano nelle vignette. Io stesso sono cresciuto e cambiato, ma comunque riesco sempre a riconoscermi e scoprire un qualcosa di nuovo dentro Topolino».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club