Tutti le voglionoCosa sono le terre rare, e perché la loro importanza è in crescita?

Essenziali per la transizione ecologica, oggi se ne parla moltissimo anche per le tecnologie di ultima generazione. Anche se, per la cronaca, a dirla tutta non sono né “terre”, né tantomeno “rare”

Di terre rare si parla sempre più spesso. Si dice che sono essenziali per la tecnologia e che le grandi potenze se le contendono, ed entrambe le cose sono vere. Ma c’è da fare molta attenzione agli equivoci: il fatto che oggi se ne parli moltissimo e che servano per le tecnologie di ultima generazione non vuol dire che siano “nuove”. E per di più, anche se si chiamano “terre rare”, non sono né “rare” né tantomeno delle “terre”. 

Partiamo dall’ultimo punto. Le terre rare sono dei metalli, per la precisione sono 17 elementi chimici: lo Scandio, l’Ittrio e altri quindici metalli, tutti e quindici “lantanoidi”. I nomi sono: Lantanio, Cerio, Praseodimio, Neodimio, Promezio, Samario, Europio, Gadolinio, Terbio, Disprosio, Olmio, Erbio, Tulio, Itterbio e Lutezio. 

Veniamo alla rarità. Può sembrarci strano ma le terre rare non sono rare. Come ricorda Stanley Mertzman, professore di geoscienze al Franklin & Marshall College, «anche la terra rara più rara, il Tulio, è 125 volte più comune dell’oro. E la terra rara meno rara, il Cerio, è 15mila volte più abbondante dell’oro». L’ultimo equivoco da evitare è credere che siano “nuove”. La prima terra rara fu scoperta nel lontano 1787 da un tenente dell’esercito svedese, Carl Axel Arrhenius. E anche le restanti sedici le conosciamo da almeno un secolo, con le ultime scoperte tra la fine dell’Ottocento e i primissimi anni del Novecento.

Tolte di mezzo le definizioni e i possibili equivoci rimane la domanda: perché le terre rare sono così importanti oggi? E davvero la loro importanza è in ascesa? La risposta alla prima domanda è che questi metalli sono essenziali per produrre alcune delle tecnologie più importanti per i settori strategici. E non solo per i settori importanti al giorno d’oggi, ma soprattutto per quelli che lo saranno nel prossimo futuro, come la componentistica per pannelli fotovoltaici, per la tecnologia militare e per quella aerospaziale. Non solo: le terre rare sono indispensabili per produrre le batterie ricaricabili, di conseguenza per produrre gli smartphone, i computer, i tablet, le auto elettriche e ibride, i monopattini elettrici e così via. Servono anche per produrre gli altri dispositivi elettronici, compresi quelli utili in campo medico, gli schermi Lcd, i televisori e anche molta della strumentazione utile negli impianti petrolchimici. 

Altra domanda: perché mai le grandi potenze “si contendono” le terre rare, se non sono davvero rare? Le terre rare sono al centro della competizione economica, e quindi anche politica e militare, tra Stati Uniti e Cina perché oltre l’80% vengono estratte proprio in Cina (e, in misura minore, in Vietnam). Il governo di Pechino, consapevole della loro importanza per l’attuale sviluppo tecnologico, e di conseguenza economico e militare, ne controlla il flusso a proprio vantaggio. Tanto che nel 2012, ormai un decennio fa, l’Unione europea, il Giappone e gli Stati Uniti hanno fatto richiesta di sanzioni contro la Cina, chiedendo l’apertura di un procedimento all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto). 

Un altro elemento da tenere in considerazione è che il termine “rare” viene dal fatto che si tratta di metalli dispersi sulla Terra in basse concentrazioni, oltre che difficili da identificare, da estrarre e da trasformare. Da queste difficoltà, insieme alla loro importanza per i settori strategici, viene la corsa tra Paesi per accaparrarsi le risorse disponibili. 

Se possiamo ipotizzare che l’importanza delle terre rare sia in costante ascesa è grazie all’andamento del loro valore sul mercato. Naturalmente, in generale, la forte domanda di questi metalli ha un diretto effetto sui prezzi. Una tonnellata cubica di Europio, per esempio, costa oltre 600mila euro. Ma ciò che conta non sono i prezzi in assoluto, semmai il fatto che il loro prezzo è in costante ascesa sin dalla metà del Novecento.

A questo punto ci si potrebbe domandare se non ci sia un’alternativa alle terre rare, visto che sono così costose, così importanti per lo sviluppo tecnologico e si estraggono quasi solamente in Cina. La risposta è che no, al momento non c’è nessuna alternativa. Le terre rare sono uno di quei nodi delle catene del valore, come i microchip, in cui l’Occidente è in svantaggio e in grande ritardo rispetto all’Oriente. Eppure, come dicevamo all’inizio di questo articolo, le terre rare sono essenziali per la transizione ecologica, per produrre la tecnologia necessaria a produrre le pale eoliche da utilizzare offshore e per la produzione di impianti per l’energia solare.

Parte della transizione ecologica passerà necessariamente per l’elettrificazione di ciò che oggi funziona con i combustibili fossili, come le auto. Ma anche per queste, per i loro motori e l’apparecchiatura di bordo, servono le terre rare.

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