Il racconto del NordLa Milano vista da Iperborea

La casa editrice milanese da 35 anni è una finestra sulla narrativa scandinava: abbiamo intervistato il suo direttore editoriale, Pietro Biancardi, che ci ha raccontato la sua storia atipica

Compie 35 anni Iperborea. Quando iniziò a pubblicare, nel 1987, si propose come una originale finestra sullo stile narrativo poco conosciuto degli autori del nord Europa.  Il progetto iniziale comprendeva solo autori scandinavi; in seguito sono stati aggiunti nel catalogo anche autori olandesi, danesi, estoni e islandesi.

Oggi, a dispetto dei non pochi che ritenevano si trattasse di una nicchia letteraria di poco conto, Iperborea è uno degli editori indipendenti milanesi più longevi. 

«È una grande soddisfazione», dichiara Pietro Biancardi, direttore della casa editrice – «e il merito è sicuramente di mia madre, Emilia Lodigiani, che fin da subito ha impostato un progetto culturale editoriale forte, innovativo e anche lungimirante. L’altra cosa, meno scontata ma di grande importanza, è l’attenzione sia ai conti che alle vendite. Ha sempre tenuto ben presente che i libri, per quanto possano essere curati e pubblicati con competenza, amore e passione, bisogna anche venderli».

Sua madre diceva  anche che «la piccola editoria nasce dallo slancio appassionato di qualcuno che ama certi libri e vorrebbe condividerli con gli altri». Pubblicare libri del nord Europa è stata una vera sfida: trovare un pubblico con il quale condividerli non era così scontato.
Sì, in effetti è stata una scelta molto coraggiosa. Pubblicare autori nordici, quando non era affatto di moda come oggi, è stato un vero azzardo. All’epoca c’erano meno contatti e pochissimi traduttori.  Lei non aveva nessuna esperienza pregressa in editoria. Ma, con testardaggine, è riuscita nel suo sogno. La maggior parte delle piccole case editrici nascono dal vedere che sul mercato non si trova una proposta editoriale che si vorrebbe leggere. A questo bisogna aggiungere altre scelte importanti come il formato e la grafica.

Facile immaginare che vi siano ricordi  particolari di quei primi anni. Lei era un bambino con una madre editrice…
Avevo 9 anni. Più che una casa editrice era una stanza editrice. Ricordo che mia madre lavorava non stop dalla mattina presto alla sera tardi. Era un lavoro totalizzante e lei era un’artigiana. Dalla scelta dei testi alle revisioni delle traduzioni, per finire con le copertine. Tutto passava da lei.

Poi c’è stata la crescita. La narrativa nordeuropea si è diffusa. Se ne sono accorti anche i grandi editori ed è nata una concorrenza. Come è cambiata Iperborea nel corso degli anni?
Nel suo piccolo si è ingrandita. Sono arrivate persone che avevo conosciuto nel corso degli anni con l’idea di far crescere la casa editrice anche dal punto di vista delle esperienze e delle competenze.  Lo spartiacque è avvenuto a cavallo tra il 2005 e il 2006 quando non esisteva la concorrenza. Adesso è addirittura tanta. È cambiata l’attenzione per il nord Europa. Anche solo i nomi, all’epoca difficili da memorizzare, non hanno piu spaventato nessuno. Questo ci ha dato anche una grande credibilità e un aumento di visibilità. Ora dobbiamo essere più veloci nell’acquisto dei titoli che ci interessano. Proviamo a intercettare nuovi lettori. Abbiamo anche una collana dedicata ai gialli, Le ombre, con libri che avevamo già in catalogo. Sono gialli letterari scritti dai nostri autori che si sono cimentati senza seguire gli stilemi classici del genere. Un esempio è Bjorn Larsson con “Il cerchio celtico”, un thriller marinaresco.Oggi pubblichiamo 30 libri l’anno, ci sono 5 collane e sperimentiamo sempre cose diverse. Abbiamo anche creato un festival, I Boreali, mescolando varie arti come musica e cinema e questo dà grande visibilità a noi e agli autori.

Immagino sia stato un cammino faticoso.
Abbiamo sempre cercato di non fare il passo più lungo della gamba. Ad esempio, durante la prima crisi, quella post 2008, avevamo un catalogo solido che ci ha consentito di non subire contraccolpi. Azzeccare o meno la novità è un problema relativo. Non dobbiamo inseguire il bestseller a tutti i costi e questo ci dà molta serenità nel nostro lavoro.  Certo organizzare incontri ed eventi con autori del nord Europa ha i suoi inconvenienti,  ma allo stesso tempo incoraggiante. Tutti i Paesi nordici, diversamente da noi, investono molto in cultura e nella promozione sia nel proprio paese che all’estero. Per fare un esempio, hanno programmi di finanziamento in viaggi per gli autori. Poi, nel corso degli anni, con il nostro lavoro attento alle traduzioni e alla promozione degli autori, cosa fondamentale per loro, siamo diventati un punto di riferimento tanto da essere riconosciuti anche dalle ambasciate. Negli ultimi anni siamo sempre cresciuti. Non c’è stato un vero momento di difficoltà se non nel marzo 2020, come tutti. Ma, per fortuna, è andata molto meglio che in altri settori con la gente che aveva fame di libri.

Avete anche una collana dedicata alla letteratura per l’infanzia, una vera particolarità per una piccola casa editrice.
È stata un’intuizione di Cristina Gerosa. Abbiamo recuperato libri già pubblicati in passato e che non si trovavano più. Il nord Europa è una delle maggiori culture per quel che riguarda la letteratura per l’infanzia e ha una sua specificità interessante. I nordici hanno un approccio molto poco protettivo nei confronti dei bambini. Trovi, la solitudine, la diversità, la morte che da noi si tende a evitare. Questi temi sono raccontati con delicatezza, humour e leggerezza. Uno degli autori principali è Ulf Stark, che incarna queste caratteristiche. Anche questa è stata una scommessa azzardata ma vincente.

Siete nati e cresciuti “milanesi”: cosa avete ricevuto da questa città e come avete vissuto i suoi cambiamenti culturali?
Milano ha indubbiamente una vocazione esterofila più di ogni altra città italiana. A questo aggiungiamo che negli ultimi dieci anni è in grande spolvero in diversi settori. Abbiamo assistito a enormi passi da gigante anche dal punto di vista culturale. In questo momento essere una piccola casa editrice milanese è sicuramente un bonus a differenza degli anni Novanta quando a farla da padrone era Roma.

Come vede il futuro?
Partendo dall’idea iniziale di mia madre, vogliamo continuare a svolgere bene l’intento per cui siamo nati. Come dicevamo, chi fa editoria ha a che fare con delle grandi passioni ma, ci sono anche delle soddisfazioni in questo mestiere e, una delle più belle è, soprattutto, il ritorno in termini di entusiasmo da parte dei lettori e questo vogliamo continuare a ottenere.

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