Eros - cuore - MichelleLa minestra riscaldata che fa impazzire le vegliarde

Il cantante e la conduttrice, il primo marito e l’amore eterno. Sono gli ingredienti della soap che piace di più a una certa età, quando tifare per un ritorno di fiamma è grandemente più presentabile che ormonare per i diciottenni sanremesi

da Youtube

Carne giovane e vecchi amori: a questo siamo sensibili, molto più che a tutto il resto. E il plurale sta per: noi esseri umani; ma anche e soprattutto per: noi vegliarde che ci agitiamo nelle poltrone del teatro per Gianni Morandi, o davanti ai televisori per Blanco (l’André di Lady Oscar che era a Sanremo con Mahmood), o per la messinscena amorosa di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti.

Partiamo dall’ultima, perché è la più recente e perché è quella in cui più spiccatamente coesistono i due elementi: la giovinezza apparente della carne, il minestrariscaldatismo della coppia.

Michelle Hunziker fa due puntate di varietà, la prima delle quali fa fare a Canale 5 i numeri di quando Canale 5 esisteva (di quando esisteva come altro da: hai presente quella landa desolata che c’è attorno al regno della De Filippi?).

Per raggiungere il risultato (così la vogliamo: bionda e spietata come il conte di Montecristo), usa l’arma fine di mondo: chiama a sé l’ex marito. Quello che aveva sposato nel castello, quello che cantava per lei “Più bella cosa”, quello così adorabilmente burino (quando comparse giovanotto a Sanremo, con certi jeans scaciati che solo ai bordi di periferia, mio padre guardò il televisore e borbottò: ma questo pensa d’esser spiritoso?).

Insomma, entra Eros Ramazzotti, e i due fanno il testo, il contesto, il sottotesto, e pure l’ipertesto. Ma secondo te perché continuano a scrivere che torniamo insieme, finge di chiedere lei. Perché non si fanno i cazzi loro, finge di sbottare lui. Le vegliarde impazziscono. Nulla piace alle vegliarde quanto un ritorno di fiamma, persino quando sembra una televendita come quello di Jennifer Lopez e Ben Affleck.

Oltretutto tifare per la minestra riscaldata è grandemente più presentabile che ormonare per i diciottenni sanremesi, uno spettacolo patetico offerto da noialtre carampane che per giorni abbiamo scritto di quel povero Blanco cose che, se i nostri coetanei le avessero scritte d’una diciottenne, ne avremmo chiesto la carcerazione col 41 bis.

Poi, dopo Sanremo, l’abbiamo buttata in «i giovani ci salveranno» e altre stronzate, perché dire che eravamo loro grate per essersi vaccinati ci pareva verosimile, certo: ne apprezziamo il senso civico, mica siamo arrapate. Mica abbiamo l’ottundimento del raziocinio che da sempre caratterizza i cinquantenni maschi davanti alla carne giovane. Mica c’è la parità.

Vorrei rassicurare le mie coetanee: il ridicolissimo desiderio di carne giovane non è più ridicolo del desiderio per coetanei non alla nostra portata. Le vecchie che in platea al Duse ci manca poco lancino le mutande a Morandi sono tali e quali a quelle che le lancerebbero a Blanco, anche se l’oggetto del loro desiderio è loro coetaneo: un poster è un poster sempre, che abbia pochi anni o cento (alle elementari avevo un poster di Julio Iglesias, le amichette dicevano «ma è un vecchio», era uno splendido quarantenne).

Oltretutto l’oggetto del desiderio irraggiungibile è anche piuttosto comodo, per bramarlo non devi farti la messinpiega casomai lo incontrassi al supermercato, né la ceretta casomai lui si decidesse a metterti le mani nelle mutande, né devi tenere in ordine casomai decidesse di farti un’improvvisata. La cotta per il poster è la versione antica di Tinder: tutto virtuale e nessun disturbo (sì, lo so che là fuori c’è gente così cafona da frequentare davvero quelli che incontra su Tinder, ma non è che possiamo occuparci dei casi limite).

Meglio della cotta per il poster c’è solo l’ex con cui tutti vogliono vederti tornare. Eros sta a Michelle come Brad sta a Jennifer: non importa quanti altri mariti, mogli, figli, cani, gatti, comunioni dei beni tu abbia avuto nel frattempo, per il pubblico sarai sempre e comunque quella che Eros (o Brad) se lo deve portare fino alla tomba.

Se hai avuto un ex sufficientemente ingombrante, non dovrai mai più preoccuparti della principale ragione per cui ci si accoppia: non essere la zitella che nessuno ha voluto, quella che quando non avevamo paura delle parole si chiamava «la rimastona».

Michelle lunedì aveva instagrammato, per san Valentino, un video sul fatto che la nostra più grande storia d’amore è quella con noi stesse (una volta per sentirci dire queste stronzate compravamo le riviste femminili; adesso ce le dicono gratis le tizie famose su Instagram: se non è progresso questo). Il video aveva poco più di quarantott’ore e le italiane le dicevano che no: la sua più grande storia d’amore era quella col suo primo marito. Da quella grande storia d’amore poteva distoglierci solo una cosa: la tonicità dei bicipiti di Michelle.

Michelle Hunziker ha diciannove anni quando fa una figlia con Eros Ramazzotti, ventuno quando si sposano, venticinque quando si separano. Adesso che ne ha quarantacinque, lo riceve nel programma che conduce, si fa cantare la canzone che le ha dedicato, lo abbraccia, e ha braccia da venticinquenne particolarmente in forma. Lui ha cinquantotto anni, e sembra un suo zio un po’ sfatto, di quelli che fanno le gaffe al pranzo di Natale ma gli sei affezionata comunque. Certe minestre riscaldate sono indistinguibili dalle rive dei fiumi.