La classifica del capitalismoL’Index of Economic Freedom 2022 mostra il declino generale e la necessità di riforme

La graduatoria della Heritage Foundation evidenzia che il peggioramento della libertà economica in alcuni Paesi, soprattutto Stati Uniti e Cina, ha pesanti conseguenze su tutti gli altri. L’Italia, nonostante sia cresciuta rispetto agli anni precedenti, è al 57esimo posto

Gli Stati Uniti e la Cina, le due nazioni con il più grande prodotto interno lordo del mondo, hanno registrato un’importante riduzione della libertà economica al loro interno. Questo è uno dei principali risultati che emergono dall’Indice di Libertà Economica 2022, che viene pubblicato, ogni anno dal 1995, dalla Heritage Foundation. L’Indice riporta quanto sia economicamente libero o non libero un dato paese e può anche essere considerato come una “classifica del capitalismo” su scala globale.

Lo studio certifica il continuo declino degli Stati Uniti; crollati al 25° posto, si tratta della posizione più bassa in assoluto nei 28 anni di storia dell’Indice. Il principale fattore alla base di questa erosione della libertà economica è l’eccessiva spesa pubblica, che ha portato a un aumento del deficit e del debito. Gli autori dello studio criticano inoltre le politiche di Joe Biden, che «miravano a trasformare le fondamenta sia del paese che dell’economia». Nel 2005 e 2006, gli Stati Uniti hanno ottenuto 81,2 punti, ma oggi, con 72,1 punti, sono in una posizione peggiore rispetto al 1995, quando l’indice fu pubblicato per la prima volta (76,7 punti).

Il declino è ancora più marcato in Cina, dove l’indice è sceso da 58,4 dell’anno precedente a soli 48 punti nella classifica di quest’anno: un calo di dieci punti percentuali. Tali diminuzioni sostanziali sono rare nella storia dell’Indice. Anche l’indice per la Cina non è mai stato così basso dal 1995, quando la Cina ha ottenuto 52 punti.

Il fatto che la libertà economica stia diminuendo nelle due principali economie del mondo è una cattiva notizia anche per il resto del mondo. Questo perché nel medio termine, un deterioramento della libertà economica porta sempre a perdite economiche e a una crescita più lenta o addirittura a un declino della prosperità.

L’ascesa della Cina negli ultimi 40 anni è stata interamente il risultato dell’introduzione della proprietà privata e delle riforme capitaliste che hanno ridimensionato l’influenza dello Stato. Negli ultimi anni, tuttavia, la tendenza ha iniziato a invertirsi. Il rinomato economista cinese Weiying Zhang ha recentemente avvertito in un articolo per il Journal of Chinese Economic and Business Studies che: «Ridurre il ruolo del mercato e introdurre maggiore intervento pubblico sono stati una pratica politica dominante» negli ultimi anni.

La tesi di Zhang è la seguente: «A mio parere, l’economia di mercato è l’unico sistema attraverso il quale può essere raggiunta una prosperità diffusa […] Se la Cina tenta di aumentare la prosperità riducendo il commercio e attuando politiche redistributive guidate dallo Stato, il risultato può solamente essere il ritorno a una povertà diffusa». Il benessere di molte delle nazioni leader del mondo è così fortemente dipendente dagli sviluppi economici in Cina, che il declino della libertà economica del paese manda un segnale d’allarme anche al resto del mondo.

L’indice della libertà economica dimostra chiaramente il legame tra capitalismo e prosperità. Il prodotto nazionale lordo pro capite nei paesi classificati come economicamente “liberi” è di 73.973 dollari, nei paesi “per lo più liberi” è di 45.519 dollari, nei paesi “moderatamente liberi” è di 21.803 dollari, nei paesi “per lo più non liberi” è di 9.917 dollari e nei paesi “repressi” è di 7.096 dollari.

Secondo l’Indice, i paesi economicamente più liberi del mondo sono Singapore, Svizzera, Irlanda, Nuova Zelanda e Lussemburgo, mentre i paesi meno liberi sono Cuba, Venezuela e Corea del Nord. L’Italia è al 57° posto con un punteggio di appena 65,4, dietro Albania, Costa Rica e Panama. Ci sono ancora parecchie riforme da fare in Italia!